Informazione
Rassegna Stampa
Russia: 'Appoggeremo Ossezia e Abkhazia'. | Russia: 'Appoggeremo Ossezia e Abkhazia'. |
|
|
|
|
14 agosto 2008
Il presidente Dmitri Medvedev
ha detto che Mosca appoggerà «qualsiasi decisione sullo status di
Abkhazia e Ossezia del sud che verranno prese dai popoli di quelle repubbliche
in considerazione dello statuto del'Onu, della convenzione internazionale
del 1966 e dell'atto di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in
Europa». Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha aggiunto che l'integrità
territoriale georgiana è «limitata de facto» e la questione non può
essere risolta se non «con la ricerca di strade mutualmente accettabili».
Intanto anche il leader separatisti abkhazo, Serghei Bagapsh, e quello
sudosseto, Eduard Kokoity hanno firmato a Mosca il piano di cessate
il fuoco in sei punti concordato da Sarkozy e accettato da Russia e
Georgia. La Russia «non crede che la Georgia rispetterà gli accordi
sul cessate il fuoco». È l'opinione del vice ministro degli Esteri
Grigori Karasin. «Nonostante il consenso formale del presidente georgiano
Mikhail Saakashvili, non abbiamo fiducia che egli rispetterà gli impegni
presi. Perciò, finché non saranno creati meccanismi internazionali,
le forze di pace russe resteranno in stato d'allerta».
LA CASA BIANCA: «IGNORIAMO
LE SPACCONATE DEI RUSSI» - La tensione tra Usa e Russia non è diminuita
e la Casa Bianca ha fatto sapere di voler ignorare quelle che definisce
«spacconate» di Mosca, come le dichiarazioni odierne del ministro
degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo il quale gli Stati Uniti
possono «dimenticarsi le chiacchiere sull'integrità territoriale della
Georgia». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino,
spiegando che per l'amministrazione Bush affermazioni come quelle di
Lavrov sono da considerare «spacconate» alle quali non verrà prestata
alcuna attenzione. LA RICE: «STOP ALLA CRISI» - Toni perentori anche di Condoleezza Rice: «È tempo di mettere fine alla crisi in Georgia» ha detto il segretario di Stato americano, parlando con i giornalisti dopo aver incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy. La Rice ha aggiunto che il presidente russo Dmitri Medvedev ha promesso di cessare le operazioni militari russe in Georgia. «Speriamo che mantenga la parola» ha concluso. Il segretario di Stato americano si recherà domani a Tbilisi, dopo aver riaffermato il sostegno del suo Paese alla sovranità georgiana.
«I RUSSI DISTRUGGONO GORI
E POTI» - La Georgia aveva accusato in precedenza le truppe russe di
«distruggere» le città georgiane di Gori (al confine con il Sud Ossezia)
e il porto di Poti sul mar Nero, anziché riconsegnarle alle forze georgiane
come stabilito. «Ci sono state esplosioni, stanno minando la città»,
ha denunciato Shota Utiashvili, portavoce del ministero dell'Interno
di Tbilisi. «Stanno distruggendo tutto anche nel porto di Poti, e le
strade appena costruite nella pare ovest del Paese». Una serie di violente
esplosioni si erano infatti udite a Gori, avevano riferito fonti giornalistiche
presenti sul posto. Queste notizie contrastano con quelle che confermano
che il capo del Consiglio di sicurezza georgiano, Alexander Lumaia,
sta negoziando con il generale russo Vlaceslav Barissov il passaggio
del controllo di Gori. Lo hanno riferito fonti giornalistiche sul posto
LA SITUAZIONE A GORI - Le truppe
russe hanno «non solo non hanno lasciato Gori e Poti, ma hanno incrementato
il loro numero», aveva denunciato il ministero degli Esteri georgiano
Nato Chikovani. «Per tutta la notte i russi ci hanno ripetuto che se
ne sarebbero andati, ma adesso hanno cambiato idea», ha dichiarato
Chikovani. «Le nostre forze hanno così interrotto l'ingresso a Gori
per evitare scontri». Un paio di ore prima il portavoce del ministero
dell'Interno, Shota Utiashvili, aveva invece reso noto il passaggio
delle consegne tra le forze di Mosca e quelle georgiane alle porte di
Gori. Il quartier generale di Mosca ha ammesso che le sue truppe sono
ancora a Gori, ma «lavorano congiuntamente con la polizia georgiana»,
ha detto il portavoce del ministero della Difesa Vlaceslav Borisov,
precisando che «nei prossimi due giorni continueremo a lavorare insieme,
e poi le forze verranno ritirate. Per ora in città sono tornati solo
i poliziotti georgiani, dopo potranno tornare i civili». Giornalisti
georgiani sul posto hanno riferito che gli abitanti iniziano a tornare
e che non ci sono gravi devastazioni. Una colonna di poliziotti georgiani
era stata vista entrare a Gori. Mosca si era impegnata ad abbandonare
totalmente la città entro le 10 (ora italiana), ma molti mezzi corazzati
danneggiati ostruiscono le strade. In nottata a Gori è avvenuto un
incontro fra il segretario del Consiglio di sicurezza georgiano e il
rappresentante del comando russo. Il capo della polizia della città,
Goga Giugheli, ha in parte smentito il portavoce del ministero georgiano
degli Esteri affermando che è ripreso il servizio «in regime di normalità»
e che «la maggior parte dei reparti militari russi ha lasciato la città
da tempo. Restano piccoli reparti che nel prossimo futuro se ne andranno».
INTERNET - Tbilisi avrebbe
bloccato i siti russi su internet per impedire ai suoi cittadini di
avere informazioni che non siano quelle rilasciate dal presidente georgiano
Mikhail Saakashvili. Lo afferma il ministro delle Telecomunicazioni
russo Igor Shogolev. Secondo il ministro, il blocco è partito in contemporanea
con l'attacco georgiano in Ossezia del sud. Tre giorni fa un gruppo
di hacker russi aveva preso di mira i siti governativi della Georgia.
Per questo motivo il ministero degli Esteri georgiano aveva aperto un
blog su Google per difendersi dagli attacchi degli hacker russi. RUSSIA APRE INCHIESTA PER GENOCIDIO - Come annunciato martedì, la Commissione investigativa presso la procura federale russa ha aperto un'inchiesta penale per genocidio nei confronti di cittadini russi nell'Ossezia del sud. Secondo un portavoce della Commissione le indagini si baseranno sulle «informazioni relative all'operato delle forze armate georgiane per sterminare i cittadini russi di etnia osseta in Ossezia del sud, attraverso l'uccisione dei medesimi o l'infliggere loro gravi lesioni corporali». BOSSI, TRUPPE ITALIANE SE LO CHIEDE LA UE - E sulla crisi in Georgia interviene anche il ministro delle Riforme, Umberto Bossi per il quale è possibile che l'Italia invii delle truppe in Georgia. A margine di un concerto della Fanfara dei Carabinieri a Edolo, Bossi, che si trova in vacanza in zona, a una domanda sull'argomento ha risposto così: «Sì, se lo chiede la Ue». Il fondatore della Lega ha parlato di «un po' di truppe, non per combattere - ha precisato - ma per interporsi tra i due fronti bellicosi». Tratto da: corriere della sera online
Articolo correlati: - Le Truppe russe entrano in Georgia - Russia: "Costringeremo i georgiani alla pace" |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |