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Rassegna Stampa
Gela, rogo anti-pm e giudici in fuga | Gela, rogo anti-pm e giudici in fuga |
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E se accade in una Procura
che non fa marketing giudiziario. Anche se è tra le tante Procure del
Sud Italia (specie le piccole e medie) che una norma dell'ordinamento
giudiziario, introdotta nel 2007 dal governo Prodi-Mastella e non modificata
dal governo Berlusconi-Alfano, sta mettendo in ginocchio: la regola
che vieta ai giovani magistrati, al termine del tirocinio da uditori
giudiziari, di essere destinati a fare come primo incarico il pm o il
giudice monocratico. Storicamente le «sedi disagiate» del Sud, dove
quasi nessuno chiede di andare e tutti scappano appena possibile, sono
state coperte con questi giovani, in passato incentivati con l'assicurazione
di poter (dopo almeno 5 anni di permanenza) avere la priorità assoluta
nello scegliere la successiva sede. Poi però lo Stato, su pressione
di una parte stessa della magistratura che mal tollerava il «sorpasso»
dei giovani nei trasferimenti, si è parzialmente rimangiato questo
«patto», mutando la priorità in incentivi poco significativi. Così,
al fatto che quasi nessun magistrato con un po' di anzianità sia disposto
a trasferirsi in queste sedi, ora si combina la «bomba a orologeria»
della nuova norma: nessun giovane può fare il pm nelle sedi disagiate,
che però, già afflitte da gravi carenze d'organico, registrano il
progressivo esodo delle toghe che man mano raggiungono la possibilità
di andarsene.
Sicché proiezioni Anm avvisano
che sedi come Siracusa, Gela, Caltanissetta, Locri o Palmi, già in
difficoltà oggi, saranno con l'acqua alla gola fra 2 anni e deserte
fra 5. Ed è per questo che, alla neoprocuratrice di Gela, Lucia Lotti,
fatti come l'intimidazione alla sua pm, una delle poche che ha scelto
di restare a Gela pur potendo andare via, suggerisce un amaro paradosso:
«Devo ammettere che io per prima, all'interno della categoria, ho posto
l'attenzione sul fatto che, se nessun magistrato fa mai domanda per
andare a lavorare in queste sedi, questo è un problema prima di tutto
nostro, della magistratura, una circostanza che dovrebbe suscitare una
riflessione culturale, per esempio su quale debba essere lo spirito
con il quale si fa i magistrati», premette Lotti. Ed è una che può permetterselo, perché è un raro caso appunto di magistrato che ha scelto di lasciare un impegnativo ma comodo ufficio metropolitano (come il pool Antimafia di Roma, dove ha svolto importanti inchieste sul crimine organizzato) per andare a lavorare nel prototipo del «disagio», quella Procura di Gela dove (appena arrivata) si è già trovata 2 soli pm invece dei 5 teorici. «Ma — aggiunge ora Lotti —, se si arriva al punto che devi andare a lavorare in un luogo dove ti appiccano il fuoco sotto casa e la cosa passa sotto silenzio, beh, allora la situazione non è più tale da poter essere affrontata e risolta solo con il richiamo all'etica e alla responsabilità del singolo magistrato: occorre che un forte impegno civile sia condiviso dalle istituzioni». E invece, lamenta Lotti di fronte alla gomma che da mesi assorbe gli allarmi di Anm e Csm, «è come se ormai si stesse perdendo la consapevolezza neanche più solo dei problemi drammatici che attanagliano alcuni uffici giudiziari, ma degli uffici stessi, persino della loro esistenza sul territorio. Su questo territorio che fa parte di questo Stato». E così, mentre in serata dal Quirinale si fa sapere che il presidente Napolitano ha contattato l'ufficio per manifestare la propria attenzione, si va avanti sopperendo solo con l'impegno. Come quello del pm di Pescara, Guerra, resosi disponibile dall'autunno per una temporanea applicazione extradistrettuale a Gela. Volontario. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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