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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Il governo di Lula dichiara guerra a magistrati e giornalisti
Il governo di Lula dichiara guerra a magistrati e giornalisti PDF Stampa E-mail

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di Franco Mimmi – 19 agosto 2008
Un provvedimento del ministro della Giustizia prevede dure misure per investigatori e reporter che indagano sui potenti.





Che fare con i magistrati e i poliziotti che pretendono di investigare personaggi della politica e dell’alta finanza? Ma è ovvio: li si costringe per legge
alle dimissioni, li si priva dei diritti civili e magari li si condanna fino a otto anni di carcere. E che fare con i giornalisti che abbiano pubblicato notizie su quelle investigazioni? Ma è ovvio: li si sbatte in galera. Non si sa se il governo del Brasile abbia tratto ispirazione altrove o se sia tutta farina del suo sacco, fatto è che il ministro di giustizia di Inacio Lula da Silva si appresta a disegnare una legge – detta «di abuso d’autorità» – che va proprio in questa direzione.
A ispirare la legge è stato il presidente del Supremo tribunale federale, Gilmar Mendes, dopo avere rimesso in libertà Daniel Dantas, uno dei personaggi più equivoci del Paese, che era stato arrestato sotto l’accusa di evasione fiscale, di distrazione di fondi pubblici, di corruzione e di riciclaggio di fondi neri. Dantas è noto anche alle cronache italiane per il suo braccio di ferro con Telecom Italia per il controllo di Brasil Telecom, di cui erano entrambi azionisti. Braccio di ferro che la società italiana ha perduto, nonostante avesse pagato vari milioni di euro al finanziere Naji Nahas perché la aiutasse nella bisogna. Poi si è scoperto che Nahas prendeva i soldi da Telecom ma in realtà era amico di Dantas, e infatti adesso è finito in prigione nell’ambito della stessa inchiesta.
In Brasile c`è gente (povera) che passa mesi o anni in prigione in attesa di giudizio per reati minimi, mentre le richieste di libertà provvisoria avanzate dai loro avvocati (quando ne hanno uno) giacciono inevase in pile polverose, però Mendes ha esaminato e accolto istantaneamente la richiesta di habeas corpus avanzata dai legali di Dantas, e quando il magistrato ha ribadito l’ordine d’arresto non ha esitato a ripetere la prodezza: a due detenzioni, hanno risposto due rilasci in due giorni. Come mai tanta premura? E come mai la repentina idea della legge? Le malelingue dicono che entrambe le cose sono dovute alla pericolosa vicinanza tra Dantas e il governo dell’ex sindacalista Lula (il finanziere era quello che, in cambio di pingui opportunità, dava i soldi con i quali il governo comprava i voti dell’opposizione), e al rischio delle rivelazioni che un detenuto eccellente potrebbe essere tentato di fare, ma il progetto di legge si ammanta delle vesti più candide classificando come abuso di autorità, nell’esercizio della funzione pubblica, il praticare, omettere o ritardare un atto così da «impedire, rendere difficile o pregiudicare» il godimento di qualunque diritto o garanzia sanciti dalla Costituzione.
Una simile legge, il cui raggio d’azione è tanto vago e vasto da coprire, di fatto, qualsiasi cosa e persona, «rappresenta - ha fatto notare il presidente della Associazione dei giudici federali - una intimidazione all’esercizio dell’autorità pubblica», ma il ministero di giustizia non ha battuto ciglio e anzi ha aggiunto che la punizione, in caso di una fuga di notizie, non può essere solo per il funzionario pubblico e deve colpire anche il giornalista che le pubblica. Insomma: l’intimidazione colpisce anche la libertà di stampa.
Per Mendes e per il governo, il cattivo del film non è Daniel Dantas ma Protogenes Queiroz, l’ufficiale della polizia federale che guida le investigazioni. La sua decisione di procedere all’arresto di Dantas ha scatenato contro di lui tutta una serie di attacchi virulenti da parte dei vertici politici del paese: si è gridato allo scandalo non per gli scandalosi reati ma per come erano stati effettuati gli arresti.
Poi è uscita la notizia che Queiroz aveva chiesto di lasciare il caso. Di fronte allo sconcerto dell’opinione pubblica, Lula è intervenuto dicendo che bisognava accertare che quella del funzionario fosse una decisione autonoma. Subito sono stati pubblicati stralci di conversazioni registrate in cui Queiroz dichiarava essere proprio quella la sua volontà, però si trattava di soli tre minuti di registrazione saggiamente estratti da un totale di un paio d’ore e il funzionario ha negato che rappresentassero la sua posizione. Che importa? Il gioco era già stato fatto grazie alla pubblicazione delle registrazioni, voluta da Lula (lo ha dichiarato lui stesso) in barba al principio di abuso d’autorità della legge incombente. Quello, evidentemente, deve valere solo per gli inquirenti e per i giornalisti.

Tratto da: L'Unita'

 
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