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Antimafia Duemila

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Duisburg, la strage per il potere dei clan? PDF Stampa E-mail

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20 agosto 2008
Berlino.
La strage di Duisburg del 2007, non è stata una semplice faida tra cosche calabresi in Germania ma una «necessità strategica» per «evitare una guerra»: è la tesi rivelata al settimanale tedesco Der Spiegel da un boss della 'ndrangheta.




«Duisburg era necessaria: dovevamo evitare una guerra», ha detto l'uomo, identificato con lo pseudonimo di "Don Fedele". Il massacro, in cui persero la vita sei persone, non sarebbe stato compiuto quindi come «vendetta di sangue per l'omicidio di Maria Strangio», la moglie del presunto boss Giovanni Nirta uccisa a San Luca a Natale del 2006.

Don Fedele non ha dubbi: la strage è stata ordinata dai vertici di San Luca per arrestare un tentativo di ascesa all'interno dell'organizzazione da parte di Marco Marmo, una delle vittime di Duisburg e secondo l'intervista l'esecutore materiale dell'assassinio di Maria Strangio.

Per una vendetta personale i boss non avrebbero mai dato l'autorizzazione a procedere, ha detto Don Fedele. «Gli omicidi di Duisburg sono stati una necessità strategica. Non una follia omicida, ma un'azione autorizzata».

Don Fedele, che secondo quanto riferisce lo Spiegel è un "medaglione" cioè un boss di alto livello in un paesino sulla costa tirrenica ,fornisce quindi la sua versione sui fatti.

Dopo l'omicidio della Strangio, Marmo avrebbe guadagnato potere all'interno della criminalità organizzata e perso la sua reputazione a San Luca. «Una donna è come una reliquia: nessuno uccide una donna». Marmo, «un morto che cammina» secondo lo Spiegel, avrebbe deciso di fondare un clan per prendere il poterea. Con il pretesto del diciottesimo compleanno di Tommaso-Francesco Venturi, vittima anch'egli dell'agguato, Marmo si sarebbe recato in Germania per organizzare l'ascesa al potere con persone a lui fedeli. Tra queste, ci sarebbe stato anche il comproprietario del ristorante Da Bruno, Sebastiano Strangio (nessuna relazione con il sospettato numero uno degli omicidi, Giovanni Strangio, latitante), uno dei sei morti di Duisburg. A San Luca i boss, racconta ancora Don Fedele, informati delle intenzioni di Marmo, avrebbero reagito autorizzando la strage per «evitare ulteriori spargimenti di sangue, riportare l'ordine e rendere ancora più potente la 'Ndrangheta», per questo «a San Luca regna di nuovo la pace».

 
Ansa
 
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