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Rassegna Stampa
La mafia italiana negli Usa e' piu' viva che mai | La mafia italiana negli Usa e' piu' viva che mai |
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di Luciano Clerico - 18 luglio 2008 È questo l'ultimo quadro della mafia italiana in America secondo l'Fbi. In occasione della celebrazione dei suoi 100 anni di attività, il Federal Bureau of Investigation riserva una attenzione particolare al capitolo mafia, anche perchè nell'arco del secolo l'Fbi ha dedicato non poche energie, risorse e uomini nella lotta a quella che – negli Anni Trenta – era nei fatti la principale organizzazione criminale d'America. Oggi, anche se Cosa Nostra non è più forte come lo era ai tempi di Lucky Luciano, e altre mafie sono attive e potenti (albanesi, russi, asiatici), secondo i principali investigatori d'America la mafia italiana «è ben lontana dall'essere morta». È stata indebolita negli ultimi vent'anni, questo sì, ma il vero motore che la muove, il denaro, la tiene «viva e attiva» più che mai. E oggi i nuovi mafiosi si sanno muovere a loro agio tra fondi, finanziarie, banche internazionali. «Ciò che vediamo nei film sulla mafia è pura invenzione – ha spiegato alla Cnn uno dei veterani dell'Fbi, Mike Gaeta, che ha dedicato alla lotta a Cosa Nostra la sua intera carriera, e ha guidato l'Fbi nelle ultime indagini sulla famiglia Genovese –. Dimenticatevi il patto di sangue, il codice d'onore e altre cose così. Se mai sono esistite, oggi di certo non esistono più. Oggi la mafia ha un solo significato: denaro». Gaeta ha riferito che esiste ancora una "tassa" mafiosa «su tutto» dalla spazzatura alla consegna dei cibi a domicilio, ma quello che conta oggi è il «denaro grosso». È intorno a quello che ruotano oggi i tremila mafiosi d'America. Sono concentrati nelle aree di New York, nel sud del New Jersey, e a Filadelfia. tratto da: la gazzetta del sud |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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