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Rassegna Stampa
Lodo Alfano e immunità per le alte cariche | Lodo Alfano e immunità per le alte cariche |
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Alla vigilia dell’approvazione del Lodo Alfano, che regala l’impunità al premier e alle altre tre cariche dello Stato, anticipiamo brani del capitolo che racconta quel che accade all’estero in materia di immunità.
La spericolata bugia che ritorna uguale a se stessa come nel
2003, è che «nelle altre democrazie», o in «molte» di esse, sia già prevista l’immunità
per le alte cariche o almeno per il premier. La realtà è opposta: «In nessun
Paese d’Europa - come ha ricordato Leopoldo Elia, già presidente della Corte
costituzionale, l’Unità il 7 giugno 2003 - esiste nulla di simile. La Legge
Berlusconi è un unicum nel mondo democratico. La sospensione dei processi per
fatti estranei all’esercizio dei poteri della carica vale solo per tre capi di
Stato: Grecia, Portogallo e Israele. Il presidente del Altri azzardano arditi paragoni tra il Lodo e la pur deprecabile forma di immunità votata ad ampia maggioranza il 4 giugno 2003 da quasi tutti i gruppi del Parlamento europeo. Paragoni del tutto arbitrari. Anzitutto perché quel voto - che ha approvato lo Statuto del deputato europeo - non ha fatto che confermare un istituto già presente nell’ordinamento comunitario: cioè nel trattato di Bruxelles dell’8 aprile 1965. (...) Va detto che l’Europarlamento ha fatto un uso molto oculato, e dunque eccezionale, di quell’istituto. Ne sa qualcosa Bernard Tapie: imprenditore, presidente dell’Olympique Marsiglia, ex ministro amico di François Mitterrand, fu condannato in appello a due anni di reclusione, più cinque di interdizione dai pubblici uffici, per 30 miliardi di tasse non pagate. All’epoca era eurodeputato socialista, ma rinunciò all’immunità e chiese al Parlamento di autorizzare il suo arresto. Poi si dimise da Strasburgo e si recò con le proprie gambe in carcere per scontare 8 mesi. Altri eurodeputati che erano «solo» imputati si son visti negare o revocare l’immunità: come il leghista Borghezio e il nazionalista francese Le Pen. Nel 1999 la Commissione europea presieduta da Jacques Santer dovette dimettersi in blocco per alcuni scandaletti finanziari: in particolare perché la commissaria francese Edith Cresson, ex premier a Parigi, era stata incriminata dalla magistratura belga per aver assunto un dentista suo amico. Anziché immunizzare lei, se ne andò tutta la Commissione. Vediamo ora come si regolano alcuni Paesi europei, e non solo. Francia. Nel 1995 è stata soppressa l’autorizzazione a procedere per le indagini sui parlamentari, che dunque possono essere liberamente indagati. Fatte salve, ovviamente, le loro opinioni. (...) I giudici devono chiedere il permesso all’Assemblea nazionale (come in Italia dopo il ’93) soltanto per arrestare un parlamentare. Ma il presidente del Consiglio e i suoi ministri non possono essere parlamentari, dunque non godono nemmeno di quel po’ di protezione (per i reati di opinione) riservata agli eletti: né per gli atti legati alla loro funzione, né per quelli al di fuori. Sono cittadini come tutti gli altri. Anche il primo ministro. (...) Spagna. Il "modello spagnolo" di immunità, di cui si favoleggia da anni in Italia, non esiste. I parlamentari, in Spagna, sono perseguibili per i loro reati senz’alcuna limitazione. I magistrati, al momento del rinvio a giudizio di un eletto, devono chiedere l’ok del Parlamento. Che, in trent’anni, non ha mai negato una sola autorizzazione al rinvio a giudizio (salvo in un caso: quello di un ex magistrato, poi eletto, che per errore aveva diffuso la fotografia del fratello di un latitante anziché quella del latitante). Quanto ai membri del governo (capo e ministri), sono responsabili penalmente per atti commessi all’interno e al di fuori delle loro funzioni: in questi casi, i processi vengono esaminati dalla Corte suprema. Senz’alcuna autorizzazione a procedere da parte del Parlamento, salvo che per i casi di alto tradimento o di un altro crimine contro la sicurezza dello Stato. Gran Bretagna. Parlamentari e ministri sospettati di reati sono trattati esattamente come gli altri cittadini, sia nelle cause civili sia in quelle penali. Possono essere esonerati dal comparire come testimoni in tribunale soltanto in procedimenti a carico di altri. Lo stesso vale per il premier e per gli altri ministri, che in pratica non godono di alcun privilegio in materia penale né civile: salvo le scarse garanzie riservate ai parlamentari, sono cittadini di Sua Maestà come tutti gli altri. Solo la Regina, capo dello Stato, gode di immunità assoluta. (...) Germania. Nessuna protezione particolare per il premier e i suoi ministri. Per le indagini e l’arresto a carico dei parlamentari, la legge prevede l’autorizzazione a procedere del Parlamento, salvo che per i casi di flagranza del reato. La prassi vuole, però, che il Parlamento autorizzi preventivamente e automaticamente le indagini a carico dei suoi membri, con una deliberazione assunta una volta per tutte all’apertura di ogni sessione parlamentare. (...) Stati Uniti. Nessuna immunità per i parlamentari e nemmeno per l’uomo più potente del mondo: il presidente Usa. Che può essere indagato per reati precedenti o collegati all’esercizio delle funzioni. Il caso Nixon, incriminato da un procuratore speciale, oltreché dal Parlamento per il Watergate, è celeberrimo. Il caso di Bill Clinton è ancor più esemplare: il procuratore Kenneth Starr investigò e lo interrogò sia su un fatto commesso da presidente (le bugie sulle relazioni sessuali con Monica Lewinsky ), sia su vicende precedenti ed extrafunzionali (bancarotta e truffa per i pasticci finanziari del caso Whitewater). (...) Scagionato penalmente nel caso Lewinsky, UNITA 22 LUGLIO 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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