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Mosca: ''La Nato non ci giudichi'' | Mosca: ''La Nato non ci giudichi'' |
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29 agosto 2008 Lunedì capi di Stato e di governo dei Ventisette si riuniranno per discutere la crisi in Georgia. L'intezione è quella di far passare un messaggio deciso, ma senza correre il rischio di rotture. Il braccio di ferro con la Nato. Può solo portare a conseguenze "irreversibili per il clima politico-militare e la stabilità del continente" la condanna della Nato per il riconoscimento dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia da parte della Russia. Un fatto deplorevole per Mosca ed un tentativo di interpretare il diritto internazionale, nello spirito dei due pesi e delle due misure. Lo ha detto il portavoce del ministero russo degli affari esteri Andrey Nesterenko. Per l'alto funzionario "la Nato dimostra un'ulteriore disposizione verso il confronto con la Russia" e continui nei "tentativi di far pressione su di noi". Un confronto "inaccettabile e può portare a conseguenze irreversibili per il clima politico-militare e la stabilità del continente" ha spiegato. L'accordo sul nucleare. Altra benzina sul fuoco. Secondo il quotidiano statunitense The New York Times, George W. Bush annullerà l'accordo raggiunto con Putin sul nucleare civile. Il quotidiano cita fonti del governo Usa, definendo l'abolizione dell'accordo un tangibile segno di deterioramento delle relazioni Usa-Russia in connessione con il conflitto nel Caucaso. Le conseguenze dal punto di vista economico per Mosca sono "del valore di miliardi di dollari". Ma significherebbe anche mandare al macero un'iniziativa "fondamentale nella visione di Bush per la diffusione della sicurezza del nucleare civile in tutto il mondo". Lo storico accordo tra Mosca e Washington era destinato a garantire alla Russia l'accesso alla costruzione di centrali nucleari, oltre ad un allineamento sulle norme internazionali per gli impianti di stoccaggio del combustibile esaurito. L'intesa avrebbe permesso alla russia e agli stati uniti di svolgere transazioni commerciali per il combustibile nucleare, scambio di tecnologia e ricerca congiunto nel campo dell'atomo. Dalla Germania. Anche il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha respinto la decisione di possibili sanzioni contro la Russia. "Qualcuno deve ancora spiegarmi cosa è una sanzione contro la Russia", ha detto il ministro, secondo quanto riporta oggi il quotidiano Frankfurter Allgemeinen Zeitung. Steinmeier ha quindi messo in guardia contro un'eventuale interruzione del dialogo con Mosca, sottolineando che "è nel nostro interesse ristabilire le relazioni" con la Russia. L'accordo con la Russia. Ma c'è una novita che, se troverà riscontro, è destinata ad alimentare ulteriormente la tensione: il prossimo 2 settembre, ovvero il giorno dopo la riunione straordinaria della Ue, nella capitale dell'Ossezia meridionale verrà firmato un accordo di cooperazione militare con la Russia in cambio della protezione da parte di Mosca del suo territorio. Lo ha reso noto Tarsan Kokoity, un deputato di Tskhinvali citato dall'Interfax. Mosca, secondo l'agenzia russa che cita circoli-diplomatico-militari russi, intende installare nelle due regioni nelle regioni secessioniste, quindi anche in Abkhazia, in totale tre basi militari, riattivando gli impianti che risalgono ai tempi dell'Urss, afferma l'agenzia di Mosca citando circoli-diplomatico-militari russi. Il riconoscimento. Finora solo il Cremlino ha riconosciuto le due repubbliche ribelli, la Bielorussia potrebbe farlo in un prossimo futuro, ma al momento non ci sono pronunciamenti ufficiali, anche se il presidente Aleksandr Lukashenko ha dato il pieno appoggio al riconoscimento russo. Basi nei due territori secessionisti avrebbero un peso determinante per l'equilibrio delle forze nel Caucaso, soprattutto in Abkhazia, che possiede un'ampia costa sul Mar Nero. Tiblisi interrompe le relazioni con la Russia. La Georgia interromepe le relazioni diplometiche con la Russia, e ritirerà tutto il personale diplomatico dalla propria ambasciata di Mosca sabato. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri georgiano. Tbilisi accoglie così la richiesta della risoluzione votata ieri in parlamento di interrompere le relazioni diplomatiche dopo il riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia meridionale e dell'Abkhazia. Il viceministro degli esteri georgiano Grigol Vashadze ha dichiarato parlando ai giornalisti che "questa decisione non significa che, per esempio, i contatti tra i ministri degli esteri dei due Paesi saranno interrotti completamente. Incontri di questo genere saranno possibili sul territorio di paesi terzi". I rapporti diplomatici. Sul piano diplomatico, dopo le pesantissime accuse rivolte ieri all'amministrazione Usa dal premier Vladimir Putin (che sospetta lo zampino di Washington nell'attacco georgiano all'Ossezia del sud, per favorire un candidato alle presidenziali Usa), oggi il ministero degli Esteri di Mosca reagisce aspramente al monito rivolto due giorni fa dai paesi del G7 contro il riconoscimento delle repubbliche secessioniste georgiane: è ''frutto di pregiudizio, e serve a giustificare i passi aggressivi della Georgia". Il ministero ribadisce le ragioni umanitarie alla base dell'intervento russo e giustifica come "la sola possibile" la decisione di riconoscere l'indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia, a scapito dell'integrità territoriale georgiana. Il dibattito sui media. Sui giornali, si discute di quali saranno le contromosse che l'Ue potrebbe adottare nel vertice straordinario del primo settembre. Secondo Kommersant, sono al vaglio due progetti di risoluzione in particolare, uno polacco, estremamente duro e che chiede sanzioni economiche e finanziarie contro Mosca, e uno italiano, molto più sfumato, che pone l'accento sulla necessità del ritiro delle forze russe da tutto il territorio georgiano - compresi il porto di Poti e le due fasce di sicurezza attorno ai confini delle repubbliche secessioniste - e garanzie che quanto è avvenuto in Georgia non si ripeterà altrove. La Repubblica |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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