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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Non si facciano dire a Giovanni cose mai dette
Non si facciano dire a Giovanni cose mai dette PDF Stampa E-mail

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di Felice Cavallaro - 22 agosto 2008

L'intervista «Il Cavaliere può rileggere i suoi scritti, glieli regalai anni fa»
La sorella del magistrato: bene pensare a lui ma attenti a minare la divisione dei poteri.




Palermo
.Soddisfatta, sorpresa o irritata dal richiamo di Berlusconi alle «idee» di suo fratello sulla riforma della giustizia, professoressa Maria Falcone?
«Mi fa piacere che si pensi a Giovanni anche come studioso attento e sensibile ai problemi giuridici e giudiziari di questo nostro Paese.
Purché non gli si facciano dire cose mai dette».

Il Cavaliere avrebbe mal interpretato quelle idee?
«Beh, certo Giovanni non ha mai chiamato i magistrati avvocati dell'accusa. E poi occorre delicatezza quando si richiamano le idee di chi non c'è più e non può controbattere. Ma per questo il Cavaliere ha uno strumento che gli consentirà di evitare equivoci, la raccolta degli scritti di Giovanni pubblicata dalla nostra Fondazione. Gliela regalai io qualche anno fa».

Magari dirà che l'ha letta. A cominciare dal tema della «separazione delle carriere» .
«Ma lui parla di separazione dell'ordine degli avvocati dell'accusa
dall'ordine dei magistrati. Un termine nuovo. Meglio rileggere quei testi ».

Fatto sta che suo fratello invocava la «separazione» .
«Non vorrei però che qualcuno pensasse di separare le carriere anche per annullare la separazione dei Poteri. È la distinzione fra potere legislativo, amministrativo e giurisdizionale a garantire la democrazia. Viceversa c'è il rischio di ritrovarci con uno Stato autoritario».

Condivide l'allarme di Giuseppe Cascini, il segretario dell'Anm sul «rischio fascismo»?
«Non c'è bisogno che lo condivida. Basta che dica le cose a modo mio, con parole mie».

Vede la democrazia a rischio?
«Il rischio si manifesta se manca l'equilibrio e se c'è una ingerenza della politica nella magistratura. Così come l'eccessiva politicizzazione della magistratura crea un rischio contrario. Oddio, un rischio minore, ma ugualmente grave».

Suo fratello considerava una ipocrisia l'obbligatorietà dell'azione penale?
«Di obbligatorio c'è sempre stato molto poco. È evidente che una certa discrezionalità la magistratura l'ha sempre avuta».

Berlusconi suggerisce anche di introdurre «criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati».
«Sono d'accordo, ma chi valuta e controlla il merito? Il Csm. È quindi importante che l'organo di autogoverno non sia politicizzato».

Lo teme pure Cascini. Ma oggi il Csm appare immune?
«Oggi è politicizzato. Cascini suggerisce di non fare entrare la politica, ma siamo sicuri che non ce ne sia già troppa nel Csm?».

E la «terzietà» del giudice?
«Non c'è dubbio che per Giovanni nel processo accusatorio il pm dovesse essere considerato parte».

Come l'avvocato dell'altra parte, direbbe Berlusconi.
«E su questo ha ragione. Ma la figura del pm va modificata senza ledere il principio dell'indipendenza della magistratura. Qualsiasi riforma si possa fare, soprattutto se si vuole fare riferimento a Falcone, bisogna avere un grande rispetto per la democrazia, per la Carta costituzionale e soprattutto per la divisione dei Poteri».

Il Cavaliere ha detto che stavolta riformerà la giustizia, anche da solo. Ma Veltroni ha replicato che si deve fare solo con il placet dei magistrati...
«E io sono d'accordo con Veltroni, in questo caso. Toccando un tema tanto delicato, non può esserci nessun uomo politico di destra o sinistra che dica "la riforma la faccio io". Il pluralismo è il fondamento della democrazia. Occorre misura. Come misura era Giovanni».

Lo dice perché vede poca «misura » in Berlusconi?
«Guardi che anch'io cerco di essere moderata perché con gli eccessivi personalismi si finisce per nuocere alla causa della giustizia».

Maria Falcone è la sorella del giudice siciliano assassinato dalla mafia nel 1992 a Capaci

IL CORRIERE DELLA SERA


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