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L'onor perduto in Lucania PDF Stampa E-mail

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Lettera di Nicola Piccenna* al Csm – 29 agosto 2008
Ecc.mi membri del Consiglio Superiore della Magistratura, avendo potuto accedere agli atti dell'inchiesta "Toghe Lucane"...




ho avuto modo di constatare come le numerose istanze di giustizia e segnalazioni di gravi abusi, anomalie e incompatibilità ascrivibili a magistrati del distretto giudiziario di Matera siano state da Codesto Spettabile Consiglio ampiamente mortificate, oserei dire disprezzate e vilipese. Codesto Consiglio, unitamente ai massimi organismi preposti all'amministrazione, alla gestione ed alla vigilanza sulla magistratura italiana, nulla ha inteso porre in essere per accertare quanto di grave (gravissimo) veniva segnalato e persino denunciato.
Il paradosso, perché tale può essere pacificamente definito, è che le Vostre Eccellenze, come massimo interessamento, chiedevano informazioni proprio alle Procure ed ai Magistrati indicati quali responsabili delle violazioni supposte e segnalate.
Ben diverso, come ben sapete, è stato l'atteggiamento giacobino e vergognosamente illiberale riservato al Dr. Luigi De Magistris per cui Codesto Consiglio si è reso protagonista di una delle pagine più nere nell'amministrazione della giustizia in Italia.
Tanto si può affermare, nonostante l'estrema gravità, senza tema di smentite o reazioni, essendo ormai accertato in sede giudiziaria (Proc. Salerno) che la delegittimazione del coraggioso magistrato catanzarese obbediva ad un piano delittuoso posto in essere dal nobilato politico-giudiziario (altrimenti detto "casta") che opprime l'Italia credendola terreno di privata proprietà.
Allego al presente messaggio di posta elettronica, l'ultimo numero del settimanale "Il Resto" (nella sezione “Focus” pubblichiamo due pezzi tratti dal settimanale ndr ) di cui mi onoro essere capo-redattore. Leggerete quali e quanti reati vengono contestati ai magistrati in servizio in Lucania. Vi sembra possibile che non si valuti almeno l'ipotesi di un loro trasferimento ad altra sede?
Sappiano, le Vostre Eccellenze, che continuano le indagini a carico dei componenti la direzione e la redazione del nostro giornale (e con noi a carico di Pasquale Zacheo, Carlo Vulpio, Gianloreto Carbone). Siamo indagati per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa ed io personalmente per violenza privata. Vi saremmo grati se, in un momento di riscossa del senso di giustizia che certamente alberga anche in Voi, come in tutti gli uomini, Vi adoperaste affinchè potessimo rispondere di queste accuse davanti al giudice terzo come si conviene in un Paese civile. La diffamazione sarebbe avvenuta nel settembre 2006, bastano due anni per concludere le indagini preliminari su un reato che tecnicamente (ci siegano gli avvocati) si dice "istantaneo"? Bastano 16 mesi di intercettazioni telefoniche sulle utenze dei giornalisti?
Coraggio, Ecc.mi Consiglieri, fate quello per cui lo Stato Italiano Vi paga lautamente; dimostrate di avere quella autonomia costituzionalmente garantita che, diversamente, a breve Vi verrà sottratta definitivamente. Se non l'onore, ormai perduto, sia almeno l'amor proprio a consigliarVi.
La Vostra maggiore responsabilità, sono convinto ne siate coscienti, è quella di difendere l'autonomia della magistratura. Quella stessa autonomia che avete messo in forte pericolo asservendo la Vostra alta funzione agli interessi specifici di qualche signorotto della "casta" dominante e, forse, incominciate a rendervi conto che non si può essere servi a metà.
Attendendo fattive azioni e concrete determinazioni, porgo i miei Deferenti Ossequi alle istituzioni repubblicane che rappresentate.

Nicola Piccenna
* caporedattore de Il Resto (www.ilresto.info )
 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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