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Russa-Ucraina, e' tempesta sul mare Nero | Russa-Ucraina, e' tempesta sul mare Nero |
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E le conseguenze possono essere immense ed anche disastrose perchè l’esercito di Kiev ha annunciato che controllerà che la flotta russa nel Mar Nero - basata nel porto ucraino di Sebastopoli - rispetti le nuove restrizioni imposte dal presidente di Kiev, Viktor Yushcenko. Questo vuol dire che le “porte” del mare potranno essere aperte solo se gli ucraini lo consentiranno. Ai russi che “utilizzano” le basi navali della costa non si presentano, al momento, alternative. Perchè se lasciano i porti dovranno dare assicurazione agli ucraini che le missioni non saranno di guerra. Spetterà a Kiev decidere. E così torna ad aprirsi un contenzioso (del resto mai sopito) tra l’Ucraina post-sovietica e il Cremlino.
Il teatro di questa vicenda politica, militare e diplomatica comprende quattrocentotredicimila chilometri quadrati di mare fra l’Europa orientale e l’Asia con sbocchi col Mediterraneo, il mar di Marmara, i Dardanelli e il mare d’Azov. E inoltre: con fiumi come Danubio, Dnestr, Bug, Dnepr, Don e con un bacino dominato da basi navali russe di importanza mondiale come quelle di Sevastopoli, Simferopoli, Novorossiisk. La contesa non riguarda tanto il controllo del mare, quanto la permanenza delle basi che la marina da guerra di Mosca aveva al tempo dell’Urss in località che erano solo “sovietiche” e quindi non potevano essere considerate nè russe, nè ucraine. Stesso Paese per tutti e stessa potenza militare.
Arrivò poi quell’8 dicembre del 1991 quando tre presidenti di spicco dell’allora Unione Sovietica (Eltsin per la Russia, Kravciuk per l’Ucraina e Shuskevic per la Bielorussia) si riunirono a Belavezha, in Bielorussia, per sancire la fine dell’Unione. Nessuno ha mai saputo in concreto cosa si siano detti. Ma una cosa è certa: dimenticarono di esaminare nel concreto le conseguenze del “gesto” e soprattutto non tennero conto del fattore militare collegato alla flotta sovietica. Che aveva (ed ha) le sue basi di forza nel Baltico, nel mare del Nord e, in particolare, nel mare Nero.
E’ avvenuto così che per anni i governi di Mosca e di Kiev si sono trovati coinvolti nello scontro sulla “proprietà” della flotta e alla conseguente gestione delle basi. Perché dal punto di vista geografico l’Ucraina aveva fatto il pieno, aiutata anche da quel lontano gesto di Krusciov che aveva regalato a Kiev la penisola di Crimea. Ed ecco che - nonostante trattative e accordi di varia natura - la questione riesplode e la flotta russa del Mar Nero (quella che contrastò la Sesta flotta americana durante la Guerra fredda) si trova di nuovo sotto esame da parte degli strateghi militari dell’Ucraina. Gli accordi precedenti erano più o meno chiari: alla Russia era toccato l'82 per cento della flotta (83 navi e 16 sottomarini) e all'Ucraina, che non aveva bisogno di un'imponente marina militare, il restante 18 per cento.
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di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
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