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Attilio Manca ucciso da Cosa Nostra? | Attilio Manca ucciso da Cosa Nostra? |
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di Tony Zermo - 4 settembre 2008
E che mafia, perché chiama in causa il boss dei boss Bernardo Provenzano. Attilio Manca, 34 anni, urologo all'ospedale di Viterbo, venne trovato morto nel suo appartamento della cittadina laziale il 12 febbraio 2004. Aveva sul braccio sinistro i segni di due iniezioni di eroina. Per gli inquirenti la morte era dovuta a una overdose. E invece non quadrava nulla, perché il medico non aveva mai fatto uso di stupefacenti, e poi era mancino: come avrebbe potuto farsi quelle iniezioni sul braccio sinistro? Inoltre aveva il volto tumefatto, il setto nasale deviato e numerose escoriazioni, il corpo era stato trovato in un lago di sangue. Un'indagine meno superficiale avrebbe dovuto far sospettare l'omicidio. Perché dovevano uccidere il giovane medico? Tutto lascia supporre che era un testimone scomodo. Provenzano aveva grossi problemi alla prostata, aveva trovato nascondiglio nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto protetto dalla mafia locale. Di certo nei giorni in cui il boss veniva operato in una clinica di Marsiglia il dottor Attilio Manca si trovava nella città francese. Molti indizi lasciano credere che Manca abbia assistito all'operazione cui si sottopose Provenzano. Attilio Manca era stato uno dei primi in Italia a fare un'operazione alla prostata per via laparoscopica, era dunque un esperto, nonostante la sua giovane età, e questo perché era stato un anno a Parigi per apprendere bene questo tipo di intervento. Racconta la madre Angela Gentile: «Che mio figlio fosse a Marsiglia il giorno in cui si operava Provenzano non ci sono dubbi, perché ci telefonò lui stesso. In quella telefonata ci disse anche una cosa strana: "Mamma, dacci un'occhiata alla mia moto che è nella casa a mare di Tonnarella". Abbiamo fatto vedere la moto, ma era perfettamente funzionante. Cosa ci voleva dire? Negli ultimi tempi era cambiato, era diventato acido, le nostre conversazioni ridotte al minimo. Anche un suo collega, il dottor Fattorini, che lo aveva visto depresso se l'era portato in campagna. Gli aveva chiesto cosa lo turbasse e lui aveva risposto: "Non te lo posso dire". E quando Fattorini gli consigliò di parlare almeno ai genitori, lui rispose che erano troppo lontani e che certe cose non si potevano dire per telefono. Credo che non ci abbia detto niente per tenerci al riparo da un possibile coinvolgimento». Ma perché il dottor Attilio Manca sarebbe stato indotto a partecipare all'operazione di Provenzano? «Secondo me - dice ancora la madre - lui non sapeva che si trattava di un boss, altrimenti non ci sarebbe mai andato. Era stato più volte a Parigi, ma per apprendere, non era mai stato all'estero per partecipare ad un'operazione. Qualcuno deve averlo convinto a recarsi a Marsiglia per assistere un paziente. Quando poi ha capito di cosa si trattava sono cominciati i tormenti e lo hanno tolto di mezzo in maniera sbrigativa. Tra l'altro, uccidendolo a Viterbo, hanno evitato che del caso si interessasse una Procura siciliana. Le indagini sono state frettolose, sarebbe bastato vedere i tabulati dei telefonini per accertare che Attilio era a Marsiglia negli stessi giorni di Provenzano e che questo semplice fatto meritava un approfondimento. E poi, se era mancino, come si spiegavano quei due buchi sul braccio sinistro? E perché tutto quel sangue? Ho fatto tre appelli al procuratore nazionale Pietro Grasso che non ha risposto. Ho sollecitato pure la Procura di Palermo, che indagando su Provenzano avrebbe potuto occuparsi della strana morte di mio figlio. Ora spero che con la riapertura delle indagini si sappia la verità, perché quel qualcuno che ha convinto mio figlio di andare a Marsiglia deve avere un nome e un cognome. Questo è un delitto di mafia che è stato mascherato da morte per overdose e su cui per più di quattro anni era calato il silenzio». Tratto da: La sicilia |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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