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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Lo Bello: ora nel mirino collusioni tra mafia e burocrazia
Lo Bello: ora nel mirino collusioni tra mafia e burocrazia PDF Stampa E-mail

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2 settembre 2008
Palermo
. Dieci imprenditori espulsi, trenta quelli sospesi e 51 in totale i provvedimenti al vaglio dei probiviri.



È il bilancio della guerra al racket delle estorsioni dichiarata un anno fa dalla Confindustria in Sicilia e sfociata nell'adozione del codice etico che prevede proprio l'allontanamento degli industriali che non denunciano gli estorsori. Le cifre sono state fornite dal presidente degli industriali dell'Isola, Ivan Lo Bello, ad un anno esatto dalla battaglia di legalità intrapresa da Confindustria, dopo le minacce e le intimidazioni ai danni del catanese Andrea Vecchio e di Marco Venturi, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta. Sono in totale 64 (40 dei quali di Caltanissetta e Agrigento, le province che collaborano di più) invece gli industriali, vittime del racket, che hanno denunciato i propri aguzzini e che stanno collaborando con le forze dell'ordine e con la magistratura.

AUMENTANO GLI ISCRITTI
- Oltre all'immagine legata all'impegno sociale, la battaglia contro il pizzo ha portato vantaggi a Confindustria anche in termini di iscritti. «Gli imprenditori vogliano associarsi perché si sentono più protetti - ha detto Lo Bello in conferenza stampa -. Oggi è più difficile chiedere il pizzo a un industriale. Sono decine le richieste che abbiamo ricevuto, ma le valutiamo attentamente». Ottanta le nuove imprese iscritte a Caltanissetta e ad Agrigento.

«ZONA GRIGIA»
- E dopo la lotta al pizzo Confindustria in Sicilia si prepara ad aprire una nuova stagione, volgendo l'attenzione verso quella che definisce la «zona grigia», l'intreccio tra burocrazia e imprenditori collusi con la mafia. Lo ha annunciato Lo Bello. «Siamo consapevoli - ha detto il numro uno degli industriali siciliani - che oggi dobbiamo fare un passo in avanti, di qualità. Il secondo pilastro della nostra azione sarà la collaborazione con i magistrati e le forze dell'ordine sul versante della lotta al riciclaggio e all'aggressione dei patrimoni degli imprenditori collusi con la mafia. Questa seconda frontiera ci terrà impegnati in modo forte».

Tratto da: corriere della sera online




IL PRESIDENTE REGIONALE: ORA NEL MIRINO COLLUSIONI TRA MAFIA E BUROCRAZIA
Sicilia, un anno di lotta al pizzo
In dieci espulsi da Confindustria
Allontanati gli imprenditori che non hanno denunciato, 30 quelli sospesi. E ora lotta alla «zona grigia»
 
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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