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Rassegna Stampa
''Meno burocrazia e lotta ai patrimoni'' | ''Meno burocrazia e lotta ai patrimoni'' |
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di Gabriele Isman - 26 agosto 2008 «Qui avevo già lavorato nel 1992, dopo la strage di via D´Amelio, alla direzione investigativa Antimafia», racconta lui stesso dalla scrivania fino a ieri occupata da Giuseppe Caruso. Palermo, sedici anni dopo, è un´altra città: «Anche da fuori - spiega - si percepisce che qui da tempo qualcosa sta cambiando con segnali che prima non esistevano. Le ultime vittorie con l´arresto di grandi latitanti hanno irrorato le radici della società civile che vuole sconfiggere i vecchi pregiudizi. C´è un grande anelito della società civile che si sta scrollando di dosso lo stereotipo negativo della mafiosità». E qui parte l´idea forte: «C´è una grande forbice tra la sicurezza reale e quella percepita: ci impegneremo ancora di più, perché il percepito non corrisponde al reale. Sarò supportato da una squadra eccellente, le donne e gli uomini della questura, ma oggi non è più sufficiente fare lavoro di squadra. Bisogna fare sistema, realizzare un sistema di sicurezza, interagendo con le altre forze di polizia, gli enti, le istituzioni, le agenzie, le associazioni». E porta anche un esempio per nulla lontano dalla realtà: «Non possiamo più sottovalutare un furto da 300 euro a un´anziana, quando per un mese quei 300 euro sono la vita economica di una persona. E non possiamo rispondere con i numeri: la gente capisce quando riusciamo a ridare indietro il maltolto. E per questo lavoreremo per una maggiore vivibilità nelle strade e nelle case». Lui, Marangoni, promette da subito più agenti in strada, confidando anche nel trasferimento di aspetti burocratici come passaporti o permessi di lavoro a altri organismi, perché «non dobbiamo mandare fuori dagli uffici chi è addetto ad aspetti burocratici ma dobbiamo mandare fuori la burocrazia dai nostri uffici». Ascoltandolo ieri nel primo incontro con la stampa (prima era stato dal presidente della Provincia, Giovanni Avanti), si capisce che con Caruso ha ragionato e ascoltato a lungo. «Mi ha fatto uno spaccato preciso e puntuale della città. Dovrò gestire, come dice lui, la normalità che però non è normalizzazione. La vittoria e la conquista di un obiettivo non termina con la conquista, ma con la presa di possesso dello stesso obiettivo». La mafia, quindi. Marangoni non cita mai Provenzano o Lo Piccolo, ma guarda oltre: «Metteremo le mani in tasca ai mafiosi», e promette più impegno per aggredire i patrimoni di beni illeciti, «utilizzando - dice - strumenti ulteriori che il governo ci sta per dare. La mafia non è sconfitta: abbiamo vinto delle battaglie, non la guerra. L´obiettivo è annientarla, e vinceremo altre battaglie fino ad annientare la struttura criminale che sia sta riorganizzando. Ma noi siamo pronti, e cercheremo di prevenirli». Nel suo intervento palermitano, Caruso aveva strigliato i politici «con le mani e i piedi legati». Marangoni non si tira indietro. «Il discorso del fare sistema tutti assieme è fatto alla luce del sole. Nel momento in cui vi dovesse essere la latitanza da parte di una squadra che dice di fare e non fa, appare. Giochiamo tutti a carte scoperte». A fine mattinata, Marangoni si siede nel suo nuovo ufficio e dice: «Il mio sogno è quello della gente. Il risultato che mi gratificherà, quando un giorno lascerò Palermo, sarà che la gente potrà dire di essere più serena e tranquilla. Certo, pesa l´arresto di grandi latitanti, ma anche la vivibilità in strada e in casa. E non esistono pesi diversi: sono due facce della stessa medaglia, e ognuna delle due vale cento». LA REPUBBLICA PALERMO Al questore di Palermo Marangoni gli auguri ed il sostegno di tutta la redazione di AntimafiaDuemila affinché possa dare un grande contributo nella lotta a Cosa Nostra |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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