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15 agosto 2008
Il presidente della Georgia, Mikhail
Saakashvili, ha firmato il piano di pace proposto dal presidente
francese e capo di turno della Ue, Nicolas Sarkozy, per porre fine al
conflitto russo-georgiano legato all'Ossezia del sud.
L'annuncio è stato dato dallo stesso Saakashvili dopo un incontro con il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice: «Abbiamo firmato il cessate il fuoco con l'occupante e l'aggressore. Ora - ha aggiunto - vediamo il diavolo direttamente negli occhi. Ci sono ancora molte zone del Paese sotto occupazione militare straniera».
CRITICHE ALLA NATO - Saakashvili non ha risparmiato anche critiche alla Nato, spiegando di avere messo in guardia tempo fa il resto del mondo dal rafforzamento militare della Russia e che Mosca preparava da mesi l’intervento armato in Georgia. Ovvero, da quando la Nato ha preferito, lo scorso aprile, di non aprire le porte a Tbilisi proprio per timore di irritare i russi. La firma della pace non deve però, secondo il presidente georgiano, lasciar pensare ad una debolezza del suo governo: la Georgia, ha precisato, non cederà «mai» un chilometro quadrato del suo territorio.
«NEGOZIATI IN CORSO» - «L’accordo non pregiudica accordi futuri» ha poi voluto evidenziare Condoleezza Rice, citando «negoziati in corso per infrastrutture da collocare in futuro nella zona di conflitto», in riferimento all’invio di un contingente di pace internazionale, che secondo il capo della diplomazia Usa sarebbe «posssibile in pochi giorni». La Rice ha anche accusato il leader del Cremlino Dmitri Medvedev di non aver «onorato» la sua promessa di fermare tutta l'operazione militare in Georgia. E ha chiesto che a questo punto ci sia il disimpegno delle truppe di Mosca: «Il nostro obiettivo più urgente è l'immediato e ordinato ritiro delle forze armate russe e il loro ritorno in Russia». La Rice ha poi ribadito che gli Usa riconoscono l'indipendenza della Georgia ed ha evidenziato che «non è più il 1968», l'anno dell'invasione di Praga. Un concetto, questo, che era stato espresso in giornata anche dal presidente Usa, George W. Bush, secondo cui la Guerra Fredda «è finita» e per questogli Stati Uniti si augurano che la Russia lo riconosca. Anche il capo della Casa Bianca ha esortato Mosca a rispettare gli accordi per il cessate il fuoco in Georgia e ritirare le truppe. La Russia ha «danneggiato la propria credibilità» in questa vicenda, ha commentato Bush, aggiungendo che un rapporto teso con Mosca non è però «negli interessi americani».
MERKEL: «PRESENZA INGIUSTA» - Ma non solo gli Stati Uniti fanno pressione su Mosca. Anche la Germania è parte attiva negli incontri che cercano di portare la pace nel Caucaso. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha incontrato il presidente russo Dmitri Medvedev nella residenza di Soci affermando che alcune azioni della Russia durante il conflitto con la Georgia sull’Ossezia del Sud sono state «sproporzionate». Mosca deve ritirare le sue truppe dalla Georgia. Secondo la Merkel, «è ingiusta la presenza dei militari russi nel territorio georgiano» e quindi «occorre attuare il piano composto da sei punti (proposto dalla presidenza francese dell'Ue, ndr) perché le truppe russe escano dalla Georgia».
LA POSIZIONE DI MOSCA - In Ossezia del Sud è stata ripristinata la sicurezza «anche se purtroppo persistono alcuni problemi», ha dichiarato il presidente russo Dmitri Medvedev dal canto suo dopo l’incontro con il cancelliere Angela Merkel. Il leader del Cremlino ha ribadito la difesa dell’intervento russo in Georgia, e ha lanciato un monito eloquente, quanto «colorito»: ora la Russia deve garantire la sicurezza nella regione, ha detto, anche perché «a nessuno, ma più, debbono venire in mente idee idiote» come quella che ha portato al conflitto aperto russo-georgiano. La Russia «non vorrebbe un peggioramento dei propri rapporti con la Ue e gli Usa nè a breve nè a lungo termine. Anzi - ha aggiunto il presidente - partiamo sempre dalla necessità di sviluppare rapporti sia con la Ue che con gli Usa e alcuni paesi singoli della Ue. Viviamo in un mondo molto fragile, è del tutto evidente che il peggioramento globale della situazione internazionale farà il gioco delle forze più reazionarie. Chi non lo capisce è cieco».
SMENTITI CARRI ARMATI RUSSI - Intanto sul campo di battaglia è lo stesso ministero degli interni georgiano a smentire che carri armati russi siano diretti verso Kutaissi, la seconda città del Paese, come annunciato giovedì sera dallo stesso ministero: lo riferisce Radio Eco di Mosca. Il ministero ha precisato che le forze russe sono ancora a Senaki, Zugdidi e Gori, città quest'ultima dove sono in corso trattative con la polizia georgiane per il trasferimento del controllo.
CONVOGLI A GORI - Venerdì i russi hanno permesso l’ingresso a Gori di rifornimenti alimentari e alcuni carichi di aiuti umanitari, segno di attenzione per le sorti della popolazione, ma anche conferma del controllo russo della città georgiana diventata il fulcro del braccio di ferro russo-georgiano. Gori è strategicamente posizionata tra l’Ossezia del Sud e la capitale Tbilisi, e la presenza russa taglia de facto la Georgia in due. «A Gori la situazione è tranquilla, ma ci sono problemi alimentari», ha confermato il segretario del Consiglio di Sicurezza georgiano Aleksandr Lomaia, che nella notte ha visitato la città.
GEORGIANI SI RITIRANO - Sull'altro fronte il vice capo dello Stato maggiore russo, generale Anatoli Nogovitsin, ha reso noto che in Ossezia del Sud non si spara più e che tutte le operazioni militari sono ferme. Le truppe georgiane stanno tornando inoltre in caserma, ha aggiunto, citato dall'agenzia Interfax. L'alto ufficiale ha inoltre riferito che la parte georgiana ha approvato in sostanza la lista con i principi per lo scambio delle vittime e dei prigionieri di guerra.
RUSSIA: PROVE ATROCITÀ TBILISI - In questo clima di tensione la Russia rilancia le accuse alla Georgia. Sarebbe in grado di mostrare prove su presunte atrocità commesse dalla Georgia in Ossezia del Sud e le presenterà alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, venerdì nella visita di quest'ultima a Soci, sul Mar Nero. Lo ha dichiarato l'ambasciatore russo a Berlino, Vladimir Kotenev, in un'intervista al quotidiano tedesco "Bild". «Le truppe georgiane hanno assassinato uomini e donne, dato fuoco a chiese piene di profughi e saccheggiato interi villaggi. Su questo siamo in grado di presentare prove concrete», ha detto l'ambasciatore Kotenev.
TROVATE ARMI USA - Ma i russi muovono accuse anche agli Usa. Il vice capo di Stato maggiore russo, generale Anatoli Nogovitsin, ha reso noto durante una conferenza stampa a Mosca che vicino alla città georgiana di Senaki è stato sequestrato un grande deposito di armi di fabbricazione Usa. L'alto ufficiale ha aggiunto di non avere ancora certezza se gli Usa stanno consegnando in queste ore alla Georgia carichi di natura umanitaria o con materiale militare.
CLUSTER BOMB -
E in questo clima di accuse reciproche, un gruppo umanitario statunitense denuncia che la Russia ha lanciato le «cluster bomb», le cosiddette bombe a grappolo, in aree abitate della Georgia durante l'offensiva militare iniziata la scorsa settimana. Ma Mosca nega. Human Rights Watch insiste affermando che aerei russi hanno usato cluster bomb in due attacchi alle cittadine di Ruisi e Gori martedì scorso, uccidendo almeno 11 civili e ferendone decine. Il numero due dello Stato maggiore della difesa russo, il generale Anatoly Nogovitsyn, in proposito ha dichiarato in una conferenza stampa: «Non usiamo mai cluster bomb. Non c'è bisogno di farlo».
Tratto da: corriere della sera online
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