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Dal Loft al Lost | Dal Loft al Lost |
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di Marco Travaglio - 8 agosto 2008 Intanto il Pd tenta di raccogliere 5 milioni di firme sotto l'appello 'Salva l'Italia'. In un paese serio le due opposizioni si aiuterebbero nelle rispettive raccolte. Invece Uòlter ha subito stroncato l'iniziativa dell'(ex?) alleato, che pure nel Pd aveva già riscosso importanti adesioni (Parisi e Monaco) e pre-adesioni (Bersani e Tenaglia). Le spiegazioni del Loft, sempre più Lost, sono curiose. 1. "Non si deve ridare centralità alla polemica antiberlusconiana". Chissà perché: da novembre, quando scelse il dialogo con Berlusconi, il Pd non ha avuto che guai. Il dialogo porta sfiga; 2. "Le priorità sono altre: salari, crescita". Sta di fatto che, sondaggi alla mano, la misura più impopolare del governo è stata finora l'impunità alle alte cariche osteggiata dal 70-80 per cento degli italiani, che ha fatto crollare del 10 per cento la fiducia nel premier; 3. "La giustizia nel suo complesso non si affronta coi referendum". Ma qui nessuno vuol affrontare la giustizia nel suo complesso: solo cancellare una legge immonda con l'unico strumento possibile, visto il rapporto di forze in Parlamento; 4. "Poi non si fa il quorum e lui diventa invincibile". Più invincibile di così, sarà difficile. E poi perché non provarci? Un pacchetto referendario per restituire potere di scelta agli elettori e per una giustizia uguale per tutti diventerebbe un formidabile testa d'ariete contro i privilegi di Casta. Schiaccerebbe sulla Casta la destra, che prevedibilmente tra pochi mesi sarà in difficoltà per la crisi economica. Mobiliterebbe un fronte trasversale di cittadini. E riconcilierebbe il Pd con elettori insoddisfatti, girotondi e grillini, bollati come 'antipolitici' sol perché chiedono una politica diversa; 5. "Non si va a rimorchio di Di Pietro". Ma, se sposasse il referendum, sarebbe il Pd ad assumere il comando, visto che Idv ha (per ora) un settimo dei suoi voti. Perché non usare per le firme 'utili' del referendum la macchina organizzativa messa in piedi dal Pd per una petizione inutile? 6. "È un autogol che fa il gioco di Berlusconi". Strano: i leader e gli house organ del Pdl sparano a palle incatenate su Di Pietro e sul referendum, mentre elogiano il Pd che si oppone. Sanno bene che, da imputato, il premier ha sempre dato il peggio di sé: dal 2004, cassato il lodo Schifani, perse tutte le elezioni fino al 2006. Tutt'oggi la sola idea di tornare imputato lo fa uscire di testa. Dice: "Mi hanno assolto per gli abusi a Villa Certosa e in Spagna per Telecinco". Ma nel primo processo lui non era nemmeno imputato (lo era un amministratore, Giuseppe Spinelli, che l'ha sfangata grazie ai condoni); e nel secondo hanno assolto solo i coimputati, mentre la sua posizione, stralciata nel 2002, è ancora da giudicare. Insomma, lodo o non lodo, millanta processi e sentenze inesistenti. Per fargli perdere definitivamente la trebisonda, nulla di meglio che restituirlo al suo habitat naturale: i tribunali. L'ESPRESSO |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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