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Comiso, la destra cancella Pio La Torre PDF Stampa E-mail

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di Claudio Fava - 28 agosto 2008
Quando la mafia ammazzò Pio La Torre, l'attuale sindaco di Comiso Giuseppe Alfano aveva solo otto anni. Pochi. Un'età in cui le cose della vita hanno ancora contorni sfumati, e anche il dolore di un popolo, la violenza, la rabbia sono parole sfocate, concetti astratti.

 Non so se sia questo vizio di memoria a non permettere al sindaco Alfano di capire la gravità del suo gesto. Che non è solo un gesto inconsulto o uno sberleffo agli avversari sconfitti: è un gesto mafioso. Nel senso che riproduce l'intima cultura della mafia, la sua vocazione a cancellare uomini e memorie, a pretendere che si parli d'altro, che ci si preoccupi d'altro, che si guardi altrove.
Pio La Torre, a Comiso, non è il nome di un aeroporto: è la storia di un popolo, raccolta in uno dei suoi rari e felici momenti di indignazione. Pio La Torre sono i centomila siciliani che ventisei anni fa si presero le piazze e le strade di quel paese e andarono a manifestare davanti ai cancelli della base americana contro i missili cruise. Io c'ero, e ne porto memoria non come una consolazione o come un privilegio: c'ero e basta, confuso tra gli altri, convinto che quel giorno finiva qualcosa, forse il tempo di un'adolescenza che si era protratta troppo a lungo, e che dopo quella manifestazione nessuno di noi avrebbe potuto fingere di non capire.
Pio La Torre lo ammazzarono ventisei giorni dopo. Anche per quella mobilitazione, per i centomila in piazza, per il milione di firme che seppe raccogliere in poche settimane, per aver mostrato ai mafiosi l'esistenza di un'altra Sicilia, d'un altro modo di stare al mondo e di battersi contro le cose oscene di quel mondo. Per questo gli hanno avevano intitolato l'aeroporto di Comiso un quarto di secolo dopo la sua morte. Tardi. Ma comunque in tempo a recuperare il filo di quella storia e di quella morte.
Adesso arriva questo sindaco di trent'anni scarsi, s'appunta sul petto la sua stella da sceriffo e - come gli hanno mostrato tanti suoi colleghi sceriffi, da destra e da sinistra - si convince anche lui che la politica é far rumore, maneggiare delibere come pistole, dettare la propria legge. Solo che altrove se la prendono con i filippini o i lavavetri; in Sicilia, con i morti di mafia.
Ci aveva già provato Gianfranco Micciché, quando faceva il gran cerimoniere all'Assemblea regionale siciliana: "Liberiamoci da questa vocazione al lutto, da questi repertori di lapidi, basta parlar sempre di mafia: togliamo i nomi di Falcone e Borsellino dall'aeroporto di Palermo...". E' per il turismo, si giustificò Miccichè il giorno dopo. Geniale, davvero. Stavolta é peggio. Stavolta il sindaco di Comiso pretende di darsi ragione da solo, e lo fa con poveri argomenti, con parole di miseria: ''Come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo, l'intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini''. Ecco: è tutto là, in quell'espressione da mercatino televisivo, da auditel della politica: scarso gradimento. E pazienza per Pio La Torre, per le sue battaglie, per il modo in cui è crepato. Pazienza per questi morti di mafia, che ha ragione signor sindaco, troppi morti, tutti lì a prendersi in faccia il vento invece di ripiegarsi come giunchi ad aspettare che la mala giornata fosse passata. Pazienza anche per quei siciliani che per un giorno ebbero l'illusione di essere un popolo fiero e libero. Adesso é tempo che di mafia si torni a parlare a bassa voce. E che si riscriva per benino la storia restituendo all'aeroporto di Comiso il nome che la storia gli aveva dato: quello del generale Vincenzo Magliocco, morto in Africa nel 1936. Altro che mafia.
Tratto da: L'UNITA'
 
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