| Sequestrati beni dei fratelli Lo Cicero |
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di Aaron Pettinari – 14 agosto 2008 E’ stata la sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo a disporre la confisca del patrimonio dei due imprenditori palermitani, Giovanni e Salvatore Lo Cicero. I due fratelli, 81 e 77 anni, sono infatti ritenuti dagli inquirenti essere affiliati della famiglia mafiosa dell’Acquasanta. Il provvedimento di confisca eseguito dalla Dia riguarda in particolare 34 appartamenti, la maggior parte dei quali siti nei quartieri di Vergine Maria, Acquasanta ed Arenella; cinque grandi immobili estesi complessivamente oltre mille metri quadrati, per un valore attuale di circa cinque milioni di euro in un complesso edilizio di viale Regione Siciliana, dislocati su tre livelli, riconducibili alla Fasage spa, attualmente in affitto per uso commerciale; 5 ville in via Vergine Maria; 12 vani terrani ed un locale adibito ad ufficio; 13 magazzini, scantinati e garage; 2 fabbricati estesi 1400 metri quadrati; una imbarcazione da diporto fuoribordo; un aeromobile tipo «Rondone F4» marche I – Bazz, 3 autocarri per trasporto merci; 3 autovetture; quote di partecipazioni azionarie e polizze vita; 6 conti correnti bancari e postali; una società per azioni; 3 società a responsabilità limitata; 2 società in accomandita semplice; 4 imprese individuali che hanno per oggetto le costruzioni edili, anche nel settore cimiteriale, e la gestione immobiliare. I Lo Cicero sono stati indicati da diversi collaboratori di giustizia come uomini d’onore della famiglia mafiosa dell’Arenella – Vergine Maria – Acquasanta del mandamento di Resuttana. Furono quindi coinvolti in alcune inchieste sin dai primi anni novanta. Pizzo, riciclaggio di denaro sporco attraverso aziende ed imprese di costruzione ed infine il grande affare con l’impresa funebre. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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