Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Nov 22nd
Home arrow Informazione arrow News arrow Impossibile che l’America non sapesse
Impossibile che l’America non sapesse PDF Stampa E-mail

giulietto-chiesa-web10.jpg


di Giulietto Chiesa - 9 agosto 2008

Mikhail Saaka-shvili, presidente della Georgia, ha annunciato in televisione l’attacco contro l’Ossezia del Sud motivando con la necessità di «ripristinare l’ordine costituzionale».



Un «ordine» che non esisteva da 16 anni, dal lontano 1992, in cui, subito dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Georgia proclamò la propria indipendenza e, immediatamente dopo, l’Ossezia del Sud proclamò la propria indipendenza dalla Georgia, applicando a sé gli stessi identici diritti che la Georgia aveva applicato nei confronti della Russia. Solo che la Russia di Boris Eltsin non fece guerra alla Georgia per questo, mentre la Georgia attaccò l’Ossezia del Sud massacrandone almeno due migliaia di cittadini. Ma non riuscendo a piegarne la resistenza, anche perché non la Russia, ma una parte dei generali russi e l’aiuto dei fratelli osseti del Nord, fornì armi, retrovie, sostegno.
Da allora le cose erano rimaste a quello status quo. I russi avevano frapposto - ricevendone il mandato dalla Comunità di Stati Indipendenti di cui la Georgia era ancora parte, sebbene sempre meno impegnata - una forza d’interposizione certo non molto neutrale ma neppure apertamente ostile ai georgiani. Gli osseti del Sud si erano dati un governo, un presidente. Sebbene la popolazione dell’Ossezia non sia mai stata superiore alle 100 mila unità, il retroterra osseto, in territorio russo, con la qualifica di Repubblica autonoma, aveva forza a sufficienza per fornire elettricità e gas, vettovaglie, e Mosca a sua volta, per pagare le pensioni e gli stipendi dei funzionari pubblici.
Tbilisi non ha mai riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud. Mosca non ha mai riconosciuto all’Ossezia lo status di paese indipendente. E si è proceduto così. Per sedici anni. Dunque quando Saakashvili dichiara di voler ripristinare l’ordine costituzionale si riferisce a un ordine che non esiste praticamente dall’atto di nascita della Georgia post-sovietica.
La domanda è dunque: perché adesso? C’era urgenza? Forse che Tbilisi temeva di essere invasa da una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia? Ovviamente non è questa la spiegazione. La spiegazione sta nella bandiera europea, blu con tante stelle gialle, che Saakashvili esibiva alle sue spalle, ben visibile alla tv l’altro ieri mentre annunciava l’offensiva. Una forzatura, perché la Georgia non è parte dell’Europa. Forzatura, tuttavia, assai significativa. Saakashivili non ha certo agito senza consultare i suoi principali benefattori, gli Stati Uniti. Se ha agito è perché ha avuto il consenso di Washington. Immaginare il contrario significa non conoscere il peso dell’influenza americana nella Georgia attuale. Il problema è che la Russia non è più quella del 1992, in ginocchio, e nemmeno quella del 2000, quando Boris Eltsin venne mandato in pensione da Washington e dagli oligarchi russi. Non va dimenticato che i morti di Tzkhinvali e dei villaggi osseti erano in gran parte cittadini russi, con passaporto russo in tasca.
Il tornaconto di Saakashvili è evidente: se la Russia si arrabbiasse sul serio, ecco molto più plausibile la sua richiesta di entrare subito nella Nato, e poi in Europa. E l’Europa, che ne pensa? Javier Solana non può dire niente di più e di meglio di quello che gli impongono i governi europei che condividono la strategia di Washington, e di quelli che, pur non condividendola, non osano contrastarla. E la strategia statunitense è fin troppo chiara: tenere la Russia sotto pressione, trascinando Bruxelles nella stessa logica.
Resta la domanda che dovrebbe porsi l’Europa e dovremmo porci tutti, almeno tutti coloro che credono nel diritto dei popoli all’autodeterminazione. È questo il modo per risolvere il problema? Una generazione di ragazzi osseti è cresciuta in guerra con la Georgia. Nei cortili delle scuole di Tzkhinvali ci sono tanti cimiteri, con le lapidi scolpite dei nomi degli studenti morti in questi anni di guerra. Resterà, per la storia, la vergogna per chi ha permesso questo scempio. Sempre che le cose non si mettano al peggio. Che è l’ipotesi più probabile.
 
LA STAMPA
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement

  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Approfondimento quotidiano

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Link

comitato_addiopizzo.gif



liberainformazione.jpg



ilresto_banner.jpg



telejatoweb.jpg



banner_corrierenews_web1.png



banner-u-cuntu-web.jpg




APPELLO

contro-il-lodo-alfano-web0.jpg

Statistiche

Utenti: 891
Notizie: 6439
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2908214

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Rss Feed

rss_web.png



Google Adv


Libri

solo-per-giustizia-home.jpg

Libri

e-la-stampa-bellezza-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

kennedy_john_f.jpg