Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Jul 05th
Home arrow Dossier arrow Paolo Borsellino arrow Riforme e indipendenza della magistratura
Riforme e indipendenza della magistratura PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Riforme e indipendenza della magistratura
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4

di Paolo Borsellino

borsellino1.jpgSecondo le più recenti dichiarazioni del ministro di Giustizia egli non si sarebbe mai sognato di sfiorare il problema della dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo di cui semmai si discuterà nell’ambito della revisione costituzionale demandata al prossimo Parlamento. Il problema tuttavia risulta non solo sfiorato, ma affrontato di petto da parte di autorevoli esponenti dello staff ministeriale che, con elaboratissime argomentazioni, lo sollevano su prestigiose riviste specializzate come Giustizia Penale, non omettendo di accusare l’Associazione Nazionale Magistrati di rigide chiusure corporativistiche. Gli argomenti, oltre all’insistente richiamo di diritto comparato ad altri ordinamenti statuali, sono sostanzialmente tre: la necessità che si ponga rimedio alla non soddisfacente distribuzione di magistrati del Pubblico Ministero sul territorio; la considerazione secondo cui i magistrati del pm operano già oggi scelte discrezionali in ordine all’esercizio dell’azione penale senza però risponderne ad alcuno e il difettoso coordinamento tra gli stessi organi inquirenti non realizzabile in maniera ottimale se non sottoponendolo a una unica autorità che dirigendoli possa coordinarli effettivamente nella conduzione delle indagini, specie in materia di criminalità organizzata. Questo è l’argomento preferito dalla Direzione Affari Penali del Ministero, che ne ha fatto oggetto di un articolato questionario, inviato a tutte le procure generali della Repubblica sollecitando suggerimenti e prese di posizione che comunque sono suggerite in modo abbastanza trasparente dallo stesso interrogante. E poiché il problema del coordinamento tra pubblici ministeri nella lotta alla criminalità organizzata viene ormai in modo abbastanza palese sollevato proprio insistentemente da coloro che mirano ad un assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo, non è più esorcizzabile trincerandosi in difesa, soltanto in difesa, di già riconosciute garanzie costituzionalmente sancite. Si rischia altrimenti di perdere un’altra decisiva battaglia analoga a quella referendaria sulla responsabilità civile, che è riuscita nell’unico risultato di trasformare in un pronunciamento popolare contro la magistratura e la sua credibilità quello che i fatti successivi mi sembra lo abbiano dimostrato era un problema tutto sommato risolvibile con non dirompenti concessioni da parte della magistratura associata. Mi auguro pertanto che i Procuratori Generali e quelli della Repubblica offrano spassionatamente alla Direzione Affari Penali il loro contributo fermo nel rispetto dei principi, ma flessibile negli accomodamenti di un sistema che i principi non tocchi. Peraltro che il problema del coordinamento delle indagini nei confronti della criminalità organizzata e di quella mafiosa in particolare sia stato risolvibile, all’interno del sistema giudiziario attuale o a quello recentemente passato, senza sottoporlo a radicali sconvolgimenti, è dimostrato proprio dalle vicende, o quantomeno dalla prima fase di esse, concernenti i cosiddetti pool antimafia, con i quali senza interventi legislativi e comunque dall’alto, ma per iniziativa degli stessi magistrati, per germinazione spontanea vorrei dire, si realizzò non soltanto il coordinamento ma addirittura l’unificazione di tutte le indagini sulla criminalità mafiosa o di gran parte di essa. Sono stati commessi certamente errori di valutazione risoltisi purtroppo in una dirompente crisi di rigetto. Ma ciò, a mio parere, non perché il sistema non fosse funzionante, perché furono acquisite conoscenze prima di allora impensabili, ma a causa della supina accettazione da parte della magistratura della cosiddetta delega che il potere politico in genere ha lasciato loro, incoraggiandone il lavoro. Li lasciarono rappresentando all’opinione pubblica la lotta alla criminalità mafiosa come qualcosa che avrebbe potuto risolversi nelle aule di giustizia decretando in pubblico dibattimento, o meglio, in maxidibattimento, la fine di Cosa Nostra. Naturalmente le iniziative giudiziarie, pur incoraggiate e condotte con determinazione, non potevano incidere seriamente sulla consistenza del fenomeno che andava invece contemporaneamente e radicalmente affrontato alle sue radici con mezzi diversi da quelli meramente repressivi, con interventi sociali, economici, culturali e istituzionali dei quali non si vide traccia in quegli anni come non se ne vede seriamente traccia tuttora. Prese allora abbondantemente campo una virulenta crisi di rigetto verso quegli esperimenti che tanta parte ha avuto nella formulazione di taluni paralizzanti principi del nuovo codice di procedura penale. Basti pensare, come esempio lampante, alla drastica riduzione delle ipotesi di connessione che da un lato obbliga a processi separati anche nel caso di assoluta unicità di prova, dall’altro costringe a riproporre all’interno di ogni singolo processo la prova inerente ai fatti criminosi non più commessi ma solo collegati e comunque rilevanti per la decisione. Le pochissime autorità giudiziarie che attualmente celebrano processi per criminalità mafiosa sanno che ormai ogni processo è diventato necessariamente un maxiprocesso. Per certo la crisi della giustizia esisteva ancor prima del nuovo codice di procedura, ma non v’è dubbio che il nuovo contesto normativo e la realtà giudiziaria all’interno della quale esso è stato intempestivamente introdotto hanno cagionato, sommandosi, i paralizzanti effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Ma a fronte di questa desolante realtà, ormai unanimemente riconosciuta e non modificabile con meccanismi previsti dalla legge delega che anzi, anche per il succedersi incessante di decreti e modifiche di decreti, aggrava ancor più la situazione invece di affrontare il radicale problema ponendo mano a radicali riforme di taluni principi sanciti dal legislatore delegante, si è innescata, secondo un disegno già da alcuni ampiamente previsto, una dissennata campagna contro l’obbligatorietà dell’azione penale, contro l’attuale posizione istituzionale del pubblico ministero, sottolineando innanzitutto la carenza di collegamenti tra i vari organi inquirenti dispersi sul territorio nazionale.


 
< Prec.
  • La Rivista

    copert58.gif

    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

Video

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 236
Notizie: 4857
Collegamenti web: 62
Visitatori: 1242632

Libri

questa-corte-condanna-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg