La Rivista
Marco Travaglio
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di Marco Travaglio-24 luglio 2008 È l’annoiata normalità con cui il Lodo è stato accolto in Parlamento anche dal grosso delle cosiddette opposizioni. È il silenzio del Colle, allarmato invece da una fantomatica «giustizia spettacolo». È il Tg1 che lo nasconde come terza notizia del giorno. Sono i giornali che non gli dedicano un solo editoriale (a parte l’Unità e il manifesto) e gli riservano lo stesso spazio dedicato a celebrare il «ritorno di Veronica a Villa Certosa», con tanto di foto della Sacra Famiglia gentilmente offerte da Chi (Mondadori). È il tradimento degli intellettuali «liberali» che si son messi «a vento», (nel 2003 il Corriere di de Bortoli denunciava le leggi vergogna, infatti de Bortoli dovette sloggiare). Ed è pure questo Csm che, cacciando in sequenza Luigi De Magistris e Clementina Forleo, anticipa la controriforma annunciata da Angelino Jolie per conto del padrone: che farà dell’ex «organo di autogoverno» dei giudici l’ennesima pròtesi della Casta. Riforma sintetizzata dal cosiddetto ministro Rotondi con l’icastica frase «colpire un magistrato per educarne cento». Il giorno scelto per trasferire la Forleo da Milano non poteva essere più azzeccato: mentre Tavaroli rivela a Repubblica i ricatti che regolano la politica e l’economia, mentre il Cainano si blinda dai processi come la regina d’Inghilterra (che però non ha processi) e mentre s’annuncia il festoso ritorno dell’immunità parlamentare, la gip che osò intercettare i furbetti del quartierino e i loro santi protettori trasversali sparsi fra Bankitalia, Palazzo Grazioli, Pontida e il Botteghino viene espulsa dalla sua sede naturale. Anche il voto al plenum è emblematico: tutti d’accordo, come già per De Magistris, destra e sinistra, laici e togati (a parte, per la Forleo, quelli di MI). Con i complimenti del Giornale, per la penna del rubrichista con le mèches: avrebbe preferito il suo licenziamento, ma per ora s’accontenta, poi magari ci pensa Brunetta. Una soave corrispondenza di amorosi sensi destra-sinistra che la dice lunga sull’astio trasversale della Casta per i cani sciolti, senza padrone e senza collare. Ancora 15 anni fa erano i magistrati più preziosi. Oggi sono i nemici da abbattere. «Un giudice indipendente che non appartiene a nessuno», ha detto Clementina al Csm «in questo Paese ancora non può esistere». Cacciata per «incompatibilità ambientale». Motivo: ha provocato «disagio e allarme sociale» (figuriamoci) denunciando ad AnnoZero la solitudine di chi tocca i poteri forti e confidando le sue ansie per l’inchiesta sulle scalate a un pm milanese e a un vecchio collega, Ferdinando Imposimato, di cui (sbagliando) si fidava. Trasferita non per aver venduto o insabbiato processi, non per aver poltrito, non per aver agito scorrettamente. Ma solo per aver parlato, dicendo cose magari discutibili, ma parole, pensieri, concetti (incredibile che i «progressisti» di Magistratura democratica, così sensibili alla libertà di espressione si siano prestati a una simile decisione). Il Csm, che l’aveva lasciata sola nei mesi terribili dell’estate scorsa mentre l’intero Parlamento le saltava addosso per l’ineccepibile ordinanza sulle scalate, l’ha trattata come una mitomane «tendente al vittimismo» che s’inventa pericoli inesistenti. Intanto quell’ordinanza, presentata un anno fa come una sua alzata d’ingegno in dissenso con la Procura, è stata avallata dalla stessa Procura, che due mesi fa ha chiesto al Parlamento europeo il permesso di usare a carico di D’Alema le telefonate tra quest’ultimo e Consorte. Intanto le sue denunce han trovato conferma in un’indagine a Potenza e nell’arrivo di proiettili e lettere anonime, tanto che le hanno assegnato una scorta armata. Sapeva che gliel’avrebbero fatta pagare, e gliel’han fatta pagare. Anche lei, come De Magistris, è «incompatibile». Ma non con Milano o con Canicattì. È incompatibile con questo paese. Ora d'Aria l'Unita' 24 luglio 2008 |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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