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Antimafia Duemila

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Latitanza finita. Arrestato Paolo Nirta. PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari – 7 luglio 2008

Ricercato dal maggio scorso è stato catturato dai Carabinieri presso una vecchia casa di San Luca.




Era considerato il reggente della cosca Nirta – Strangio, coinvolta dal 1991 in una faida sanguinaria contro le famiglie Pellé – Vottari, culminata nel Ferragosto dell’anno passato con la strage di Duisburg. Ad arrestarlo questa mattina i carabinieri dl Gruppo di Locri assieme a quello dello squadrone eliportato dei cacciatori. Nell’abitazione i carabinieri hanno trovato una botola che conduce alla strada sottostante ed un’agenda sulla quale gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. Intanto, nei prossimi giorni, Paolo Nirta dovrà comparire davanti al gup che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Dda per lui ed altre 47 persone accusate di fare parte delle cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari. Nirta, negli ultimi tempi, avrebbe assunto un ruolo di primo piano all'interno della cosca diventandone il reggente. Questo sarebbe avvenuto dopo l'arresto del fratello, Giovanni Luca (detto Gianluca), e del padre, Giuseppe, ritenuto il boss della cosca. Gianluca era il marito di Maria Strangio, uccisa in un agguato il giorno di Natale del 2006 e "vendicata" proprio a Duisburg. Le parentele di Paolo Nirta, però, non finiscono qui. L'uomo, infatti, è il cognato di Giovanni Strangio, il giovane di 29 anni ricercato da quasi un anno perché accusato di essere uno degli autori della strage di Duisburg. Intanto prosegue il processo “Fehida”. Francesco Strangio,  Giovanni Marrapodi, Barbara Rocca, Michele Carabetta, lo stesso Paolo Nirta, Giovanni Strangio, Francesco Napoli, Domenica Nirta hanno chiesto il rito abbreviato. Alla sbarra nel processo ci sono 58 appartenenti e tutti devono rispondere di alcuni episodi della faida. In particolare del raid della notte di Natale del 2006, l'azione criminale sfociata nell'omicidio di Maria Strangio e nel ferimento di tre persone, tra cui un bambino di cinque anni, e l'omicidio di Bruno Pizzata. L’inizio della celebrazione degli abbreviati è stata fissata dal giudice per il prossimo 20 ottobre.


Il servizio di SkyTg24

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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