Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Nov 21st
Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow L'Italia a rischio tsunami
L'Italia a rischio tsunami PDF Stampa E-mail

tsunami_web.jpgdi Franco Foresta Martin - 5 settembre 2008

I maremoti, o tsunami che dir si voglia, sono, nell'opinione comune, emergenze tipiche dei Paesi che si bagnano negli oceani Pacifico e Indiano. È ancora vivo il ricordo del 26 dicembre 2004, quando il terremoto sottomarino delle Andamane scatenò lo tsunami che avrebbe inghiottito in poche ore 232 mila asiatici, senza che scattasse alcuna emergenza.

  Ma una serie di nuove ricerche indica che anche il «Mare Nostrum» non sfugge a questi disastri ricorrenti.

«Recenti ricerche storiche e di geologia dei depositi costieri, una nuova disciplina che consente di indagare gli episodi di tsunami di cui non si hanno evidenze storiche dirette, hanno accertato che in Italia se ne arrivano a verificare, di una certa rilevanza, cinque o sei per secolo — premette il professor Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), i cui ricercatori hanno formato gruppi di studio per indagare l'origine e la dinamica di questi fenomeni —. Certo non si tratta di fenomeni così imponenti come quello del Sud Est asiatico, comunque capaci di provocare vittime e danni».

«L'aspetto innovativo dei nostri studi — prosegue Boschi, che è stato riconfermato presidente dell'Ingv per tutto il 2008, dopo le voci che lo davano uscente a giugno scorso — consiste nell'identificazione, una per una, delle sorgenti sismiche in grado di scatenare i maremoti e nella localizzazione dei tratti delle nostre coste più a rischio». I dettagli vengono illustrati da un team composto da quattro geologi esperti in strutture sismogenetiche, Roberto Basili, Vanja Kastelic, Mara Tiberti e Gianluca Valensise, e da due fisici specializzati nello sviluppo di «scenari di maremoto» per mezzo di calcolatori: Stefano Lorito e Alessio Piatanesi.

«Il punto di partenza sono le faglie poste sul fondo dei mari, quelle fratture della crosta terrestre i cui lembi possono scorrere improvvisamente, generando un terremoto e trasferendo alle acque soprastanti l'energia necessaria per provocare un maremoto — spiegano i ricercatori dell'Ingv —. Per ora, non ci occupiamo dei maremoti provocati da eruzioni vulcaniche o da frane, che sembrano costituire una minoranza, anche se non sono da trascurare».

Un maremoto generato da faglie sottomarine comincia a essere pericoloso se il terremoto supera circa 6 gradi Richter di magnitudo. In questo caso la perturbazione che si trasferisce dal fondo marino alle acque soprastanti può arrivare fino a zone costiere lontane centinaia di chilometri con onde alte.

Tre sono le più temibili «sorgenti tsunamigeniche » del Mediterraneo finora ben studiate. A est, tra Cefalonia e l'Isola di Creta, l'Arco Ellenico, epicentro di frequenti terremoti, che sembra detenere il record del terremoto storico più forte del Mediterraneo, 8,4 gradi Richter, avvenuto nel 365 dopo Cristo, e seguito da un violento maremoto che investì l'Italia Centro meridionale. A ovest, tra lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Sicilia, la lunga catena sommersa dell'Atlante- Tell, anch'essa epicentro di ricorrenti sismi, che nel 2003 ha generato un terremoto di 6,8 Richter al largo della città algerina di Boumerdes, seguito da un maremoto giunto fino alle Isole Baleari. Nel Tirreno meridionale si trova la più modesta ma attivissima fascia sismogenetica Ustica-Eolie, responsabile nel 1823 di un sisma da 6 Richter, cui seguì un maremoto in varie località tirreniche.

Gli scenari elaborati dall'Ingv mostrano che, per effetto delle sorgenti tsunamigeniche elleniche, ci sono circa 1.200 chilometri di coste italiane affacciate sullo Ionio e sul Canale di Sicilia, da Bari a Trapani, passando per Taranto, Catanzaro, Reggio Calabria, Catania, Siracusa e Agrigento, in cui l'onda di maremoto può superare il metro d'altezza. Le sorgenti nordafricane potrebbero generare maremoti fino a un metro di altezza sul versante meridionale della Sardegna, e più modeste altrove nelle coste tirreniche. I maggiori terremoti attesi nella fascia Ustica-Eolie possono generare tsunami di mezzo metro nel Palermitano e nel Messinese, oltre che nelle stesse isole a nord della Sicilia. Le altezze calcolate dai ricercatori si riferiscono, tuttavia, all'onda che si presenta davanti alla costa, e che è destinata ad amplificarsi notevolmente quando invade la terraferma.

Gli stessi scenari evidenziano il problema più critico del rischio maremoti nel Mediterraneo: date le piccole dimensioni del bacino e le velocità medie di propagazione dell'onda di oltre 300 chilometri orari, in caso di allarme, ci sarebbero soltanto poche decine di minuti o meno per fare spostare la popolazione costiera verso l'entroterra.

Come ci stiamo preparando a simili emergenze? «Innanzitutto sosteniamo con forza la realizzazione del programma di difesa dai maremoti del bacino mediterraneo gestito dall'Unesco, che si baserà sull'integrazione dei dati raccolti da reti sismiche e reti ondametriche di vari Paesi — risponde il professor Bernardo De Bernardinis, dirigente del Dipartimento di Protezione Civile —. Questo progetto, attualmente, ha come responsabile un italiano, il professor Stefano Tinti dell'Università di Bologna. Nel frattempo, poiché il fiore all'occhiello della rete sismica nazionale sviluppata dall'Ingv è la capacità di calcolare tempestivamente i parametri fondamentali di un terremoto, contiamo in una segnalazione immediata di quei sismi in grado di sollevare onde di maremoto, al fine di fare scattare l'allerta».

Il modello d'intervento è stato già sperimentato in occasione dell'eruzione parossistica di Stromboli del 2002-03 quando, in seguito a crolli di materiali lavici dalla Sciara del Fuoco, si verificò un maremoto. Allora, temendo il ripetersi del fenomeno, la popolazione veniva invitata, tramite i sindaci e le forze dell'ordine, a spostarsi in luoghi di raccolta sicuri. Poiché una parte dei maremoti potrebbe essere generata da simili eruzioni vulcaniche e frane sottomarine, la Protezione Civile ha finanziato un progetto chiamato «Magic» che consiste in una mappatura dei fondali fino a 3.000 metri di profondità per individuare le potenziali sorgenti di rischio non sismiche.

Tratto da: Corriere della Sera 

 


 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Approfondimento quotidiano

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Link

comitato_addiopizzo.gif



liberainformazione.jpg



ilresto_banner.jpg



telejatoweb.jpg



banner_corrierenews_web1.png



banner-u-cuntu-web.jpg




APPELLO

contro-il-lodo-alfano-web0.jpg

Statistiche

Utenti: 889
Notizie: 6410
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2884975

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Rss Feed

rss_web.png



Google Adv


Libri

solo-per-giustizia-home.jpg

Libri

e-la-stampa-bellezza-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg