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Russia: 'Appoggeremo Ossezia e Abkhazia'. PDF Stampa E-mail

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14 agosto 2008
Mosca. Si spara meno con le armi, ma tra Russia e Usa continua uno scambio di colpi molto duri sul piano diplomatico, anche se il capo del Pentagono Robert Gates ha detto che l'America non vuole un ritorno della guerra fredda.

 




Il Pentagono rivedrà comunque tutta la propria strategia di rapporti con la Russia, alla luce della crisi di questi giorni, che avrà «profonde implicazioni» nella relazione tra Washington e Mosca. 

Il presidente Dmitri Medvedev ha detto che Mosca appoggerà «qualsiasi decisione sullo status di Abkhazia e Ossezia del sud che verranno prese dai popoli di quelle repubbliche in considerazione dello statuto del'Onu, della convenzione internazionale del 1966 e dell'atto di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa». Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha aggiunto che l'integrità territoriale georgiana è «limitata de facto» e la questione non può essere risolta se non «con la ricerca di strade mutualmente accettabili». Intanto anche il leader separatisti abkhazo, Serghei Bagapsh, e quello sudosseto, Eduard Kokoity hanno firmato a Mosca il piano di cessate il fuoco in sei punti concordato da Sarkozy e accettato da Russia e Georgia. La Russia «non crede che la Georgia rispetterà gli accordi sul cessate il fuoco». È l'opinione del vice ministro degli Esteri Grigori Karasin. «Nonostante il consenso formale del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, non abbiamo fiducia che egli rispetterà gli impegni presi. Perciò, finché non saranno creati meccanismi internazionali, le forze di pace russe resteranno in stato d'allerta». 

LA CASA BIANCA: «IGNORIAMO LE SPACCONATE DEI RUSSI» - La tensione tra Usa e Russia non è diminuita e la Casa Bianca ha fatto sapere di voler ignorare quelle che definisce «spacconate» di Mosca, come le dichiarazioni odierne del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo il quale gli Stati Uniti possono «dimenticarsi le chiacchiere sull'integrità territoriale della Georgia». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, spiegando che per l'amministrazione Bush affermazioni come quelle di Lavrov sono da considerare «spacconate» alle quali non verrà prestata alcuna attenzione. 

LA RICE: «STOP ALLA CRISI» - Toni perentori anche di Condoleezza Rice: «È tempo di mettere fine alla crisi in Georgia» ha detto il segretario di Stato americano, parlando con i giornalisti dopo aver incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy. La Rice ha aggiunto che il presidente russo Dmitri Medvedev ha promesso di cessare le operazioni militari russe in Georgia. «Speriamo che mantenga la parola» ha concluso. Il segretario di Stato americano si recherà domani a Tbilisi, dopo aver riaffermato il sostegno del suo Paese alla sovranità georgiana. 

«I RUSSI DISTRUGGONO GORI E POTI» - La Georgia aveva accusato in precedenza le truppe russe di «distruggere» le città georgiane di Gori (al confine con il Sud Ossezia) e il porto di Poti sul mar Nero, anziché riconsegnarle alle forze georgiane come stabilito. «Ci sono state esplosioni, stanno minando la città», ha denunciato Shota Utiashvili, portavoce del ministero dell'Interno di Tbilisi. «Stanno distruggendo tutto anche nel porto di Poti, e le strade appena costruite nella pare ovest del Paese». Una serie di violente esplosioni si erano infatti udite a Gori, avevano riferito fonti giornalistiche presenti sul posto. Queste notizie contrastano con quelle che confermano che il capo del Consiglio di sicurezza georgiano, Alexander Lumaia, sta negoziando con il generale russo Vlaceslav Barissov il passaggio del controllo di Gori. Lo hanno riferito fonti giornalistiche sul posto 

LA SITUAZIONE A GORI - Le truppe russe hanno «non solo non hanno lasciato Gori e Poti, ma hanno incrementato il loro numero», aveva denunciato il ministero degli Esteri georgiano Nato Chikovani. «Per tutta la notte i russi ci hanno ripetuto che se ne sarebbero andati, ma adesso hanno cambiato idea», ha dichiarato Chikovani. «Le nostre forze hanno così interrotto l'ingresso a Gori per evitare scontri». Un paio di ore prima il portavoce del ministero dell'Interno, Shota Utiashvili, aveva invece reso noto il passaggio delle consegne tra le forze di Mosca e quelle georgiane alle porte di Gori. Il quartier generale di Mosca ha ammesso che le sue truppe sono ancora a Gori, ma «lavorano congiuntamente con la polizia georgiana», ha detto il portavoce del ministero della Difesa Vlaceslav Borisov, precisando che «nei prossimi due giorni continueremo a lavorare insieme, e poi le forze verranno ritirate. Per ora in città sono tornati solo i poliziotti georgiani, dopo potranno tornare i civili». Giornalisti georgiani sul posto hanno riferito che gli abitanti iniziano a tornare e che non ci sono gravi devastazioni. Una colonna di poliziotti georgiani era stata vista entrare a Gori. Mosca si era impegnata ad abbandonare totalmente la città entro le 10 (ora italiana), ma molti mezzi corazzati danneggiati ostruiscono le strade. In nottata a Gori è avvenuto un incontro fra il segretario del Consiglio di sicurezza georgiano e il rappresentante del comando russo. Il capo della polizia della città, Goga Giugheli, ha in parte smentito il portavoce del ministero georgiano degli Esteri affermando che è ripreso il servizio «in regime di normalità» e che «la maggior parte dei reparti militari russi ha lasciato la città da tempo. Restano piccoli reparti che nel prossimo futuro se ne andranno». 

INTERNET - Tbilisi avrebbe bloccato i siti russi su internet per impedire ai suoi cittadini di avere informazioni che non siano quelle rilasciate dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Lo afferma il ministro delle Telecomunicazioni russo Igor Shogolev. Secondo il ministro, il blocco è partito in contemporanea con l'attacco georgiano in Ossezia del sud. Tre giorni fa un gruppo di hacker russi aveva preso di mira i siti governativi della Georgia. Per questo motivo il ministero degli Esteri georgiano aveva aperto un blog su Google per difendersi dagli attacchi degli hacker russi. 

RUSSIA APRE INCHIESTA PER GENOCIDIO - Come annunciato martedì, la Commissione investigativa presso la procura federale russa ha aperto un'inchiesta penale per genocidio nei confronti di cittadini russi nell'Ossezia del sud. Secondo un portavoce della Commissione le indagini si baseranno sulle «informazioni relative all'operato delle forze armate georgiane per sterminare i cittadini russi di etnia osseta in Ossezia del sud, attraverso l'uccisione dei medesimi o l'infliggere loro gravi lesioni corporali». 

BOSSI, TRUPPE ITALIANE SE LO CHIEDE LA UE - E sulla crisi in Georgia interviene anche il ministro delle Riforme, Umberto Bossi per il quale è possibile che l'Italia invii delle truppe in Georgia. A margine di un concerto della Fanfara dei Carabinieri a Edolo, Bossi, che si trova in vacanza in zona, a una domanda sull'argomento ha risposto così: «Sì, se lo chiede la Ue». Il fondatore della Lega ha parlato di «un po' di truppe, non per combattere - ha precisato - ma per interporsi tra i due fronti bellicosi».



Tratto da:
corriere della sera online



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