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I familiari delle vittime di mafia rispondono a Guido Contrada PDF Stampa E-mail

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29 luglio 2008
Questa la risposta dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, per bocca del Presidente Sonia Alfano, in merito alla lettera inviata da Guido Contrada...

figlio dell'ex funzionario Sisde arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, ad alcune testate giornalistiche nella quale risponde alla precedente nota dell'Associazione.

Gent.mo Avvocato Guido Contrada,
ho letto con attenzione la sua lettera di risposta alle parole che io, a nome dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia in qualità di presidente, ho pronunciato.
E' molta l'umanità contenuta nella sua lettera ed il calvario che lei ha subito in quanto figlio è stato sicuramente duro da reggere.
Tutta l'umanità che lei esprime ed i sentimenti palesati sulla sua lettera non possono però cancellare dati di fatto e circostanze dimostrate con certezza.
Noi comprendiamo la difficoltà d'un figlio nell' accettare la dura realtà riguardo al proprio padre.
Tuttavia ci rattrista dirle che il dolore che lei ha deciso di palesare nella sua lettera fa parte della sua sfera privata e sarebbe giusto, per rispetto nei suoi stessi confronti, che rimanga tale.
La famiglia Borsellino ha sempre mostrato lealtà assoluta nei vostri confronti mantenendo la discussione su un piano "pubblico" e circostanziando le proprie affermazioni con dati certi ed inequivocabili. Il dolore per la perdita del proprio fratello, così come il dolore di tutti i familiari delle vittime della mafia per la perdita del Giudice Borsellino e dei nostri cari, non ha mai prevalso sulle argomentazioni  pubbliche portate avanti nelle aule di giustizia. Com'è giusto che sia.
E mi permetto di invitarla a prendere esempio dalla famiglia del giudice Borsellino mantenendo privato il suo dolore di figlio, sul quale nessuno ha mai proferito parola, circostanziando la sua difesa con dati e non con sentimenti.
Numerosi collaboratori di giustizia hanno fornito agli inquirenti la conferma del coinvolgimento di suo padre in ambienti mafiosi e della posizione di Bruno Contrada come confidente di esponenti di spicco di Cosa Nostra.
Inoltre suo padre non ha mai spiegato in modo preciso e con dati non smentibili come mai, pochissimi secondi dopo l'esplosione in Via d'Amelio, era già a conoscenza della strage, trovandosi questi in barca e quando nessun altro sapeva ciò che era successo.
Molte altre sono le questioni e le prove sul coinvolgimento di suo padre.
L'insistenza nel non voler approfondire le indagini che la famiglia Borsellino e molti altri componenti di questa associazione chiedono da tempo, specie in merito alle telefonate partite dal Castello Utveggio, è un'ulteriore prove che suo padre era soltanto uno degli anelli di quei poteri deviati organici allo Stato e sui quali, a tutt'oggi, non si è ancora deciso di indagare poichè scoprire i "livelli alti", fare luce sulle responsabilità di alcune cariche istituzionali che con ogni probabilità occupano ancora posti di rilievo in seno alla classe dirigente, significherebbe mettere in serio pericolo decenni di democrazia. Suo padre è stato scelto come capro espiatorio da dare in pasto all'opinione pubblica e le sue responsabilità, la cui esistenza e concretezza è ben evidente, sono solo una parte delle responsabilità che gravitano attorno alla strage di Via d'Amelio ed a moltissime altre stragi di Stato.
Come neanche lei potrà negare il Giudice Borsellino sapeva molto in merito agli apparati deviati dello Stato. La sua morte è solo la prova più lampante che le sue affermazioni erano supportate da una cognizione di causa non smentibile da alcuno; "Solo a fare il nome di quell'uomo si puo' morire".

Sono queste le parole che Paolo Borsellino pronunciò a proposito di suo padre, che peraltro smentiscono nettamente quanto sostenuto da suo padre sul millantato rapporto di amicizia che li avrebbe legati, ed è chiaro che le affermazioni del Giudice non sono gli sproloqui di un pazzo qualsiasi poichè se la conoscenza di Paolo Borsellino non fosse stata fondata e circostanziata di certo non ci sarebbe stato bisogno di ucciderlo.
 Suo padre nonostante sia un criminale posto sotto arresto può ancora permettersi di dettare condizioni circa l'ubicazione dei propri arresti domiciliari.
Il dibattito circa la sua grazia, paradossalmente non promosso dalla vostra famiglia ma dai palazzi della politica, è un' ulteriore prova che le informazioni in possesso di suo padre bastano per ricattare un'intera classe dirigente.
Se le richieste di Bruno Contrada non saranno esaudite è possibile che la sua rivalsa servirà a fare chiarezza sulla strage ed a completare l'opera di accertamento della verità e di affermazione della giustizia che si è criminosamente interrotta dopo l'arresto di suo padre. Per questo noi familiari delle vittime della mafia faremo quanto in nostro potere per non permettere a Bruno Contrada di mettere piede sul suolo palermitano, come da lui richiesto.


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
L'Ufficio Stampa

Nicolò Conti

 

Articolo correlato: Contrada:legale, esposto e querela per Salvatore Borsellino

 
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