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Udc, Unione dei Cuffari PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 5 settembre 2008
L’aspetto più avvincente di questo fantastico “dialogo sulla giustizia” non sono le idee. Ma le facce. L’altro giorno, per esempio,nell’alto simposio organizzato dall’Udc per “avvicinare Pd e Pdl sulla Giustizia” (come se non fossero già abbastanza vicini), la densità di inquisiti e pregiudicati era lievemente superiore a quella del treno degli ultràs Roma-Napoli.

A capotavola troneggiava il segretario Lorenzo Cesa. E’ lo stesso Cesa che nel ’93, quand’era consigliere comunale a Roma, fu arrestato per tangenti: le andava a ritirare per conto del suo spirito-guida, l’allora ministro dei Lavori pubblici Gianni Prandini, detto “Prendini” per le sue arti prensili. In cella a Regina Coeli, Cesa confessò le mazzette che il pm gli contestava, poi lo richiamò per confessare anche quelle che il pm non aveva ancora scoperto. Il verbale si apriva così: “Ho deciso di svuotare il sacco”. Espressione che parrebbe eccessiva anche a Pietro Gambadilegno e alla Banda Bassotti. Infatti, dopo aver svuotato il sacco e averla fatta franca per il solito cavillo (dopo una condanna in primo grado a 3 anni e mezzo), il Cesa divenne deputato e poi segretario dell’Udc, per meriti penali. Ora organizza simposii sulla riforma della Giustizia: come se Hannibal the Cannibal presiedesse seminari sulla gastronomia. Quello dell’Udc era nobilitato, oltrechè da Cesa, da Michele Vietti (già artefice della depenalizzazione del falso in bilancio), Gaetano Pecorella (l’avvocato del premier, ormai disoccupato dopo il lodo Alfano) e Luciano Violante (nel suo ultimo travestimento di dialogante con Berlusconi). Pare che Pecorella e Violante si ritroveranno presto alla Corte costituzionale, e c’è da augurarsi che il Parlamento provveda alla svelta, prima che Violante dichiari al Foglio che Previti non era poi così male o proponga, su Panorama, un monumento equestre a Dell’Utri, o magari si faccia intervistare dal Giornale per proporre di “fare le riforme con Berlusconi”: tipo portare i politici nel Csm da uno a due terzi,limitare le intercettazioni (“divenute strumenti di lotta politica o denigrazione di persone estranee”) e vietare ai pm di prendere autonomamente le notizie di reato se non gliele porta la polizia (cioè il governo che la controlla). Anzi, come non detto: mi dicono che l’intervista al Giornale con quelle proposte demenziali Violante l'ha già rilasciata l’altroieri. E fortunatamente Veltroni ha fatto sapere che “quella di Violante non è la linea del Pd”. Anche perché le proposte Berlusconi-Ghedini-Violante sono incostituzionali, dunque richiederebbero una riforma della Costituzione. Che abbisogna dei due terzi del Parlamento, altrimenti sarebbe sottoposta al referendum popolare confermativo, senza quorum, e rischierebbe di saltare come la devolution nel 2006. Ecco perché i berluscones, pur con la maggioranza bulgara che si ritrovano, insistono per il “dialogo” col Pd e i loro house organ intervistano i Violante e i Latorre un giorno sì e l’altro pure. Tornando al simposio Udc, mancava - per impegni improrogabili in qualche retrobottega di Bagheria - l’azionista di maggioranza dell’Udc, Totò Cuffaro, condannato in primo grado per favoreggiamento di alcuni mafiosi e dunque promosso senatore: peccato, la sua presenza accanto ai suddetti giureconsulti avrebbe dissipato gli ultimi equivoci. Udc, com’è noto, non è l’acronimo di Unione di Centro, ma di Unione dei Cuffari (oltrechè dei Casini e dei Cesa). C’era però il maestro di Totò, Calogero Mannino, imputato a Palermo per mafia e dunque senatore Udc, che ha preso posto accanto al cosiddetto ministro della Giustizia, Angelino Jolie. Poco più in là c’era Ciriaco De Mita, salvato dall’amnistia dell’89 dalle conseguenze penali dei finanziamenti illeciti alla Dc durante la sua segreteria. Mancava Andreotti, ma c’era la sua avvocata Giulia Bongiorno, reduce dalla kermesse rupestre di Enrico Letta. E c’era pure Gianni De Michelis, da poco approdato a sinistra, che dall’alto delle due condanne per tangenti parlava anche lui da esperto: “Quelli dell’Anm – ha detto soddisfatto – li ho visti sulla difensiva rispetto al passato, i giustizialisti sono all’angolo, Di Pietro è fuori dallo Zeitgeist, dallo spirito dei tempi: è il momento buono per fare un passo avanti”. Mancava solo qualcuno che, come Totò nei “Soliti ignoti”, rammentasse ai presenti come si scassina una cassaforte e donasse loro il gadget della manifestazione: un grazioso grimaldello da tasca.


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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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