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L’anticorruzione che non piace al governo | L’anticorruzione che non piace al governo |
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di Elio Veltri - 18 luglio 2008
Il governo con il decreto legge 25
giugno 2008 " recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico,
la semplificazione e la competitività" ha soppresso l’alto commissario
anticorruzione e quello per la lotta alla contraffazione. I
fondamentali della nostra economia sono tutti negativi, il debito
pubblico corre e il governo non riesce a mantenere gli impegni assunti
di fronte al paese e al parlamento.
. Per sopravvivere taglia perché non
ci sono soldi. Nei giorni scorsi Sole 24 Ore ha pubblicato una
inchiesta sull’economia sommersa fornendo i dati dell’evasione fiscale
e contributiva che avevamo anticipato su questo giornale e che sono
sottostimati perché secondo l’OCSE il "Nero" vale il 27 per cento della
ricchezza prodotta e cioè 10 punti in più della stima Istat, con la
conseguenza di una maggiore evasione fiscale e contributiva. Al "Nero"
però bisogna aggiungere l’economia criminale, che ad esempio
monopolizza tutto il settore della contraffazione. Esiste poi un
rapporto stretto tra corruzione, economia in nero ed economia
criminale. Ed è matematico il rapporto tra corruzione e competizione
delle imprese sui mercati globali e tra corruzione e disponibilità
degli imprenditori di altri paesi a investire in Italia. Sono problemi
che il governo non si pone e quindi per sopravvivere taglia, ma per
costruire il futuro non sa cosa fare.
I Commissari anticorruzione hanno avuto vita complicata e due di loro, Serra e Ferrante, hanno preferito lasciare perché in Italia occuparsi seriamente di legalità non gratifica e procura grattacapi e nemici. La lettura della mappa della corruzione in Italia pubblicata dal Commissario, il quale assumeva impegni per il futuro e quindi non pensava di essere soppresso con tanta rapidità, spiega la decisione del governo e anche l’insofferenza ai temi della legalità. Il potere di disporre indagini e di evidenziare il condizionamento della pubblica amministrazione da parte delle organizzazioni criminali, l’analisi della capacità delle leggi di incidere sulla prevenzione della corruzione e l’obbligo della denuncia, erano alcuni dei compiti che la legge istitutiva conferiva al Commissario. Le poche iniziative che governo e parlamento hanno varato dopo Mani Pulite, compresa la nomina del Commissario, sono state indotte dalle convenzioni internazionali, OCSE e Onu. La prima finalizzata a garantire parità di concorrenza sui mercati internazionali e la seconda finalizzata a combattere " l’economia da corruzione" mettendo in rapporto corruzione, conflitti di interessi e criminalità organizzata. Dopo la fiammata di Mani Pulite, seguita con attenzione da molti governi e dagli organismi internazionali e il rifiuto di adottare una strategia di lotta alla corruzione, ritenuta irrinunciabile all’ONU, con gli strumenti della politica e dell’amministrazione, che andassero oltre l’intervento della magistratura penale, la situazione si è normalizzata al peggio. L’immagine è quella di un paese, scrive il Commissario anticorruzione, nel quale è prassi comune il pagamento di tangenti nell’aggiudicazione degli appalti, nell’ottenimento di licenze edilizie, nella realizzazione di operazioni finanziarie,, ma anche nel superamento di esami universitari, nell’esercizio della professione medica, nel mondo del calcio. I dati forniti dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza riguardanti le denunce su base nazionale e regionale nel 2006 rispetto al 2005, indicherebbero una diminuzione dei reati contro la pubblica amministrazione( abuso di ufficio,peculato, vari tipi di corruzione, concussione) con aumento del solo reato di corruzione in atti giudiziari, che da solo dovrebbe fare accapponare la pelle e delle truffe ai danni dell’Unione Europea e dello Stato aumentate in maniera esponenziale, soprattutto in regioni come l’Umbria, il Trentino, il Piemonte e il Veneto che storicamente sembravano meno compromesse, a dimostrazione che il paese diventa sempre più uguale e che il crimine non ha confini. Anche le condanne, nel decennio 1996-2006 sono diminuite. Dopo la ricaduta positiva di Mani Pulite, col passare degli anni, l’impunità l’ha fatta da padrona e le condanne con sentenze passate in giudicato sono diminuite del 96% per l’abuso d’ufficio, di fatto eliminato dal Parlamento nel 1996, e del 65% per il peculato. Per gli altri reati le percentuali sono intermedie. In Calabria negli anni 2005-06 non ci sono state condanne per concussione; in Campania nel decennio si passa da 50 condanne a 2; lo stesso andamento si verifica in Puglia, Liguria, Veneto, Marche, Abruzzo. In Lombardia e in Piemonte le cose vanno anche peggio: da 124 sentenze di condanna nel 1996 si passa a 5 in Lombarda e da 125 a 2 in Piemonte. Significa che il paese è diventato più virtuoso? Neanche per sogno. Tutti gli indici( Corrupt Perception Index; Bribe Payer Index; Global Corruption Barometer) e i metodi di ricerca di Trasparency International ci danno al 41 posto, tra i paesi più corrotti e il più corrotto dell’Europa occidentale. In realtà, come hanno sottolineato alcuni presidenti di Corte di Appello all’inaugurazione dell’anno giudiziario e il Procuratore generale della Corte dei Conti, non sono diminuiti i reati, ma le denunce e le testimonianze per disinteresse totale verso reati che l’ONU e gli altri organismi internazionali considerano micidiali per l’economia e la democrazia, e con i quali nel nostro paese si convive tranquillamente. La conferma viene dalle denunce che il nucleo speciale della Guardia di Finanza che ha lavorato con il Commissario anticorruzione ha collezionato: dal 1 gennaio 2006 al 20 Novembre 2007 sono stati denunciati 6752 dipendenti della pubblica amministrazione, di cui 3219 nella sanità. La sanità è uno dei settori più corrotti ed è ripugnante perché si ruba sulla pelle dei malati. È di questi giorni la notizia dell’arresto di Ottaviano Del Turco. Mi auguro che possa dimostrare la sua innocenza perché Del Turco è stato vice segretario generale della CGIL e Presidente della Commissione Antimafia. Riassumendo: il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio. La risposta è stata rapida ed efficace: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali. tratto da: l'Unita' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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