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All'alba del riscatto | All'alba del riscatto |
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Pagina 2 di 2 BUBBICO assume un ruolo centrale nell’organizzare il percepimento illecito di fondi pubblici, garantisce la capacità di intervento nella gestione della sanità, rappresenta il collante tra quella parte della politica, della magistratura e degli imprenditori che fanno e tentano di fare affari in violazione di legge. Rilevante ed indiscusso è il suo ruolo nella cd. “vicenda PANIO” in cui si realizza, tra l’altro, il mercimonio della funzione da parte della dr.ssa GENOVESE ed all’interno della quale il dott. CANNIZZARO assume la guida dell’Ospedale San Carlo da dove è in grado di governare, unitamente agli altri sodali, la gestione di affari e dispensare “prebende” varie a chi, a vario titolo, ha contribuito, anche dall’esterno, al rafforzamento del sodalizio”. I nomi e le funzioni delle persone indagate, si badi che mancano ancora nella citazione il Dr. Giuseppe Chieco – capo della Procura di Matera, il Dr. Bonomi – sost. proc. generale della Procura Generale di Potenza, e molti altri fra magistrati, politici, imprenditori e bancari lucani; forniscono un quadro abbastanza preoccupante della delicata inchiesta catanzarese. La “reazione” alle indagini del Dr. De Magistris non tardò a manifestarsi. Una sorta di “contro inchiesta” era stata avviata dalla Procura della Repubblica di Matera che, in seguito a qualche decina di denunce-querele presentate dall’Avv. Emilio Nicola Buccico aveva ipotizzato il reato di “associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa del senatore Emilio Nicola Buccico”. Gli indagati erano alcuni giornalisti (Carlo Vulpio – inviato del Corriere della Sera; Gianloreto Carbone – inviato della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”; Nino ed Emanuele Grilli – Direttore ed editore de Il Resto; Nicola Piccenna – capo-redattore de Il Resto) ed il capitano dei carabinieri Pasquale Zacheo (Ufficiale di PG delegato per alcuni aspetti dell’inchiesta “Toghe Lucane”). Una massiccia e prolungata attività di intercettazioni telefoniche consentirono alla D.ssa Annunziata Cazzetta (PM materano titolare delle indagini sui giornalisti ed il capitano dei CC) ed a numerosi magistrati indagati in “Toghe Lucane” di conoscere alcuni sviluppi dell’inchiesta a loro carico direttamente dalla viva voce del Dr. De Magistris e del Capitano Zacheo. Praticamente la procura indagata ascoltava le telefonate del magistrato che la indagava mentre, in questo clima di controffensiva giudiziaria, scaturirono le decine di incolpazioni con cui il Ministro della Giustizia (Clemente Mastella, ndr) ed il Procuratore Generale Presso la Suprema Corte di Cassazione (Mario Delli Priscoli), a partire dal settembre 2007, chiesero il trasferimento del Dr. De Magistris ad altra sede ed altro incarico. Richiesta accolta dal Consiglio Superiore della Magistratura nel gennaio del 2008. È il momento di massimo sviluppo della reazione all’attività del magistrato catanzarese o, se vogliamo, è il momento di minima “tenuta” istituzionale. Tanto sono inconsistenti le contestazioni mosse al Dr. De Magistris da far apparire come invalicabile il muro dei “poteri costituiti” che ne vogliono pervicacemente impedire l’attività giudiziaria; costituzionalmente garantita, anzi, obbligatoria! Ma, c’è sempre un imprevisto in agguato, la Procura di Salerno chiamata ad indagare nei procedimenti a carico del Dr. Luigi De Magistris, nel giugno 2008 ha prodotto un atto (richiesta di archiviazione per il magistrato catanzarese) che riporta l’inchiesta “toghe lucane” nel suo alveo originario. Viene da chiedersi come mai si è sviluppata una reazione così veemente contro l’inchiesta “Toghe Lucane”? Non ci sono elementi per rispondere a questa domanda, solo congetture. Un po’ quello che si accennava in apertura sulla “questione iceberg”. Possiamo solo intuire le dimensioni, la portata di questa inchiesta di cui spuntano i nomi eccellenti dei vertici delle Procure del Distretto giudiziario della Basilicata ma che coinvolge figure istituzionali di ancor più alto rilievo. Possiamo anche pensare, sempre che non ce ne venga fatto divieto mediante Legge dello Stato, che l’enorme ricchezza del sottosuolo lucano, che custodisce il più grande giacimento petrolifero continentale d’Europa, non sia del tutto estraneo ad interessi “perversi”. (le stime ENI vanno da 1 a 10 miliardi di barili, in soldoni da centoquarantacinque a millequattrocentocinquanta miliardi di dollari). Possiamo pensare che la ritrosia nel fornire informazioni trasparenti sulle quantità di petrolio estratto, le mancate spiegazioni circa il destino di alcuni milioni di tonnellate di stream-gas (gas disciolti nel petrolio) di cui si conosce l’avvenuta estrazione ma nessuno chiarisce quale sia la destinazione; possiamo pensare che tutto questo c’entri in qualche modo. Possiamo pensare che alcune migliaia di miliardi dell’operazione della maxi cartolarizzazione bancaria, archiviata dalla Procura di Matera e ricompresa in Toghe Lucane, siano collegate a questi ingentissimi giri di denaro. Possiamo pensare che non sia solo la D.ssa Iside Granese (all’epoca presidente del tribunale di Matera) ad aver beneficiato di mutui bancari a tassi irrisori e senza garanzie; la stessa maxi cartolarizzazione ha riguardato l’Irpinia, il Beneventano e l’Abruzzo, per esempio. Possiamo pensare che Toghe Lucane sia la più importante inchiesta giudiziaria degli ultimi cinquantanni, così importante da mettere in discussione i poteri forti, la casta, la massoneria deviata. Possiamo pensare che sia vicina la stagione del riscatto del mezzogiorno d’Italia, terra di conquista per i Piemontesi e di spartizione per i valvassori autoctoni. E questi pensieri, fino a quando il Dr. De Magistris non depositerà gli atti di chiusura delle indagini, ci riempiono di attesa e di preoccupazione. Nella speranza non siamo certamente soli e, forse per la prima volta davvero, frotte di intoccabili stanno scoprendo la paura! |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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