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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow I russi dicono 'no' all'Onu
I russi dicono 'no' all'Onu PDF Stampa E-mail

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di Fabrizio Dragosei - 21 agosto 2008
Mosca.
I russi hanno incominciato a ritirarsi dalla Georgia, ma troppo lentamente e senza muovere, almeno per ora, carri armati e altri mezzi pesanti.




Così la polemica con i Paesi occidentali continua e si sposta alle Nazioni Unite dove si dovrebbe decidere per una missione internazionale comprendente truppe di pace.
La Russia ha bloccato una risoluzione con la quale il Consiglio di Sicurezza chiedeva un immediato ritiro delle sue truppe. Mosca non ha fatto ricorso al suo diritto di veto ma ha semplicemente dichiarato di non appoggiare la risoluzione. Non solo: ha anche presentato un'altra risoluzione che verrà discussa nelle prossime ore. Uno dei punti controversi del documento presentato dagli occidentali era il riferimento all'«integrità territoriale della Georgia all'interno delle sue frontiere riconosciute internazionalmente». Un passaggio che per Mosca significherebbe accettare la restituzione dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia a Tbilisi. Invece nel piano di pace in sei punti firmato con la mediazione della Francia era stato originariamente inserito un punto sulla determinazione «internazionale» del futuro delle due repubbliche secessioniste. Le proteste del presidente georgiano Saakashvili l'hanno fatto modificare.
L'Abkhazia l'ha chiesta ufficialmente ieri, rivolgendosi al parlamento russo. E per i prossimi giorni è convocata una seduta straordinaria del Consiglio della Federazione che potrebbe proprio accogliere questa richiesta. A Mosca circola voce che per l'Ossezia del Sud il Cremlino abbia in mente addirittura una annessione. Fatto che provocherebbe certamente una crisi internazionale difficilmente componibile.
Le truppe si ritirano, dicevamo, ma molto lentamente. Il portavoce della Casa Bianca ha detto che quello che sta avvenendo «non è sufficiente e deve essere assolutamente accelerato ». Critico anche il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner che ha propiziato l'intesa: «Tre volte Medvedev ha detto che hanno iniziato il ritiro, ma invece non è successo». Secondo le promesse del presidente russo (che ha visto salire in questi giorni la sua popolarità dal 65 al 76 per cento), le truppe dovrebbero lasciare la Georgia entro venerdì, ma a questo punto la cosa appare assai improbabile. Di certo osservatori neutrali hanno visto passare materiale bellico georgiano sequestrato (razziato?) dai russi e qualche camion con soldati sopra.
Una delle tante versioni fornite da Mosca è che il ritiro deve procedere di pari passo con il ritorno delle truppe georgiane alle posizioni occupate prima del conflitto, come stabilito dal piano di pace. Solo che negli ultimi giorni i russi hanno iniziato a sostenere che questo deve comprendere anche il ritorno in Iraq dei duemila soldati georgiani fatti rientrare in patria dopo l'attacco russo. E poi c'è la questione del tunnel che congiunge l'Ossezia del Sud con il territorio della Federazione Russa (Ossezia del Nord). Il tunnel Rokskij è lungo più di tre chilometri ed è molto stretto. Per ora, dicono i militari russi, è intasato dai convogli di aiuti umanitari.
Quanto durerà questo traffico? Qualcuno parla di settimane anche perché nei convogli sono compresi camion carichi di acqua diretti verso una regione che è montagnosa e quindi non ne dovrebbe certo aver bisogno.

Tratto da:
 Corriere della sera


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