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Il piano russo: atomiche nel Baltico | Il piano russo: atomiche nel Baltico |
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Appello Usa al presidente Medvedev per «riprendere in mano» la situazione a Mosca, ridimensionando i falchi MOSCA — Missili nucleari russi nel cuore dell'Europa, tra la Polonia e la Lituania. Potrebbe essere questa la prossima mossa della Russia che sembra orientata in questi giorni verso una logica che sa sempre più di Guerra Fredda. E che fa tornare in mente l'epoca degli euromissili. Le indicazioni che erano giunte negli ultimi giorni da Mosca sarebbero state confermate al Sunday Times da un'alta fonte militare russa. Il piano, secondo il settimanale britannico, prevede di dotare di armi nucleari sottomarini, missili e bombardieri stanziati nell'enclave di Kaliningrad, la ex Prussia Orientale, che si bagna nel Mar Baltico. La minaccia di riarmare questa regione era già stata formulata varie volte dal Cremlino, ma sembrava tramontata dopo le rassicurazioni di Washington sullo scudo spaziale. In particolare erano stati garantiti ai russi l'accesso e la possibilità di ispezionare i siti in Polonia e nella Repubblica Ceca. Inoltre Washington ha promesso di non rendere operativi i missili intercettori fino a quando l'Iran non testerà un missile con la capacità operativa di raggiungere gran parte dell'Europa Occidentale. Ma gli eventi di questi ultimi giorni, la crisi in Georgia e la decisione di Varsavia di accettare i missili americani sul suo suolo, avrebbero convinto i russi a muoversi nuovamente su Kaliningrad. Già un mese fa l'ex capo di Stato Maggiore delle forze strategiche Viktor Yesin aveva spiegato che nell'enclave si sarebbero potuti spostare «sistemi di missili Iskander e bombardieri». Gli Iskander sono vettori in grado di colpire bersagli a una distanza tra i 50 e i 400 chilometri e di portare testate nucleari. Ovviamente missili con una gittata così breve sarebbero assai più difficili da intercettare di quelli strategici. Gli Iskander hanno una portata di 480 chili e possono essere installati su camion a quattro assi estremamente mobili. Si tratta di missili assai accurati (la traiettoria può essere corretta in volo) su cui possono operare solo tre addetti. Se il piano andrà avanti, comprenderà con ogni probabilità anche la creazione di nuove basi in Bielorussia, come hanno più volta detto gli esperti di Mosca. La repubblica bielorussa, denuclearizzata dopo lo scioglimento dell' Urss, si trova tra la Russia e la Polonia. I missili a Kaliningrad, come ebbe a spiegare un anno fa l'allora ministro della difesa Ivanov, sarebbero parte della «risposta asimmetrica ed efficiente» che i tecnici del Cremlino hanno in mente. Già nel 2001 gli esperti americani fecero filtrare al Washington Post la notizia che la Russia aveva segretamente iniziato a spostare armi nucleari tattiche nella regione di Kaliningrad, sistemandole nel deposito della base navale. Mosca smentì l'indiscrezione, sostenendo che il Baltico rimaneva una zona denuclearizzata. Le indiscrezioni sul piano per i missili a Kaliningrad, come le minacce contro la Polonia, stanno rendendo sempre più tesi i rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti. Ieri il segretario alla Difesa americano Gates ha lanciato un appello al presidente Medvedev a «riprendere in mano» la situazione a Mosca, ridimensionando i falchi. «Vorremmo che coloro che in Russia hanno voglia di guardare al futuro, gente come Medvedev, iniziassero ad esercitare una maggiore influenza e mettessero sotto controllo la retorica di determinati personaggi». Il riferimento era al vice capo di Stato Maggiore Nogovitsyn che aveva minacciato i polacchi di ritorsioni nucleari. Le sue, comunque, erano state per Gates «dichiarazioni puramente retoriche». L'ex capo della Cia ha aggiunto con fermezza: «La Russia non lancerà missili nucleari contro nessuno. I polacchi lo sanno benissimo e lo sappiamo anche noi».Articoli correlati: - Mosca evoca la minaccia atomica - Russia, inaccettabili dichiarazioni Nato - La guerra delle bugie |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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