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Antimafia Duemila

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di redazione -28 agosto 2008
Venti di guerra soffiano sul mondo. La crisi tra Georgia, Ossetia del Sud e Russia sta divenendo ogni giorno più drammatica. E mentre infuriano le polemiche i due eserciti più potenti del mondo, quello russo e quello americano stanno dispiegando armi e scudi, finte navi di aiuti che invece sono di guerra e lanciamissili con testate nucleari multiple.

E’ una follia il solo pensare di poter prendere una posizione a favore dell’uno o dell’altro, ma la propaganda e la disinformazione stanno spostando l’opinione pubblica, soprattutto quella europea, contro la Russia, cioè contro la potenza in questo momento più potente e più vicina.

E’ stato fatto credere a tutto il mondo che a dare inizio al conflitto sia stata la Russia invadendo la Georgia. In realtà come si è appreso solo in seguito e sicuramente con il minimo risalto possibile a dare il via alle ostilità è stata la Georgia che ha attaccato l’Ossezia del Sud. In Italia il primo a chiarire la reale dinamica di questi tragici avvenimenti è stato Giulietto Chiesa di cui vi invitiamo a leggere gli scritti nel nostro sito (link) seguito poi, tra gli altri pochissimi, dall’ex presidente dell’Unione Sovietica Michael Gorbaciov (link).

La Russia dal canto suo non ha esitato a mostrare a tutto l’Occidente che è tornata ad essere una potenza economica e militare autosufficiente sotto tutti i profili e che non ha bisogno di nessuno. Da sola, con le sue risorse energetiche e le sue armi, è in grado ed è pronta a ricominciare la guerra fredda e calda se la costringeranno. E tanto per far capire che non scherza ha riconosciuto l’indipendenza dell’Ossetia del Sud e dell’Abkahzia provocando il disappunto dell’Europa unita sempre contro i suoi interessi e sempre prona ai dettami degli Usa. Il rischio per noi tutti di ritrovarci trascinati in una guerra senza sapere il perché o meglio avendo, ancora una volta, come è successo per l’Iraq e l’Afghanistan, una motivazione falsa e falsata sta diventando davvero molto alto e preoccupa enormemente.

Così come è più che allarmante il programma di riforma della giustizia già annunciato dal premier Berlusconi facendo ricorso anche lui alla scuola di pensiero della disinformazione. Questa volta ha persino pensato di scomodare Giovanni Falcone. Siamo ai paradossi. Colui che è stato indagato assieme al degno compare Marcello Dell’Utri nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti esterni proprio a quelle stragi che hanno cambiato l’assetto politico del nostro Paese si permette di sporcare il nome di quegli ultimi eroi civili che avevano restituito un po’ di dignità allo Stato italiano ora precipitato nel degrado più assoluto. Ricordiamo perché non se ne parla mai, non se ne è parlato mai più, quanto scrissero i giudici in quella sentenza di archiviazione e vi rimandiamo all’articolo integrale consultabile per tutti nel nostro sito. "Accertati i rapporti tra società del gruppo Fininvest e Cosa Nostra"

 

“Sebbene non sia stato possibile provare il nesso tra le stragi e i due onorevoli indagati, il gip  Giovanbattista Tona scrive:

“Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli indagati. Ciò di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori». Rileva inoltre che «tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all’organizzazione Cosa Nostra, costituiscono dati oggettivi che - in uno agli altri elementi relativi ai contatti e alle frequentazioni di Dell’Utri con esponenti della stessa cosca - rendono quanto meno non del tutto implausibili né peregrine le ricostruzioni offerte dai vari collaboratori di giustizia, esaminate nel presente procedimento in base alle dichiarazioni dei quali si è ricavato che gli odierni indagati erano considerati facilmente contattabili dal gruppo criminale; vi è insomma da ritenere che tali rapporti di affari con soggetti legati all’organizzazione abbiamo quantomeno legittimato agli occhi degli «uomini d’onore» l’idea che Berlusconi e Dell’Utri potessero divenire interlocutori privilegiati di Cosa Nostra».

 

Ad ognuno di noi non spetta altro che fare il proprio dovere, il nostro è quello di informare.

 

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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