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Antimafia Duemila

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Sotto scorta Massimo Ciancimino? PDF Stampa E-mail

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di Silvia Cordella - 15 luglio 2008
Palermo. La Procura di Palermo sta vagliando la possibilità di sottoporre a tutela con una scorta Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia che in questi mesi sta deponendo come teste a Palermo e Caltanissetta nell’ambito di due processi relativi alla cosiddetta “trattativa” intercorsa nel 1992 tra alcuni uomini del Ros e Cosa Nostra.


La necessità di proteggere il testimone eccellente arriva dopo un episodio accaduto il 27 giugno scorso, quando Ciancimino (condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi per riciclaggio ed estorsione), sbarcato con un aereo della Meridiana all’aeroporto di Palermo, aveva fatto rientro a casa con i suoi familiari, che erano lì ad attenderlo. Durante il tragitto aveva notato due uomini su una moto che non lo avevano mai perso di vista alternandosi con altri due personaggi su uno scooter. Il figlio di “don Vito” però quella moto azzurra l’aveva già notata sotto casa almeno un’altra volta. Così, lasciati moglie e figlio, aveva deciso di proseguire il tragitto da solo.
La paura che potesse trattarsi dell’ennesima minaccia aveva spinto Ciancimino a fare una denuncia che dopo i primi accertamenti aveva confermato: una delle due moto risultava rubata.
Un elemento che potrebbe essere riconducibile a un segnale lanciato dagli uomini di Cosa Nostra al “teste” per via delle dichiarazioni fatte o di quelle che ancora potrebbe fare al processo ancora aperto a Caltanissetta sulle stragi di Falcone Borsellino o su quello di Palermo relativo alla cosiddetta “Trattativa” che avrebbe portato allo Stato la consegna di Totò Riina in cambio della fine dell’offensiva stragista perpetrata tra il ’92 e il ’93 da Cosa Nostra.
La vicenda adesso è al vaglio della Procura e del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza che dovranno decidere se ritenere fondata l’esigenza di una tutela per l’incolumità della famiglia Ciancimino.
 
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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