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Antimafia Duemila

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La mafia ha invaso il Lazio PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 22 agosto 2008
Roma.
Continue infiltrazioni di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta si registrano nel Lazio da più di vent’anni. Lo provano le indagini delle forze dell’ordine ed i processi della magistratura. Ma sindaci e giunte preferiscono nascondere questo scenario imbarazzante e ribadiscono falsamente che la mafia qui non esiste. L’Espresso ha deciso di rompere il silenzio della politica e lo fa occupandosi della “Circeo Connection” a firma del giornalista Paolo Biondani.

Da Sabaudia al Circeo, da Sperlonga a Gaeta, scrive il settimanale, tutta la costa laziale è in mano alla mafia che gestisce ristoranti, bar, società turistiche, agricoltura ed edilizia. I boss avrebbero stretto alleanze con politici ed imprenditori insospettabili. A Latina i carabinieri stanno da mesi indagando su traffici di droga, storie di usura, bombe incendiarie, riciclaggio di denaro sporco. A San Felice di Circeo, secondo quanto segnala L’Espresso, il caso emblematico dell’infiltrazione delle cosche nell’economia del territorio sarebbe rappresentato dalla “Bussola”, ristorante-bar-discoteca affacciato sulla spiaggia. Il vero proprietario sarebbe un uomo di origine siriana, Hassan Bouzan, chiamato “l’Egiziano”, che in Italia avrebbe accumulato una considerevole ricchezza imparentandosi con il più potente clan di Rosarno. L’Egiziano gestisce un’intera catena di night, ristoranti e locali come il “bar Trieste di Terracina”. I suoi parenti acquisiti sono due pregiudicati e sorvegliati speciali: Aldo Trani e Carmelo Tripodo. Quest’ultimo, calabrese, nell’Agro pontino ha il controllo di ditte di prim’ordine come la Economica Traslochi e, sostengono gli inquirenti, sta <<minacciando i concorrenti per acquisire il monopolio dei trasporti>>. La magistratura ha avviato un’inchiesta su cui vige il massimo riserbo. Sono stati solo resi noti gli atti relativi all’arresto di 4 imprenditori di Fondi, sede del Mof uno dei principali mercati ortofrutticoli del Centro-sud. <<A selezionare chi può lavorare al Mof, secondo le indagini – annota L’Espresso - è la mafia. Attraverso uno specifico sotto-clan, aperto anche ai politici>>. Sono finiti sotto indagine per associazione mafiosa un consigliere regionale di Forza Italia e presidente del consiglio comunale di Minturno, Romolo Del Balzo, e l’ex assessore ai Lavori pubblici di Fondi Riccardo Izzi, membro di una delle famiglie più ricche della provincia. Il Gruppo Izzi gestisce 94 supermercati tra Campania e Lazio. L’accusa, rappresentata dal pm Diana De Martino e dal procuratore aggiunto Italo Ormanni, parla di un cartello affaristico-elettorale fra tre clan: boss della riviera imparentati con la mafia calabrese, una cosca dedita all’usura con contatti con la camorra casertana e il sotto-clan formato dai politici che per ottenere voti ed altri favori intercedono per gli uni e per gli altri. <<I politici Izzi e Del Balzo – scrivono De Martino e Ormanni – si sono associati allo scopo di favorire un’associazione di stampo camorristico attraverso un continuo e costante scambio di favori>> e poi <<Izzi e Del Balzo sono al centro di una vasta rete clientelare finalizzata a pilotare assunzioni, speculazioni edilizie, appalti e finanziamenti pubblici nell’interesse dei clan mafiosi>>. Una rete mafiosa opera a Fondi, Terracina, San Felice Circeo, Fornia e Gaeta.

 

Il 9 gennaio scorso Riccardo Izzi, 33 anni, all’epoca assessore di F.I. a Fondi, ha spiegato ai magistrati i retroscena dei suoi affari con Massimo Di Fazio, immobiliarista arrestato il mese dopo perché usuraio per conto dei casalesi. <<Nel 2006 Di Fazio – ha spiegato Izzi – mi disse che il padrino di suo figlio, che è di Casal di Principe, gli aveva chiesto un intervento per un detenuto. Mi diedero 5 mila euro per trovargli una lettera di assunzione e far figurare la sua convivente residente a Fondi. Il titolare della ditta E. si rese disponibile, ma i carabinieri gli dissero che quel detenuto era un pericoloso camorrista detto “Bruce Lee” per la sua ferocia. E Di Fazio mi fece restituire 3 mila euro al padrino, che considerava il suo referente nella camorra>>.


 
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    In questo numero:
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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