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La legge è uguale per gli altri PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 16 luglio 2008
Ogni giorno, in Italia, vengono arrestate centinaia di persone. Perlopiù stranieri o tossicodipendenti. Accusati di piccoli furti, truffe, scippi, spacci di droga. Tutti «presunti non colpevoli», secondo la nostra Costituzione. Eppure finiscono in carcere lo stesso in custodia cautelare perché lo prevede la legge, onde evitare che fuggano, inquinino le prove, ripetano il reato.

 Poi, dopo qualche anno ­ una decina, almeno ­ sapremo se erano colpevoli e innocenti. Molti verranno assolti, o perché non c’entravano nulla, o perché alla fine le prove raccolte dall’accusa non sono giudicate sufficienti. Altri li salverà la prescrizione, gra- zie ai tempi biblici della giustizia italiana che, unica al mondo, prevede cinque fasi e tre gradi di giudizio. Altri ancora saranno condannati. È sempre accaduto così, da che mondo è mondo. Accade però ogni tanto, in Italia più spesso che altrove, che venga arrestato un politico accusato di rubare. Di solito la refurtiva che gli viene addebitata è mille volte superiore a quella media di un ladruncolo, uno scippatore, un rapinatore, uno spacciatore, un truffatore. Eppure il politico riceve subito la solidarietà degli alleati e, ultimamente, anche degli avversari. Ma soprattutto quella del presidente del Consiglio che, non sapendo nulla dell’inchiesta, un minuto dopo aver appreso la notizia fa sapere da Parigi che è tutto «un teorema» (nel suo linguaggio, un errore giudiziario) e bisogna impedire che cose del genere si ripetano con una supersonica riforma della giustizia. Poi escono i giornali, ed è il momento più spettacolare: a parte rare eccezioni, essi riportano in prima pagina un commento scritto da un tizio, di solito un intellettuale o presunto tale, che non sa nulla, anzi non deve sapere nulla dei fatti che sta commentando (i lettori li troveranno a pagina 2). Altrime- nti non potrebbe mai scrivere le scempiaggini che scrive. Ieri, per esempio, a proposito dell’arresto del governatore abruzzese Ottaviano Del Turco, il Corriere pubblicava un editoriale di Angelo Panebianco, dal titolo stupefacente «Giudici, la svolta che serve al Pd», dall’occhiello ancor più marziano «Il rapporto con i pm», e dal contenuto, se possibile, ancor più demenziale. Nemmeno una parola sui fatti, cioè sulle mazzette fascettate che ­ secondo l’accusa, corroborata da fotografie e filmati - un imprenditore soleva consegnare nella casa del governatore. I fatti sono a pagina 2, rigorosamente separati dalle opinioni che stanno a pagina 1 per non esserne disturbate. Panebianco non parla della corruzione. Parla dei giudici, dei pm, del Pd e naturalmente dell’«incresciosa manifestazione di piazza Navona». E domanda: «A parte l’esigenza di ottenere il massimo impatto mediatico, c’è stata anche qualche altra ragione dietro la decisione di arrestare la massima autorità politico-amministrativa della Regione?». Se avesse voltato pagina, avrebbe scoperto che dietro l’arresto ci sono le confessioni, ampiamente riscontrate, dell’imprenditore che consegnò almeno sei-sette volte mazzette per un totale di 5,8 milioni di euro al governatore e al suo braccio destro; e un Codice penale, sventuratamente ancora in vigore, che prevede la custodia cautelare per chi è accusato di rubare galline e, a maggior ragione, di rubare 5,8 milioni alla sanità pubblica. Ma questi sono fatti, e il professor Panebianco, solitario a pagina 1, non se ne occupa. Che cos’è un arresto per mazzette senza le mazzette? Un abuso, frutto malato dell’eterno «problema dei rapporti fra giustizia e politica», ultima «invasione di campo» dei pm dotati di un «potere discrezionale eccessivo» (qui l’arresto l’ha disposto un gip, ma anche questo è un fatto e Panebianco, schifato, vuol restarne fuori: tant’è che, come antidoto, suggerisce «la separazione della carriere», come se i gip, una volta separati dai pm, respingessero automaticamente le richieste di arresto per i politici accusati di rubare). Manca solo un luogo comune: quello del «tintinnio di manette», che troviamo però sul Giornale, nell’editoriale della voce bianca che lo dirige: «Non ci piace il tintinnare di manette». Infatti Il Giornale è per la schedatura dei bimbi rom e per l’aggravante razziale istituita dal governo per lo straniero irregolare che delinque. Anziché menarla con i sacri princìpi del garantismo, che non c’entrano nulla, questi razzisti della penna farebbero prima a pubblicare l’elenco delle persone ­ familiari, amici, politici e vip - che non devono più essere processate. Così facciamo prima e morta lì. 

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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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