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Antimafia Duemila

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Racket: 10 espulsi da Confindustria PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta – 3 settembre 2008
Palermo.
Conferenza stampa ieri a Palermo del Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello.A distanza di un anno dal varo del codice antiracket adottato dall’associazione che prevede l’espulsione per gli imprenditori che non denunciano l’estorsione Lo Bello ha tracciato un bilancio:

10 associati sono stati espulsi, 10 si sono allontanati spontaneamente prima dell’espulsione, 30 sono sospesi e se non collaboreranno con la magistratura per loro scatterà il provvedimento di espulsione, 64 imprenditori hanno deciso di collaborare attivamente denunciando il racket.
<<Siamo consapevoli – ha poi detto Lo Bello – che oggi dobbiamo fare un passo in avanti, di qualità. Il secondo pilastro della nostra azione sarà la collaborazione con i magistrati e le forze dell’ordine sul versante della lotta al riciclaggio e all’aggressione dei patrimoni degli imprenditori collusi con la mafia>>. Il presidente di Confindustria Sicilia ha inoltre invitato il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ad istituire una commissione di esperti che abbia la finalità di <<elaborare un codice per la governance della pubblica amministrazione>>. Lo Bello ha elogiato l’operato del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, additandolo a modello a cui dovrebbero ispirarsi <<tanti sindaci la cui azione non è altrettanto incisiva>>.
Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria Agrigento, ha preso la parola per sottolineare che dopo il varo del codice etico 42 imprenditori agrigentini hanno aderito all’associazione . Catanzaro ha ricordato l’episodio di un collega che ha denunciato i suoi estorsori e gli ha detto: <<Negli ultimi due anni nessuno mi viene più a rompere l’anima>>. <<Chi denuncia – ha assicurato Catanzaro – non è stato abbandonato>>.
L’ex presidente della commissione antimafia, Giuseppe Lumia, intervenuto sabato scorso alla commemorazione di Libero Grassi, ha espresso l’auspicio che si crei un dibattito sull’obbligatorietà della denuncia <<non solo per gli imprenditori che si occupano di appalti, ma anche per i commercianti, perché bisogna prevedere non strumenti vessatori ma di sostegno a chi si trova sotto ricatto del pizzo>>.
 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

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    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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