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Rassegna Stampa
"Mio padre: un uomo di legge che non ha avuto giustizia" | "Mio padre: un uomo di legge che non ha avuto giustizia" |
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Esiste una gioia che non potrà mai essere piena, ma che sarà comunque cercata e desiderata, ed esiste un dolore inestinguibile rimasto nascosto fino a qualche anno fa. Questi occhi scuri e profondi sono di Rosanna Scopelliti, figlia adesso ventiquattrenne del giudice Antonino Scopelliti ucciso da colpi di lupara a Campo Calabro dove era in ferie diciassette anni fa, quando lei era soltanto una bambina. Era agosto e a settembre avrebbe dovuto discutere le argomentazioni di rigetto dei ricorsi in Cassazione avverso le condanne nei confronti dei più importanti e pericolosi esponenti di Cosa Nostra nel primo maxiprocesso. Da allora e fino all'omicidio Fortugno nell'ottobre 2005 e alla successiva ribellione dei ragazzi di Locri, nessuna fiducia più nella Calabria era stata riposta da Rosanna. Adesso, nonostante l'indignazione di una sentenza ignobile che nel 2004 ha soltanto assolto, senza decretare alcun responsabile per l'omicidio di suo padre, giudice che la storia ha confermato essere stato solo, Rosanna si unisce alla voce di quei ragazzi. Così da Roma, dove vive e studia, periodicamente torna in Calabria per testimoniare che nessun cambiamento è possibile senza una cittadinanza attenta, vigile, coraggiosa e unita. Nel ricordo dell' impegno di un uomo di legge contro la mafia e nel monito di una giustizia rimasta incompiuta, anche quest'anno Rosanna Scopelliti e la Fondazione intitolata a suo padre si sono fatte promotrici, accanto la movimento “E adesso ammazzateci Tutti” guidato da Aldo Pecora, del secondo meeting giovanile nazionale Antimafia in svolgimento a piazza Duomo oggi e domani. Strill.it ha voluto raccogliere la testimonianza diretta di Rosanna che ha iniziato con il raccontare cosa abbia destato in lei nuova fiducia in una terra che le aveva lasciato solo un vuoto incolmabile e che le suggeriva solo il rosso del sangue versato da suo padre e il grigiore di un'indifferenza immeritata e vile.
“Dopo anni di lontananza
ho risposto al richiamo di giovani, come me, che pretendono un cambiamento.
L'omicidio di mio padre che, convinto che la sua terra e la sua gente
non lo avrebbero mai colpito alle spalle, rifiutò la scorta, rappresentò
per me la distruzione della Calabria di cui lui stesso mi raccontava
e che lui stesso mi insegnava ad amare. Nasce così la decisione mia
e di mia madre di allontanarci in modo definitivo da questa regione.
Il processo che seguì e l'assenza di responsabili che la sentenza
decretò, aggravarono questo divario, in ragione di un'indifferenza
che perdurava e che sentivamo colpirci allora come all'indomani dell'omicidio.
La sensazione che provavo era di immensa tristezza per una terra incapace
di rialzarsi. Una terra che comunque non era più casa mia. Gli avvenimenti
della fine del 2005, l'omicidio Fortugno e la marcia dei ragazzi a Locri
mi hanno scossa. Sentivo quel richiamo ad una speranza che forse aspettavo
da anni e che per lungo tempo avevo soffocato. Mi sentivo finalmente
capita da persone di questa terra. Nasce così la mia vicinanza al movimento
Ammazzateci Tutti cui ho deciso di affidare la memoria di mio padre
perché, al di là delle marce e delle manifestazioni, c'è un impegno
serio portato avanti con le difficoltà tipiche di chi si propone di
operare, restando libero. Questo cammino era anche il mio, ecco perchè
ho deciso di unirmi a loro. Un cammino che si pone anche contro quella
mafia di terzo livello, quella che si infiltra e si annida nelle istituzioni.
Quella più pericolosa.”
Cosa ti ha lasciato la drammatica
esperienza della perdita di tuo padre?
Ti sei mai sentita in pericolo
per il tuo impegno?
Tu hai fiducia nello Stato?
Cosa ricordi tuo padre?
Credi anche tu che la lotta
alla mafia abbia bisogno di eroi?
Cosa vedi nel futuro tuo e
di questa terra?
Termina così ma chiacchierata
con Rosanna Scopelliti che, sorridendo, riconosce di essere tornata
a sentirsi orgogliosa di questa sua rinnovata vicinanza alla Calabria. Tratto da: http://www.strill.it |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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