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Rassegna Stampa
Duisburg, la strage per il potere dei clan? | Duisburg, la strage per il potere dei clan? |
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«Duisburg era necessaria: dovevamo evitare una guerra», ha detto l'uomo, identificato con lo pseudonimo di "Don Fedele". Il massacro, in cui persero la vita sei persone, non sarebbe stato compiuto quindi come «vendetta di sangue per l'omicidio di Maria Strangio», la moglie del presunto boss Giovanni Nirta uccisa a San Luca a Natale del 2006. Don Fedele non ha dubbi: la strage è stata ordinata dai vertici di San Luca per arrestare un tentativo di ascesa all'interno dell'organizzazione da parte di Marco Marmo, una delle vittime di Duisburg e secondo l'intervista l'esecutore materiale dell'assassinio di Maria Strangio. Per una vendetta personale i boss non avrebbero mai dato l'autorizzazione a procedere, ha detto Don Fedele. «Gli omicidi di Duisburg sono stati una necessità strategica. Non una follia omicida, ma un'azione autorizzata». Don Fedele, che secondo quanto riferisce lo Spiegel è un "medaglione" cioè un boss di alto livello in un paesino sulla costa tirrenica ,fornisce quindi la sua versione sui fatti. Dopo l'omicidio della Strangio, Marmo avrebbe guadagnato potere all'interno della criminalità organizzata e perso la sua reputazione a San Luca. «Una donna è come una reliquia: nessuno uccide una donna». Marmo, «un morto che cammina» secondo lo Spiegel, avrebbe deciso di fondare un clan per prendere il poterea. Con il pretesto del diciottesimo compleanno di Tommaso-Francesco Venturi, vittima anch'egli dell'agguato, Marmo si sarebbe recato in Germania per organizzare l'ascesa al potere con persone a lui fedeli. Tra queste, ci sarebbe stato anche il comproprietario del ristorante Da Bruno, Sebastiano Strangio (nessuna relazione con il sospettato numero uno degli omicidi, Giovanni Strangio, latitante), uno dei sei morti di Duisburg. A San Luca i boss, racconta ancora Don Fedele, informati delle intenzioni di Marmo, avrebbero reagito autorizzando la strage per «evitare ulteriori spargimenti di sangue, riportare l'ordine e rendere ancora più potente la 'Ndrangheta», per questo «a San Luca regna di nuovo la pace». Ansa |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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