Informazione
Mandanti occulti
Immunodelinquenza acquisita | Immunodelinquenza acquisita |
|
|
|
di Marco Travaglio-17 luglio 2008
Mentre Robin Tremood paventa «un nuovo 1929», Al
Tappone teme un nuovo 1992. Gli son bastate tre paroline - socialista, tangenti,
manette - per ripiombarlo nel più cupo sconforto. Tant’è che ha ricominciato a
delirare di «riforma della giustizia», cioè del ritorno all’immunità
parlamentare.
Intanto l’apposito Angelino Jolie gli ha regalato il
patteggiamento gratis, con una norma del pacchetto sicurezza che consente agli
imputati di patteggiare anche durante il dibattimento,anche un minuto prima
della sentenza. Così lo Stato non ci guadagna nulla, anzi perde tempo e denaro a
fare i processi, e alla fine il delinquente incassa lo sconto di un terzo della
pena e cumularlo col bonus di 3 anni dell’indulto, se ha avuto l’accortezza di
delinquere prima del maggio 2006. Come per esempio, se sarà ritenuto colpevole,
il fido avvocato Mills. Se fosse italiano, sarebbe già deputato. Essendo
inglese, deve accontentarsi del patteggiamento omaggio: potrà comodamente
concordare una pena simbolica, evitare il carcere e soprattutto una sentenza
motivata che spieghi chi gli ha dato i soldi (quello che lui, nella famosa
lettera, chiama «Mr.B.», e s’è appena messo al sicuro col lodo Alfano). Questo
indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre
all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche
buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì. È il caso del sagace
Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a
rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due
apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico «visitare i
carcerati», ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. Mai che gli
scappi, per dire, una visitina a un tossico. Del Turco è in isolamento per tre
giorni, dunque non può ricevere parenti né avvocati. Ma, pover’uomo, gli tocca
sorbirsi Mantini e poi Pera. I quali, per aggirare l’isolamento, si sono
inventati su due piedi un’«ispezione al carcere di Sulmona»: irrefrenabile
esigenza nata, guardacaso, proprio con l’arresto del governatore. «La presenza
del presidente Del Turco ha spiegato Mantini, restando serio è stata un
motivo in più per procedere all’ ispezione di un carcere che tengo
particolarmente monitorato». Ma certo, come no. En passant, dopo aver
ragguagliato la Nazione sulla colazione del governatore, l’onorevole margherito
domanda «se vi siano concreti pericoli di fuga, inquinamento delle prove e
reiterazione del reato». Ottima domanda, se non fosse che non spetta ai deputati
rispondere, ma al gip (che ha già risposto di sì), poi al Riesame e alla
Cassazione. Altri, come Il Giornale e l’acuto Capezzone, inorridiscono
perché Del Turco «è trattato come un boss mafioso». Ma la legge prevede
l’isolamento non solo per i boss, bensì per chiunque possa, comunicando con
l’esterno, influenzare i testimoni (e Del Turco aveva già tentato di inquinare
le prove contattando addirittura il Procuratore generale d’Abruzzo). Con buona
pace di Bobo Craxi, per il quale «la custodia cautelare e l’isolamento sono
misure erogate ai criminali, non agli eletti dal popolo». Ma l’una cosa non
esclude l’altra, come dovrebbe sapere. Quello con le mèches del Giornale
racconta che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodiché furono
«tutti assolti con formula piena». Storie: ci volle la depenalizzazione
dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il
presidente Rocco Salini fu condannato in Cassazione per falso (s’erano
dimenticati di depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI,
prima di andare ad arricchire la collezione di Mastella. Pure Al Tappone
millanta un’assoluzione mai avvenuta: la sua a Tempio Pausania dall’accusa di
abusivismo edilizio a villa La Certosa. Forse non sa che in quel processo non
era imputato lui, ma il suo amministratore Giuseppe Spinelli; e che il processo
è finito nel nulla non perché si fondasse su un «teorema», ma grazie a vari
condoni, almeno uno varato dal suo governo. Resta da capire perché, con tutti i
processi che ha, ne inventi di inesistenti. Forse sono i suoi avvocati che
abbondano un po’ sul numero, e sulle parcelle: «Eh, Cavaliere, ci sarebbe poi
quel processo a Vipiteno per furto di bestiame, una storia bruttina, ma pagando
il giusto sistemiamo tutto noi…». O forse i processi se li aggiunge lui, per
fare bella figura.
Ora d'Aria
L'UNITA'
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
|
| Leggi tutto... |
|
Gioco criminale |
|
Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |