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Iran, scade l'ultimatum ma Teheran non cede: «Il nucleare va avanti» PDF Stampa E-mail

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3 agosto 2008
L'offerta del 19 luglio: blocco dell'arricchimento di uranio in cambio della rinuncia a varare nuove sanzioni dell'Onu
«L'Iran non arretra di un millimetro sul proprio programma nucleare». La frase sentita decine di volte a Teheran negli ultimi mesi (anni) è stata riusata ieri dal presidente della Repubblica islamica Mahmoud Ahmadinejad sul suo sito web per confermare quanto si era già ampiamente capito.

 Ovvero che la proposta di tregua avanzata il 19 luglio a Ginevra dai «5+1» (Consiglio di sicurezza Onu più Germania) ai negoziatori iraniani non è stata accettata. Ieri scadevano infatti le due settimane entro le quali Teheran avrebbe dovuto annunciare la sospensione dell'arricchimento di uranio, per ottenere in cambio la rinuncia a un nuovo round (il quarto) di sanzioni Onu. Le speranze di una clamorosa marcia indietro iraniana erano pochissime, per non dire nulle. Lo stesso ultimatum di due settimane era stato subito respinto dalla Repubblica degli ayatollah, che invece aveva definito una vittoria il fatto che a Ginevra fosse comparso per la prima volta un alto diplomatico americano (il vice della Rice, William Burns). E il 26 luglio, un Ahmadinejad molto soddisfatto aveva perfino annunciato che le centrifughe per arricchire uranio nell'impianto di Natanz erano ormai 6 mila. Il doppio di quelle dichiarate in aprile, un numero ritenuto più che pericoloso dall'Occidente che dubita da sempre sui fini pacifici del programma atomico della Repubblica islamica. Ieri a Washington, il vicepremier israeliano Shaul Mofaz ha dichiarato che «già nel 2010 l'Iran potrà arrivare allo stadio militare» atomico, un'ipotesi «inaccettabile».
Nessun risultato ha quindi portato la «missione» affidata a metà luglio dal presidente francese Nicolas Sarkozy al collega siriano Bashar Al Assad, ieri in visita a Teheran. Nel loro incontro a Parigi, Sarkozy aveva chiesto al leader di Damasco di convincere gli iraniani per lo meno a fornire prove convincenti della valenza puramente civile del loro programma nucleare. Ma ieri Assad ha ribadito che «la Siria ha già detto agli europei di credere che ogni Paese, compreso l'Iran, ha diritto di arricchire l'uranio» e che «Damasco è saldamente a fianco di Teheran e non cambierà posizione». L'amico Ahmadinejad ha aggiunto: «Certi Paesi si sbagliano pensando di creare un fossato tra Iran e Siria. Le due nazioni resteranno sempre una a fianco dell'altra».
C.Zec.
tratto da: corriere della sera 
 
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    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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