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Lo studioso Giuseppe Mininni parla di “fabbrica dei divi” e spiega: “I media sono rivelatori e insieme costruttori dello star system. Non solo le posizioni di potere – economico, politico, simbolico – trovano visibilità nell’azione dei mass media, ma questi alimentano in modo possente la tendenza inerente a ogni istituzione sociale, cioè quella di operare per "inclusione ed esclusione"… i divi dello spettacolo, dall’attore… cantante o conduttore sono ammirati perché i media li fanno apparire vincenti e quindi li presentano come modelli di personalità capaci di sottrarsi alle derive omologanti della società attuale”.(6)
Negli ultimi anni, a causa della disaffezione dei cittadini alla politica corrotta degli attuali personaggi, hanno guadagnato spazio persone che informano su ciò che i media non dicono, come Beppe Grillo. Il fattore IPS in questo caso ha agito formando gruppi di fans assai “fidelizzati”, a tal punto da trovare nel personaggio un punto di riferimento saldo per comprendere la realtà e cercare di fare qualcosa per contrastarne gli aspetti negativi. In questi casi vi può essere, secondo Mininni, un vero e proprio culto della personalità: “Il fan non si rende conto di inserire l’oggetto della sua ammirazione in un vero e proprio culto della personalità perché la sua relazione di identificazione parasociale è ispirata a slanci idealistici. I fan… reinterpretano un certo materiale simbolico attraverso l’investimento totale delle proprie risorse – cognitive e affettive, di tempo e di denaro -, ritenendo naturalmente di trarne un vantaggio in termini di benessere o di soddisfazione personale”.(7)
Nel caso estremo e ben più gravoso di effetti, ovvero nel fanatismo politico, il culto della personalità del capo serve a nascondere le magagne di chi assurge ad ideale, a tal punto da ignorare persino l’evidenza. Ad esempio, l'ambasciatore inglese in Italia nel periodo fascista Eric Drummond, osservò che Mussolini utilizzava a suo vantaggio il legame emotivo che la propaganda aveva contribuito a creare: "l'atteggiamento popolare nel suo complesso verso il signor Mussolini (...). il Duce e il sistema fascista sono inestricabilmente connessi, ma è possibile distinguere tra i due - e moltissimi italiani fanno in effetti così". In altre parole, Drummond avvertiva l’effetto IPS e sosteneva che molti italiani erano indotti, dal fascino e dal rapporto emotivo stabilito col duce, a dissociare il regime ingiusto e tirannico da Mussolini stesso. Per questo motivo il duce, nonostante i disastri, continuava ad essere visto da molti come un capo forte e autorevole, che aveva a cuore le sorti dei lavoratori. Drummond scrisse addirittura che la gente "considera il sistema come il prezzo da pagare in cambio del suo capo".(8)
Oggi l’effetto IPS può riguardare i personaggi mediatici mostrati come onesti, sinceri e come fossero dalla parte dei cittadini, anche se non può esistere un personaggio del genere nei mezzi mediatici di ampia diffusione, poiché il gruppo stegocratico non lo permetterebbe, sapendo che un personaggio indipendente non si autocensurerebbe e dunque potrebbe parlare di argomenti “scomodi” ad un vasto pubblico. Tale pericolo è attualmente scongiurato dal controllo pressoché totale dei media da parte del gruppo dominante. Attraverso le tecniche mediatiche elaborate da esperti psicologi e sociologi, si induce uno stato di dipendenza e degrado senza che le vittime ne abbiano alcuna consapevolezza. Come ebbe a dire Alexis de Toqueville, “"Se un potere dispotico s'insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certo caratteristiche diverse che nel passato: sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli".
Ovviamente, l’elevato potere dei mass media è garantito dall’assenza di un vero pluralismo nell’informazione, poiché se vi fossero più voci l’effetto condizionante sarebbe relativo. Per questo motivo, il gruppo al potere vuole controllare ogni canale mediatico che raggiunge un numero elevato di persone, e fa in modo che abbiano potere soltanto quelle persone che appoggiano pienamente il sistema. Come molti sanno, Silvio Berlusconi ha avuto un ruolo importantissimo per il controllo delle emittenti private, e coloro che avrebbero potuto inserire canali non controllati sono stati estromessi. Ad esempio, c’è la vicenda controversa di Vittorio Cecchi Gori, che da recente è stato arrestato per bancarotta. Occorre tenere presente che nell’attuale sistema le banche hanno il potere di trascinare alla rovina praticamente quasi tutte le aziende, e talvolta ciò viene fatto quando le persone intendono procedere in modo autonomo, potendo produrre effetti che non sono quelli che il gruppo dominante si auspica. I commentatori hanno scritto “a seguito di comportamenti ostili da parte del sistema finanziario” per spiegare il fallimento di alcune grandi società italiane specie dagli anni Ottanta e Novanta. La verità è che l’assetto economico-finanziario attuale è congegnato in modo tale da poter mettere fuori gioco tutti coloro che potrebbero voler realizzare risultati diversi da quelli previsti dagli stegocrati. Quasi tutte le aziende italiane sono indebitate con le banche, e qualora queste dovessero decidere di esigere immediatamente il prestito, l’azienda inevitabilmente farebbe bancarotta. Oggi il successo di un’azienda si misura soprattutto dal suo accesso al credito bancario e dall’immagine mediatica che viene creata (se è quotata in borsa questo aspetto sarà fondamentale). Entrambi gli aspetti sono sotto il potere del gruppo dominante. Ovviamente, anche nel settore mediatico tutto dipende dai finanziamenti forniti dalle banche. Osserva lo scrittore Giuliano Vigini: “La linea di demarcazione tra un editore e l’altro non è, a conti fatti, la sua dimensione aziendale o la consistenza del suo fatturato: il vero spartiacque è tra chi ha i soldi e chi non li ha, tra chi ha la possibilità di accesso al credito e chi, non potendo dare garanzie patrimoniali, non riesce ad ottenerlo, tra chi può rischiare un salto produttivo e aziendale per ritagliarsi altri spazi di mercato e chi, invece, è costretto a rimanere nei propri confini di operatività, vivendo alla giornata. … Se all’inizio degli anni settanta si poteva ancora intraprendere un’attività culturale con investimenti abbastanza limitati, nella situazione attuale è difficile poterla esercitare con profitto senza disporre di somme consistenti”.(9) Ciò implica la possibilità, da parte dei banchieri, di controllare quasi tutta l’editoria, oltre che altre produzioni mediatiche. Da questo assunto si può dedurre ogni spiegazione circa chi ha successo e chi invece no, chi va avanti e chi viene intralciato. Cecchi Gori intendeva trasformare La7, nata nel 2001 da Telemontecarlo, in una Tv “per le famiglie”, ad intendere che la volgarità e le produzioni violente sarebbero state limitate a favore delle produzioni sportive e culturali. Non si trattava certo di risultati rivoluzionari, è risaputo che Cecchi Gori non è mai stato un anti-sistema, ma si trattava comunque di mantenere una certa indipendenza rispetto al controllo stegocratico, e ciò appariva inaccettabile. In altre parole, poteva nascere una TV con una certa autonomia, ma ciò non è stato permesso.
La rottura del monopolio Rai è servita ad introdurre contenuti accattivanti, per creare una realtà fittizia fatta di donne seminude sculettanti, quiz demenziali e produzioni di basso livello. L’obiettivo era quello di offrire un modo superficiale e immediato di intendere la vita, dando spazio agli aspetti più superficiali della realtà, come l’ammiccamento sessuale o il miraggio del facile guadagno. Non si voleva di certo creare un vero pluralismo mediatico, e con la legge Mammì 223/90, il monopolio diventerà duopolio. C’era l’intento di livellare tutto verso il basso, e dunque di evitare che potesse esistere una Tv che proponesse contenuti realmente pluralistici, ed escludesse (o diminuisse) quelli utili a rimbecillire le masse. Telemontecarlo (TMC) viene ufficialmente acquistata, nell'agosto 2000, dal gruppo Seat Pagine Gialle, che era controllato da Telecom Italia. C’era un progetto preciso che porterà alla creazione di La7, che inizierà le proprie trasmissioni il 24 giugno 2001. Il progetto della nuova TV prevedeva di creare un “terzo polo”, assai diverso da quello che offriva il duopolio, offrendo film di qualità, molto sport e cultura.
Vittorio Cecchi Gori lamenta di aver subito una sorta di “espropriazione” della Tv: "Siamo sempre rimasti in possesso del 75% di Tmc-La7, visto che non ci hanno pagato".(10) Egli ha denunciato comportamenti illegali attuati da Seat e dagli amministratori di sua designazione operanti nella Cecchi Gori Communications, per estrometterlo con successo come socio di maggioranza. L’acquisizione di Cecchi Gori Communications da parte di Telecom, proprietaria della maggioranza di Seat, avrebbe dunque aspetti poco chiari. All’epoca Telecom controllava il 63.3% di Seat, e a sua volta Telecom era controllata dal Gruppo Olivetti, il quale deteneva una partecipazione del 55% attraverso la Tecnost Spa. Il 17 gennaio 2001, l’Autorità delle Comunicazioni si pronunciò contro l’autorizzazione all’operazione di acquisizione della TV perché, in base all’articolo 4, comma 8, della “legge Maccanico”, Telecom non poteva entrare nel settore televisivo in quanto aveva una posizione dominante sul mercato. Intanto Vittorio Cecchi Gori presentò richiesta di annullamento del contratto di compravendita, ma sia il tribunale civile che il Consiglio di Stato gli negarono la richiesta. Nonostante la decisione dell’Autorità delle Comunicazioni, attraverso il provvedimento numero 9142 del 23 gennaio 2001 l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) notificò che l’operazione poteva essere avviata non contrastava con la normativa antitrust italiana. Di fatto, anziché proporre qualcosa di nuovo rispetto ai canali del duopolio, La7 diventò un canale assai simile agli altri, e come direttore fu scelto l’ex direttore di Italia 1 Roberto Giovalli. I programmi trasmessi sono prodotti dalle stesse società (come Magnolia) che producono programmi sulle altre reti, e i personaggi che figurano sono tutti ben integrati nel sistema. L’unico personaggio di spettacolo autenticamente “deviante” rispetto al sistema era Daniele Luttazzi, che nel dicembre 2007 è stato cacciato. Diversi lavoratori furono licenziati alcuni mesi dopo l’acquisto da parte di Telecom. Scrive Tiziana Nicolini a nome di un gruppo di persone che lavoravano per La7, nel novembre del 2002: “Televisione LA7... sta vivendo un momento di grande difficoltà e dolore anche perché oltre ad essere brutalmente sbattuti in mezzo alla strada, nonostante l'impegno che in tutti questi anni e in mezzo a tutte le difficoltà affrontate, si vedono scaricati dai colleghi "più fortunati"che, per paura di essere ugualmente cacciati, si parano il culo e nascondono la testa sotto la sabbia”.(11) Furono licenziate almeno una settantina di persone, e la Concessionaria di Pubblicità fu smantellata per far posto a persone di fiducia, alcune provenienti dalle reti di Berlusconi. Oggi le società che producono i programmi televisivi più seguiti sono sotto il controllo delle stesse persone che hanno potere mediatico, finanziario ed economico. Ad esempio, il gruppo De Agostini è un’holding che ha il controllo di Magnolia, oltre che di almeno novanta altre società internazionali. Il controllo dell’altra importante società di produzioni mediatiche, la Endemol, è oggi di Mediaset. Secondo il "Sole 24 Ore" l’acquisizione sarebbe stata promossa dalle banche d’affari: “le banche d'affari sono già al lavoro per un eventuale affiancamento del gruppo televisivo: sul tavolo c'è l'ipotesi di un maxi-prestito sindacato da 2,5 miliardi, ossia l'intero ammontare della capitalizzazione di Endemol”.(12)
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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