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Il crollo dell'Edificio 7: morta una teoria ufficiale se ne fa un'altra | Il crollo dell'Edificio 7: morta una teoria ufficiale se ne fa un'altra |
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di Pino Cabras, Megachip - da pino-cabras.blogspot.com - 5 settembre 2008
Il regalo troppo voluminoso fa più colpo su chi ha meno buon gusto. Allo stesso modo il pingue cadeau del NIST ha dato grande soddisfazione alla maggior parte dei giornali, che avevano già in caldo il titolo che serviva per l'occasione: “Finalmente risolto il mistero dell'Edificio 7”. Sempre rinviata, l'inchiesta dell'agenzia governativa statunitense ha fatto il suo debutto in società il 21 agosto 2008 con una conferenza stampa tenuta dall'investigatore capo Shyam Sunder. Abbiamo così appreso che il WTC7 sarebbe crollato a causa degli incendi per via di un evento mai riscontrato prima nella storia, un ‘unicum' che annullerebbe ogni certezza in materia di sicurezza degli edifici. Salvo mettere le mani avanti: guardate che non è cosa che succede ogni giorno. Infatti sono cose che capitano solo nel giorno delle coincidenze magiche, l'11/9. La causa sarebbe un crollo progressivo totale provocato da espansione termica (“thermal expansion”, dice il NIST). Le conclusioni dell'inchiesta, in soldoni, sono queste: le macerie precipitate dalla Torre Nord sul WTC7 hanno innescato vasti incendi nella parte inferiore a est del grattacielo, abbastanza per lungo tempo da far dilatare le travature orizzontali che reggevano i pavimenti; la dilatazione orizzontale non riusciva a trovare sfogo in un'espansione all'esterno del palazzo, che rimaneva sufficientemente inalterabile, mentre lo trovava a danno di una colonna interna, la colonna 79, che ha finito per scardinarsi. Un ricorrente “deus ex machina” dei film di Indiana Jones o dei fumetti di Martin Mystère, così come dei cartoni di Wile E. Coyote e dell'astronave aliena di Indipendence Day, è il cruciale punto debole – una lastra, una leva, un software, una colonna - che fa crollare tutto con un minimo movimento, sia esso un palazzo, una grotta, una montagna o un'astronave. La colonna 79 dell'Edificio 7 si presenta con la medesima potenza di un espediente drammaturgico inatteso. Con sfrontatezza disneyana la colonna collassa, riverberando gli effetti sulle colonne più prossime, in un movimento da sud a nord. L'ondata di crolli va poi da est a ovest, risparmiando per qualche secondo la struttura perimetrale, che poi cede e fa crollare il grattacielo in modo totale e definitivo. Fa specie pensare che fra gli inquilini dell'Edificio 7 ci fossero istituzioni finanziarie, compagnie di assicurazione e agenzie governative top secret talmente ingenue da fidarsi di un palazzetto così vulnerabile, nel quale il cedimento di un solo pilastro era in grado di mettere in moto un crollo totale che non faceva rimanere “pietra su pietra”. Non credevano alla “cartoon physics”. Dovevano, forse? Per anni, chi osava mettere in questione i risultati delle frammentarie indagini sulla “terza torre” ha subito petulanti reprimende. Con il tono di chi ti dice “ora t'insegno dove abiti e nel frattempo dimostro che sei un cretino progressivo totale, me l'ha detto Occam”, i guardiani full time delle verità ammissibili ci hanno spiegato tutto e il contrario di tutto: che fra le cause del crollo c'era un grosso squarcio nel palazzo che ne aveva minato l'equilibrio, che però aveva fatto la sua porca parte anche il deposito di carburante diesel, che le conclusioni giuste erano quelle di «Popular Mechanics», anzi no, quelle della BBC. Per tenere insieme i contraddittori miti filogovernativi usavano una specie di “grammelot” tecnocratico, in modo da dire che la scienza era dalla loro parte, piena di punti fermi asseverati dalle autorità. Questi punti fermi hanno subito un crollo progressivo e totale con la disperata giravolta del NIST. Tutto lo zelo dilapidato a guardia del mito-bidone delle mutevoli inchieste filogovernative sull'Edificio 7 è ora sradicato e non ha ancora fatto in tempo ad adattarsi. Tutti gli elementi chiave propugnati a forza di insolenze dai sussiegosi travet dell'Assessorato allo Schiacciamento delle Bufale sono stati rigettati dalla stessa agenzia da loro ossequiata per anni. È proprio in questi momenti che vado a contemplare un fantastico pezzo di modernariato: la prima pagina del settimanale «Diario» n.37/38, anno XI, del 29 settembre 2006, con il richiamo alla sedicente “inchiesta vecchio stile” con cui il direttore Enrico Deaglio volgarizzava gli scientismi della vecchia inchiesta di «Popular Mechanics», già di suo sdraiata sulla versione dell'11/9 di Bush e Cheney, e cordialmente prefatta da John McCain. M'illumino. Un vecchio parlamentare sardo attaccava le immaginette elettorali dei colleghi trombati alle elezioni sui bordi dello specchio. Mentre si radeva iniziava la giornata con crescente buonumore, intanto che dedicava brevi occhiate perfidelle alle loro facce condannate a sorrisi perenni e ignari del destino da trombati. Ecco che ho finalmente trovato collocazione per la rivista ormai vintage di un direttore con un destino da trombone. È facile prevedere che i cantori della teoria ufficiale purchessia, incuranti delle cantonate, si avvinghieranno anche alla “thermal expansion”, un modo per essere partecipi della scoperta di un fenomeno fisico unico, mai trovato prima e mai visto dopo quel giorno. Dopo averci detto che il rasoio di Occam tagliava la ricerca di soluzioni complicate, ora riterranno invece che tra le varie spiegazioni possibili di un evento è quella più astrusa ad avere maggiori possibilità di essere vera. Il NIST ha anche cercato di non ignorare totalmente i legittimi sospetti che ci fosse una demolizione intenzionale dell'Edificio 7, realizzata con l'uso di cariche dedicate allo scopo. Ma l'indagine su questa faccenda sembra mossa da logiche investigative singolari. In sostanza il NIST sostiene che siccome per determinare il crollo bastava il cedimento della colonna n. 79, non resterebbe da calcolare che la quantità di esplosivo necessaria a distruggere questo pilastro tanto risolutivo. La dose necessaria all'azione sarebbe stata causa di un rumore abbastanza forte da farsi sentire a distanza di centinaia di metri da lì. Dal momento che il NIST non ricomprendeva documenti che attestassero l'esistenza di un simile boato, ipso facto nessuna bomba è esplosa, per cui sono da rigettare le ipotesi di demolizione controllata. Davvero una strana argomentazione. Che esistesse un punto cruciale contrassegnato dalle prodigiose caratteristiche cartoon della colonna 79 potevano saperlo solo Dio e Steven Spielberg. Non certo chi chiedeva di analizzare l'ipotesi demolizione. È comodo pretendere di rispondere a obiezioni rese forzatamente più ridicole. Vecchia tecnica. Voodoo verbale. Hanno preso gli argomenti formulati in modo serio e solido dai critici, hanno creato una copia somigliante ma più debole, l'hanno attribuita a chi sollevava le obiezioni e l'anno colpita: buttando giù l'argomento fantoccio si abbatte anche quello vero. Nel caso di specie, identificare gli esplosivi come la prima cosa cui ricorrere per una demolizione intenzionale è una forzatura che serve a rendere l'ipotesi inverosimile. A parere degli esperti di demolizione, per i palazzi aventi struttura in acciaio il mezzo appropriato è rappresentato dalle “linear cutting charge”, usate per segare le colonne d'acciaio con un'angolazione che fa lavorare soprattutto la forza di gravità, senza chissà che boati. Non siamo più ai tempi della dinamite di Nobel. Oltretutto è assurdo pretendere che le obiezioni tendano all'ipotesi di un unica megabomba, anziché, come in altri casi di demolizioni totali, tante piccole cariche. Ma a parte tutto questo, le testimonianze che parlano di esplosioni sono parecchie. Abbiamo visto che un eminente ex del NIST, James Quintiere, che pure non prendeva in considerazione ipotesi di demolizioni controllate, ha dato poderose mazzate al metodo del NIST, specialmente in merito alle condizioni legali e ai vincoli pesanti che impedivano un'inchiesta vera e attendibile, a partire dalla mancata citazione dei testimoni. |
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