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Putin: ''Gli Usa dietro la guerra'' PDF Stampa E-mail

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di Marco Zatterin - 29 agosto 2008
A quattro giorni dal vertice europeo sulla crisi caucasica appare un dossier «sanzioni» sul tavolo dei Ventisette. «È un’ipotesi che è stata presa in considerazione», dice il ministro degli Esteri francese e presidente di turno dell’Ue, Bernard Kouchner, rapido a sottolineare che non è stata Parigi ad avanzare l’idea.




I sostenitori della linea durissima, si apprende, sono gli acerrimi nemici di Mosca, polacchi e repubbliche baltiche. Ma la possibilità sembra essere remota e ieri, nel corso dell’incontro degli ambasciatori che preparano il summit di lunedì, il tema non è stato affrontato. Ciò non toglie che Putin e i suoi abbiano trovato modo di ironizzare sulle divisioni interne all’Unione. «Non sanno come mettersi d’accordo e dubito che prenderanno una simile decisione - ha dichiarato l’ambasciatore russo presso la Ue, Vladimir Chizhov -. Se però dovesse succedere, ciò andrà più a detrimento loro che nostro».
Guerra di parole e non soltanto. Mosca non disdegna di tenere alta l’attenzione, accusando l’America di aver complottato per il conflitto in Georgia per motivi elettorali («Accuse irrazionali», l’immediata replica) e togliendosi il gusto di collaudare proprio in questo momento (e con successo) un nuovo missile Topol a lunga gittata, in grado di aggirare lo scudo spaziale americano. L’ordigno è stato lanciato dal cosmodromo di Plessetsk (nordovest della Russia) per un’operazione della cui routine sembrano essere convinte solo le fonti ufficiali della Federazione. Contestualmente Putin ha imputato Washington di armare le forze di Tbilisi, forte anche del cauto appoggio all’intervento in Georgia ottenuto dai paesi del Gruppo di Shanghai (Russia, la Cina e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale). Il premier ha dichiarato di non temere ritorsioni, nemmeno un’eventuale esclusione dal club dei Grandi: «Dobbiamo forse permettere che
 ci uccidano, per mantenere una poltrona nel G8?».
Putin pare comunque intenzionato a dare corda a chi, in Europa, insiste sulla necessità di mantenere aperto il dialogo. «Non intendiamo bloccare le forniture di energia», ha assicurato. Del resto il vecchio continente dipende dal gas ex sovietico, ma anche Mosca deve venderlo per alimentare i forzieri nazionali. Così il rapporto procede su un difficile equilibrio, mentre l’Europa cerca di non far fallire un vertice convocato per difendere la posizione al centro dello scenario internazionale lasciatale dagli Usa distratti dalle questioni della politica interna.
Gli sherpa del summit sono d’accordo nella volontà di condannare la Russia per l’intervento militare e il mancato rispetto degli impegni presi successivamente col presidente francese Nicolas Sarkozy e quello georgiano Mikhail Saakashvili. Bruxelles vuole il ritiro delle truppe sulle posizioni preconflitto e un accordo sull’integrità territoriale che il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia da parte di Mosca ha complicato.
La diplomazia lavora e si punzecchia. Il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha attaccato Kouchner e le sue sanzioni possibili, dicendo che il collega francese «parla molto» e dimostra soltanto lo «sconcerto» dell’Occidente perché «il suo protetto Saakashvili non ha giustificato le speranze riposte in lui».
Sotto il fuoco verbale del «nemico», la Francia media all’interno e all’estero dell’Unione, attendendo sviluppi, cauta al punto di rinviare sino all’ultimo la stesura del testo di conclusioni del vertice. Il documento arriverà solo lunedì sul tavolo del capi di stato e di governo.
L’Italia è nella pattuglia della «condanna con dialogo» e ieri il premier Silvio Berlusconi, dopo una lunga conversazione telefonica col la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha promesso che verrà a Bruxelles «con delle soluzioni». In attesa degli orientamenti dell’Onu (nella notte si è riunito il consiglio di sicurezza), i Ventisette lavorano su tre piste: assicurare gli aiuti umanitari alla Georgia; spingere per l’attuazione del piano di pace; trovare un modo per mettere Mosca con le spalle al muro (potrebbe essere congelato il negoziato per l’accordo di partenariato strategico con Mosca che dovrebbe partire il 15). Ieri hanno esaminato l’eventualità dell’invio di osservatori civili una volta in cui ci fosse un accordo quadro fra tutte le parti. «Solo una preipotesi»; puntualizzano i diplomatici. La situazione, per il momento, non consente di fare altri passi.

La Stampa
 
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