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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Gela, rogo anti-pm e giudici in fuga
Gela, rogo anti-pm e giudici in fuga PDF Stampa E-mail

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di Luigi Ferrarella - 9 agosto 2008
Milano.
La notizia non è che, l'altro giorno a Gela, a un pubblico ministero abbiano bruciato l'ingresso di casa.



La notizia è che, in Italia, bruciare l'ingresso della casa di un magistrato può non essere una notizia per tv e giornali, per la politica, per chi pure parla e straparla in continuazione di giustizia. Può non esserlo. Se succede in una città, come in questo caso Gela, dove ogni notte viene bruciata un'auto o una saracinesca. Se capita a un magistrato sconosciuto ai riflettori e alle prese con indagini «normali» (come in questo caso la pm Serafina Cannatà). 

E se accade in una Procura che non fa marketing giudiziario. Anche se è tra le tante Procure del Sud Italia (specie le piccole e medie) che una norma dell'ordinamento giudiziario, introdotta nel 2007 dal governo Prodi-Mastella e non modificata dal governo Berlusconi-Alfano, sta mettendo in ginocchio: la regola che vieta ai giovani magistrati, al termine del tirocinio da uditori giudiziari, di essere destinati a fare come primo incarico il pm o il giudice monocratico. Storicamente le «sedi disagiate» del Sud, dove quasi nessuno chiede di andare e tutti scappano appena possibile, sono state coperte con questi giovani, in passato incentivati con l'assicurazione di poter (dopo almeno 5 anni di permanenza) avere la priorità assoluta nello scegliere la successiva sede. Poi però lo Stato, su pressione di una parte stessa della magistratura che mal tollerava il «sorpasso» dei giovani nei trasferimenti, si è parzialmente rimangiato questo «patto», mutando la priorità in incentivi poco significativi. Così, al fatto che quasi nessun magistrato con un po' di anzianità sia disposto a trasferirsi in queste sedi, ora si combina la «bomba a orologeria» della nuova norma: nessun giovane può fare il pm nelle sedi disagiate, che però, già afflitte da gravi carenze d'organico, registrano il progressivo esodo delle toghe che man mano raggiungono la possibilità di andarsene. 

Sicché proiezioni Anm avvisano che sedi come Siracusa, Gela, Caltanissetta, Locri o Palmi, già in difficoltà oggi, saranno con l'acqua alla gola fra 2 anni e deserte fra 5. Ed è per questo che, alla neoprocuratrice di Gela, Lucia Lotti, fatti come l'intimidazione alla sua pm, una delle poche che ha scelto di restare a Gela pur potendo andare via, suggerisce un amaro paradosso: «Devo ammettere che io per prima, all'interno della categoria, ho posto l'attenzione sul fatto che, se nessun magistrato fa mai domanda per andare a lavorare in queste sedi, questo è un problema prima di tutto nostro, della magistratura, una circostanza che dovrebbe suscitare una riflessione culturale, per esempio su quale debba essere lo spirito con il quale si fa i magistrati», premette Lotti. 

Ed è una che può permetterselo, perché è un raro caso appunto di magistrato che ha scelto di lasciare un impegnativo ma comodo ufficio metropolitano (come il pool Antimafia di Roma, dove ha svolto importanti inchieste sul crimine organizzato) per andare a lavorare nel prototipo del «disagio», quella Procura di Gela dove (appena arrivata) si è già trovata 2 soli pm invece dei 5 teorici. «Ma — aggiunge ora Lotti —, se si arriva al punto che devi andare a lavorare in un luogo dove ti appiccano il fuoco sotto casa e la cosa passa sotto silenzio, beh, allora la situazione non è più tale da poter essere affrontata e risolta solo con il richiamo all'etica e alla responsabilità del singolo magistrato: occorre che un forte impegno civile sia condiviso dalle istituzioni». E invece, lamenta Lotti di fronte alla gomma che da mesi assorbe gli allarmi di Anm e Csm, «è come se ormai si stesse perdendo la consapevolezza neanche più solo dei problemi drammatici che attanagliano alcuni uffici giudiziari, ma degli uffici stessi, persino della loro esistenza sul territorio. Su questo territorio che fa parte di questo Stato». E così, mentre in serata dal Quirinale si fa sapere che il presidente Napolitano ha contattato l'ufficio per manifestare la propria attenzione, si va avanti sopperendo solo con l'impegno. Come quello del pm di Pescara, Guerra, resosi disponibile dall'autunno per una temporanea applicazione extradistrettuale a Gela. Volontario.

 
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