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Putin: ''Gli Usa dietro la guerra'' | Putin: ''Gli Usa dietro la guerra'' |
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di Marco Zatterin - 29 agosto 2008 I sostenitori della linea durissima, si apprende, sono gli acerrimi nemici di Mosca, polacchi e repubbliche baltiche. Ma la possibilità sembra essere remota e ieri, nel corso dell’incontro degli ambasciatori che preparano il summit di lunedì, il tema non è stato affrontato. Ciò non toglie che Putin e i suoi abbiano trovato modo di ironizzare sulle divisioni interne all’Unione. «Non sanno come mettersi d’accordo e dubito che prenderanno una simile decisione - ha dichiarato l’ambasciatore russo presso la Ue, Vladimir Chizhov -. Se però dovesse succedere, ciò andrà più a detrimento loro che nostro». Guerra di parole e non soltanto. Mosca non disdegna di tenere alta l’attenzione, accusando l’America di aver complottato per il conflitto in Georgia per motivi elettorali («Accuse irrazionali», l’immediata replica) e togliendosi il gusto di collaudare proprio in questo momento (e con successo) un nuovo missile Topol a lunga gittata, in grado di aggirare lo scudo spaziale americano. L’ordigno è stato lanciato dal cosmodromo di Plessetsk (nordovest della Russia) per un’operazione della cui routine sembrano essere convinte solo le fonti ufficiali della Federazione. Contestualmente Putin ha imputato Washington di armare le forze di Tbilisi, forte anche del cauto appoggio all’intervento in Georgia ottenuto dai paesi del Gruppo di Shanghai (Russia, la Cina e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale). Il premier ha dichiarato di non temere ritorsioni, nemmeno un’eventuale esclusione dal club dei Grandi: «Dobbiamo forse permettere che ci uccidano, per mantenere una poltrona nel G8?». Putin pare comunque intenzionato a dare corda a chi, in Europa, insiste sulla necessità di mantenere aperto il dialogo. «Non intendiamo bloccare le forniture di energia», ha assicurato. Del resto il vecchio continente dipende dal gas ex sovietico, ma anche Mosca deve venderlo per alimentare i forzieri nazionali. Così il rapporto procede su un difficile equilibrio, mentre l’Europa cerca di non far fallire un vertice convocato per difendere la posizione al centro dello scenario internazionale lasciatale dagli Usa distratti dalle questioni della politica interna. Gli sherpa del summit sono d’accordo nella volontà di condannare la Russia per l’intervento militare e il mancato rispetto degli impegni presi successivamente col presidente francese Nicolas Sarkozy e quello georgiano Mikhail Saakashvili. Bruxelles vuole il ritiro delle truppe sulle posizioni preconflitto e un accordo sull’integrità territoriale che il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia da parte di Mosca ha complicato. La diplomazia lavora e si punzecchia. Il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ha attaccato Kouchner e le sue sanzioni possibili, dicendo che il collega francese «parla molto» e dimostra soltanto lo «sconcerto» dell’Occidente perché «il suo protetto Saakashvili non ha giustificato le speranze riposte in lui». Sotto il fuoco verbale del «nemico», la Francia media all’interno e all’estero dell’Unione, attendendo sviluppi, cauta al punto di rinviare sino all’ultimo la stesura del testo di conclusioni del vertice. Il documento arriverà solo lunedì sul tavolo del capi di stato e di governo. L’Italia è nella pattuglia della «condanna con dialogo» e ieri il premier Silvio Berlusconi, dopo una lunga conversazione telefonica col la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha promesso che verrà a Bruxelles «con delle soluzioni». In attesa degli orientamenti dell’Onu (nella notte si è riunito il consiglio di sicurezza), i Ventisette lavorano su tre piste: assicurare gli aiuti umanitari alla Georgia; spingere per l’attuazione del piano di pace; trovare un modo per mettere Mosca con le spalle al muro (potrebbe essere congelato il negoziato per l’accordo di partenariato strategico con Mosca che dovrebbe partire il 15). Ieri hanno esaminato l’eventualità dell’invio di osservatori civili una volta in cui ci fosse un accordo quadro fra tutte le parti. «Solo una preipotesi»; puntualizzano i diplomatici. La situazione, per il momento, non consente di fare altri passi. La Stampa |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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