La Rivista
Marco Travaglio
Wuhan, chi era costui? | Wuhan, chi era costui? |
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di Marco Travaglio - 6 agosto 2008
Dopo lunga e penosa attesa, abbiamo
finalmente il giallo dell’ estate. E Bruno Vespa si tranquillizzi -
senza spargimento di sangue. Il merito è del ministro per la
Semplificazione normativa, Roberto Calderoli da Bergamo di Sopra, in
arte «Pota», che ha deciso di contribuire anche lui alla grande
riscossa culturale impressa dal nuovo governo Berlusconi...
in aggiunta
alla nomina di James Bondi a ministro del settore, alla battaglia della
Gelmini per il ritorno dei grembiulini a scuola, alla guerra di
Gasparri contro il commissario Montalbano (noto comunista) e
all’asportazione delle tette alla «Verità» del Tiepolo per aggiungerle
alla collezione privata di Al Pappone. L’altroieri, rispondendo sul
Corriere della sera a un editoriale impeccabile di Angelo Panebianco
sull’allegra spensieratezza con cui stiamo scivolando verso uno Stato
federale senza minimamente discutere dei pro, dei contro e soprattutto
dei perché, l’insigne pensatore padano ha fatto sfoggio della sua
leggendaria, enciclopedica cultura: «Una soluzione è rappresentata dai
modelli a struttura federalista e questo non lo sostiene il
sottoscritto, ma, tra gli altri, la Banca Mondiale o il premio Nobel
per l’economia Wuhan», oltre a una fantomatica «analisi empirica».
Visto che siamo in Italia e il giornalismo è quello che è, nessuno s’è
preso la briga di verificare se il celeberrimo Nobel per l’Economia
citato dal ministro abbia mai sostenuto il federalismo fiscale e con
quali argomenti. Purtroppo però l’ha fatto il professor Sandro Brusco,
che insegna economia negli Stati Uniti: e ha scoperto che non esiste
nessun premio Nobel per l’economia di nome Wuhan (controllare
all’indirizzo http://nobelprize.org/nobel_prizes/economics/laureates/).
Anzi, pare che non esista alcun economista di una qualche fama con quel
nome. Cercando Wuhan su Internet, ha rintracciato soltanto una città
cinese. In attesa che quel pozzo di scienza che siede al ministero
della Semplificazione sveli l’arcano, azzardiamo alcune possibili
soluzioni del giallo. 1) Wuhan è un fauno della letteratura minore
celtica di cui Calderoli, sposato con rito nibelungico dinanzi al
druido sorseggiando sidro e inneggiando a Odino, è un appassionato
ammiratore. 2) Wuhan è uno dei cuccioli di lupo e di tigre che
scorrazzano nel giardino di Villa Calderoli (forse quello che qualche
anno fa azzannò un piede del popolare ministro, procurandogli danni
cerebrali irreversibili) e che ispirano la politica riformatrice dello
statista padano. 3) Wuhan esiste davve- ro, è un economista bravissimo,
ma ancora sconosciuto, forse boicottato dalla comunità scientifica
internazionale notoriamente asservita a Roma Ladrona - per le sue
simpatie leghiste, e Calderoli si appresta a insignirlo al Premio Nobel
della Padania, nell’ambito della prossima edizione di Miss Padania. 4)
Come in tutte le farse che si rispettino, c’è stato uno scambio di
persona. Spiega quel rompiscatole del professor Brusco: «L’unico
economista del gruppo (dei vincitori del Nobel, ndr) che ha scritto
esplicitamente di federalismo (diciamo esplicitamente perché sia
‘mechanism design’ sia l’opera di Hayek offrono spunti al riguardo, ma
pretendere che Calderoli se ne accorga sarebbe troppo) è James
Buchanan, che vinse il premio Nobel nel 1986. Un nome difficile, quasi
impronunciabile. Che, nel passare di bocca in bocca da un portaborse a
un altro si deve essere progressivamente trasformato in Vuchanan,
Vuhnan, Vuhan, infine Wuhan, che siccome è un foresto ci deve volere la
w, mica la v…”. Se le cose stessero così, dovremmo arguirne che il
popolare Pota ha preso talmente sul serio il suo mandato ministeriale
che s’è messo a semplificare non solo le leggi (incluse -si spera- le
sue), ma anche i cognomi degli economisti. Del resto, polemiz- zando
quattro anni fa, sempre sul Corriere, con Giovanni Sartori, il noto
intellettuale della Bergama- sca aveva citato a sostegno del
federalismo leghista, oltre alla solita «analisi empirica», proprio
l’economista Buchanan. E aveva concluso la sua lezioncina con
un’elegante stoccata all’insigne politologo toscano: «Come si trova
scritto nelle università americane, ben note al Professor Sartori: se
pensi che l’istruzione costi cara, pensa a quanto costa l’ignoranza».
Ora sarebbe fin troppo facile ritorcere quella massima contro il
ministro della Semplificazione. Anche perché, dalle sue parti,
l’ignoranza non costa né tanto né poco: è gratis.
Ora d'Aria L'UNITA' |
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