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di Marco Travaglio - 20 agosto 2008 Famiglia Cristiana è un giornale cattolico serio, diretto da un sacerdote serio come don Sciortino che ne rappresenta la linea insieme agli editorialisti, a cominciare da Beppe Del Colle, giornalista di lungo corso e di specchiata onestà, morale e intellettuale. Sulle questioni di fede è allineata al magistero della Chiesa. Sulle scelte politiche risponde al cervello e alla coscien- za dei suoi editori (la Compagnia di San Paolo) e giornalisti. Ha criticato il governo Prodi sui Dico, ora critica il governo Berlusconi per le tendenze fascistoidi e xeno- fobe, oltreché per le violazioni della legalità e della Costituzione (che persino in Pakistan portano alle dimissioni del presidente). Insomma è un’ottima cartina al tornasole per misurare il rapporto fra i nostri politici e la libertà di stampa. Che, per lorsignori, corrisponde alla libertà di applauso. La critica non è ammessa, né a destra né a sinistra. Il 9 giugno scorso F.C. critica il Pd per le ambiguità sulle questioni etiche. Zanda: «Espressioni cattive, violente e ingiuste. Non le usa nemmeno il più duro degli avversari politici. Sono mortifica- to e addolorato». Soro: «Editoriale inaccettabile, settimanale fazioso, non fa un buon servizio ai cattolici». Marini: «La posizione di F.C. è sbagliata, ingenerosa e inaccettabile. Noi cattolici democratici non siamo sotto tutela». Fioroni: «Non vorrei che F.C., rimpiangendo vecchi schemi, chiedesse il restauro di una corporazione cattolica bonsai». Vita: «Che senso ha un attacco così aspro? Anche F.C. partecipa alla contesa politica?». Due mesi dopo, difende F.C. quando la stessa accusa - «fare politica» - la lanciano i berluscones a proposito dell’allarme sul «nuovo fascismo» e il Vaticano la scomunica: «La libertà d’informazione non può essere messa in discussione. Neanche dalla Chiesa. È alquanto discutibile che vi sia un intervento che, al di là delle intenzioni, non può che apparire censorio. Tra l’altro le opinioni liberamente espresse da F.C. riflettono evidentemente un sentimento diffuso in ampi strati del Paese, sia tra i credenti che i non credenti. E’ curioso che spesso F.C. venga presa come esempio editoriale, ma quando fa riflessioni un po’ scomode va ridotta al silenzio». Appunto. La stessa smemoratezza mostrano i berluscones, a parti invertite. Quando F.C. criticava Prodi, Il Giornale della ditta titolava compiaciuto: «Anche F.C. contro il governo». Ora, forse per dimostrare che il fascismo sta tornando davvero, sbatte in prima pagina il seguente titolo: «Famiglia cristiana sfruttava i figli dei poveri». James Bondi; ancora 5 mesi fa, scioglieva peana: «F.C. ha il merito di prendere atto che in Italia esistono i centristi, ma non esiste un centro cattolico. Il che equivale da un lato a riconfermare la fine di ogni residuale idea di partito unitario cattolico, e dall’altro lato ad apprezzare l’evoluzione bipolare indelebile per la discesa in campo di Berlusconi e le scelte del Pd» (12 marzo 2008). Ora invece sostiene che F.C. è «cattocomu- nista», ha «un’antipatia viscerale per Berlusconi», «ha perso il rapporto con il popolo, credenti e parrocchie», «prende lucciole per lanterne», insomma «danneggia la Chiesa». Poi c’è Maurizio Lupi, l’onorevole ciellino che la sera di Pasqua scortava Magdi Allam per la conversione a favore di telecamera. Il 19 maggio F.C. chiede di rivedere la legge 194. Lupi si spella le mani: «Condivido pienamente l’appello». Poi F.C. critica il governo Berlusconi e riecco Lupi, riveduto e corretto: «F.C. ha un continuo pregiudizio contro il nostro esecutivo… Un attacco come questo me lo sarei aspettato da Liberazione o dal Manifesto, non da un giornale cattolico… Spiace che un simile orientamento sia espresso da un settimanale cattolico che sembra sempre più allineato sulle posizioni de l’Unità o del Manifesto invece di trasmettere messaggi per la costruzione del bene comune… Il settimanale è ondivago: un giorno attacca il Pd, l’altro il Pdl, insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte». L’idea che sia semplicemente un giornale libero non lo sfiora neppure. È la Casa delle Libertà. Ora d'Aria L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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