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Omicidio Carlo Alberto dalla Chiesa PDF Stampa E-mail

carloalbertodallachiesaweb.jpg           3 settembre 1982 - 3 settembre 2008


Palermo. 
Il 3 settembre del 1982 in via Isidoro Carini un commando di Cosa Nostra uccide il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Tutti trucidati a colpi di kalashnikov. 




omicidiodallachiesawwebdue.jpgGli investigatori, grazie alla testimonianza dei pentiti, sono riusciti a ricostruire la dinamica dell’agguato ad identificare i killer ed i vertici di Cosa Nostra che ordinarono l’azione omicida. Invece ancora sono molti i misteri sui mandanti occulti, cioè coloro che “ispirarono” Cosa Nostra. A tal proposito in una  intercettazione ambientale il boss Giuseppe Guttadauro, uomo di fiducia del superlatitante Bernardo Provenzano, mentre parla con Salvatore Aragona, anche lui medico e mafioso dichiara « Salvatore…ma tu partici dall’ottantadue, invece… ma chi cazzo se ne fotteva di ammazzare a Dalla Chiesa…andiamo parliamo chiaro…». «E che perché glielo dovevamo fare qua questo favore…». Sorge una domanda: a chi? Ma andiamo per ordine. Le fasi dell'eccidio sono state ricostruite dai pentiti, Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo. Entrambi per la morte del generale dovranno scontare 14 anni di reclusione. L'A112, su cui si trovavano il prefetto e la moglie, venne affiancata e superata da una Bmw 518 su cui viaggiavano Antonino Madonia e Calogero Ganci. A fare fuoco con un kalashnikov fu Madonia. Una seconda vettura, guidata da Anzelmo, seguiva il prefetto, pronta ad intervenire per bloccare l'eventuale reazione dell'agente di scorta. Russo fu assassinato da Pino Greco «Scarpuzzedda» che seguiva i suoi complici a bordo di una moto. La A112, dopo essere stata investita dal fuoco del kalashnikov, sbandò, costringendo l'auto dei killer a sterzare bruscamente a destra. I mandanti del massacro, più di quindici anni fa, sono stati tutti condannati al maxiprocesso alla mafia iniziato nell'86 e conclusosi il 17 dicembre del 1987. Il carcere a vita, con sentenza divenuta definitiva nel '92, è stato comminato ai massimi vertici della Cupola fra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò e Michele Greco. Condannato, in primo grado, ma poi assolto in appello Nitto Santapaola, capo della mafia catanese. Due dei killer, Vincenzo Galatolo e Nino Madonia, sono stati condannati all'ergastolo. E nel marzo di sei anni fa la corte d'assise di Palermo, presieduta da Claudio Dall'Acqua, ha condannato sempre all'ergastolo gli ultimi due componenti del gruppo di fuoco, Giuseppe Lucchese, boss di Brancaccio, e Raffaele Ganci, capomafia del quartiere Noce.

Marco Cappella

 

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