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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow I piani segreti di Cheney per scatenare la guerra con Teheran
I piani segreti di Cheney per scatenare la guerra con Teheran PDF Stampa E-mail

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di Roberto Rezzo/ New York - 3 agosto

A CACCIA D’UN PRETESTO per scatenare la guerra in Iran. Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh rilancia le accuse contro il vice presidente Dick Cheney. Nel suo ufficio si sarebbero svolte riunioni al massimo livello per creare l’occasione con cui giustificare un attacco militare.

E nuovi particolari emergono proprio mentre Teheran ignora la scadenza informale per rispondere all’offerta delle principali potenze mondiali per l’abbandono del suo programma nucleare.
Sabato 2 agosto era il termine su cui gli Stati Uniti hanno sempre insistito, ma gli alleati europei da Bruxelles segnalavano di essere disposti a pazientare ancora qualche giorno. «È una sfortunata circostanza che gli iraniani non abbiano risposto al generoso pacchetto offerto dal gruppo dei 5+1 -ha fatto sapere dalla Casa Bianca la portavoce presidenziale Dana Perino-. Questo rappresenta un ulteriore isolamento per il loro Paese. Ci consulteremo sul da farsi».
Stando alla ricostruzione fornita da Hersh, questa potrebbe essere un’ottima notizia per qualcuno nell’entourage di George W. Bush. Il gruppo dei falchi è deciso a colpire prima che Barack Obama rischi di vincere le elezioni a novembre. Le sue fonti precisano che in una riunione organizzata da Cheney si sarebbe valutata la possibilità di travestire un commando di Marine da marinai iraniani e d’inscenare con loro uno scontro a fuoco. E quindi procedere a una «risposta» su vasta scala contro obiettivi predeterminati.
Il piano prevedeva di mettere a punto nei cantieri navali della Us Navy un limitato numero di imbarcazioni che potessero passare per quelle in dotazione alla flotta iraniana. Il vantaggio principale di uno scontro in mare aperto sarebbe stato quello di poter affondare le imbarcazioni, facendo sparire le prove dell’imbroglio. Lo stretto di Hormuz, tra il Golfo persico e il Golfo dell’Oman, il luogo prescelto.
Alla fine il piano fu accantonato perché nella messa in scena ci sarebbe scappato un «imprecisato numero di casualità». In sostanza, militari americani mandati ad ammazzare militari americani.
«Dalle mie fonti ho appreso che sono stati discussi almeno una dozzina di piani simili a questo -spiega Hersh durante una conferenza sulla libertà di stampa-. L’amministrazione Bush è convinta che se si verifica l’incidente giusto, l’opinione pubblica sarà dalla sua parte quando scatterà la ritorsione. Sembra impossibile, ma abbiamo un governo che controlla un arsenale da 5mila testate nucleari e ha in mente provocazioni da bulli di strada». Qualcuno a Washington giudica l’apertura al dialogo voluta del segretario di Stato Condoleezza Rice una perdita di tempo. Il segretario alla Difesa Robert Gates, in una riunione riservata con il gruppo democratico al Senato, al contrario ha ammonito sulle conseguenze per l’America di un altro intervento militare: «Andremmo a creare un’intera generazione di jihadisti che ci verrebbero a combattere la guerra in casa». Divergenze sulla strategia da adottare nei confronti dell’Iran sono emerse non soltanto all’interno dell’amministrazione, ma ai vertici militari del Pentagono.
L’ammiraglio William Fallon, già a Capo del Us Central Command, e quindi responsabile di tutte le operazioni in Afghanistan e in Iraq, è stato uno dei critici più aperti della dottrina del pugno di ferro contro l’Iran. «Il vero obiettivo per gli Stati Uniti dovrebbe essere quello di cambiare il comportamento degli iraniani. E dal mio punto di vista un attacco militare non ci porta in questa direzione», aveva dichiarato al Financial Times. Invocando la necessità di una più effettiva e convinta azione diplomatica. Nel marzo scorso è stato costretto alle dimissioni. All’inizio di luglio un articolo di Hersh pubblicato dal New Yorker rivelava che l’amministrazione Bush già da un anno a questa parte ha autorizzato operazioni clandestine in territorio iraniano. Operazioni che hanno portato alla cattura di membri della Guardia nazionale iraniana, successivamente interrogati in basi irachene. 

tratto da: l'UNITA' 

 
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