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Mosca: "La Georgia cerca una nuova guerra" | Mosca: "La Georgia cerca una nuova guerra" |
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I georgiani, poi, starebbero concentrando forze nella parte centrale del Paese per una nuova azione di guerra. Se inoltre gli americani ricostituiranno le forze armate di Tbilisi come dicono, allora sicuramente Mosca dovrà prendere nuove contromisure. A svolgere il ruolo del falco per conto del Cremlino è il loquace vice capo di Stato Maggiore Anatolij Nogovitsyn, un cinquantenne generale dell'aviazione che già nei giorni scorsi si era distinto per aver minacciato la Polonia di annientamento nucleare. Nogovitsyn, che è in grado di pilotare personalmente dieci tipi diversi di aereo, già si distinse nel Duemila per un'azione dimostrativa che suscitò le proteste internazionali: i suoi SU-24 volarono sulla portaerei americana Kitty Hawk che incrociava nel Mar del Giappone. «La Nato continua ad aumentare la sua presenza nel Mar Nero facendo finta di portare aiuti umanitari alla Georgia», ha esordito il generale. «In aggiunta alle fregate spagnole e tedesche giunte il 21 agosto, ieri è stata la volta di una fregata polacca e di un cacciatorpediniere americano. Altre due unità americane sono in arrivo. Ciò non contribuisce a stabilizzare la situazione ». Quindi le accuse alla Georgia di riorganizzarsi: «Si concentrano nella parte centrale del Paese e stanno creando nascondigli dove sistemare mezzi per azioni di sovversione». Gli osseti, a loro volta, accusano i vicini di organizzare «gruppi di sabotatori per azioni in Ossezia». Il tutto, dunque, giustificherebbe in pieno le altre minacce di Nogovitsyn: «Se il Pentagono riarmerà i georgiani, le nostre contromisure saranno conseguenza di una loro scelta». Ieri altre truppe russe hanno varcato la frontiera, abbandonando anche la base di Senaki occupata in precedenza dai consiglieri Usa. Su un muro hanno scritto: «Grazie per le divise, zio Sam». Già nei giorni scorsi si erano portati via altri aiuti americani all'esercito georgiano, tra i quali cinque gipponi Hummer (gli Humvee, visti per la prima volta in Iraq nel 1991). Comunque le cosiddette truppe di pace sono rimaste a controllare importanti punti in pieno territorio georgiano. Come il porto di Poti, uno dei più importanti del Paese. Stati Uniti ed europei hanno ripetuto la loro richiesta di attenersi ai sei punti del piano di pace elaborato dal presidente francese Sarkozy e di ritirare tutte le truppe. La stessa cosa che ieri il presidente francese ha detto a Medvedev per telefono, soprattutto per le truppe sull'asse Poti/Senaki. I due si sono anche detti d'accordo sulla necessità di sostituire con urgenza le truppe di pace russe in Georgia con contingenti internazionali. Tratto da: Corriere della Sera |
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di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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