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Antimafia Duemila

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Un anno fa la strage di Duisburg PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi - 15 agosto 2008
San Luca (Reggio Calabria). Il 15 agosto di un anno fa la strage di Duisburg: sei giovani venivano uccisi davanti al ristorante “Da Bruno”, nella città tedesca, vittime della faida che da 17 anni va avanti a San Luca tra le famiglie Nirta-Strangio da una parte e Pelle-Vottari dall’altra.


Ancora oggi nel piccolo centro ai piedi dell’Aspromonte gli animi non si sono placati. La calma è solo apparente.
Il pm della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che ha coordinato le indagini sul caso, ha fatto un’analisi molto lucida parlando di <<un grosso errore>> compiuto dalle cosche di San Luca e dimostrato dal fatto che <<subito dopo la strage, l’élite della Ndrangheta ha imposto la pace>>. Una pace di facciata voluta dai più “anziani” dei clan locali per sopravvivere alla presenza forte dello Stato sul territorio. Sperando in questo modo di spingere le forze dell’ordine a non continuare ad indagare. Ma così non è stato. In realtà le indagini avviate dopo la strage di Duisburg hanno inferto duri colpi all’organizzazione: ci sono stati una cinquantina di arresti e sono stati sequestrati beni per decine di milioni di euro.
Nonostante questo la forza della 'Ndrangheta ha continuato ad aumentare, tanto che l’Eurispes stima in 44 miliardi l’anno i suoi traffici economici.
<<La ‘Ndrangheta è ovunque c’è da comprare e da investire – ha spiegato Nicola Gratteri - in Europa, in America del nord e del sud, in Australia>>. Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Austria sono paesi in cui i clan sono penetrati lentamente segnalando una presenza capillare. E da ultimo si è unito il Portogallo. Sicuramente una delle nuove rotte da seguire per gli inquirenti per contrastare la globalizzazione europea e mondiale della mafia calabrese.
In Italia oggi gli occhi degli inquirenti sono puntati su Milano dove interi quartieri a partire da Quarto Oggiaro sono in mano alle cosche. L’ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Francesco Forgione ha descritto Milano come <<la vera capitale della 'Ndrangheta>>. Le cosche hanno messo le mani anche nelle periferie della città come Trezzano sul Naviglio e Cesano Boscone. Proprio qui il 15 luglio scorso è stato ucciso un boss calabrese, considerato un “pezzo da novanta”: Carmelo Novella. Il suo omicidio viene letto «con preoccupazione» dagli inquirenti. <<Un omicidio di quel tipo - spiega Vincenzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia -, significa due cose: controllo assoluto del territorio e prima mossa tra cosche rivali sullo scacchiere dei lavori dell’<<Expo 2015>>. E per l’evento si prevedono investimenti miliardari a Milano.

Articolo correlato: Scalata al potere 

 


RAINEWS 24  16 agosto 2007
Paolo Cappelli conduce una rassegna stampa delle pagine online dei giornali tedeschi focalizzata sulla strage  a Duisburg, in Germania.

 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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