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De Magistris condannato: non potrà più fare il pm PDF Stampa E-mail
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De Magistris condannato: non potrà più fare il pm
Pagina 2

luigi-de-magistris.jpg

di Monica Centofante - 15 luglio 2008
Non ha tenuto conto della richiesta di archiviazione depositata dai giudici di Salerno nello scorso mese di giugno (vedi sotto) e ha condannato il pm Luigi De Magistris alla pena del trasferimento di sede e funzioni.


La Suprema Corte di Cassazione, presieduta da Vincenzo Carbone, ha dato ragione al Csm: De Magistris dovrà andarsene da Catanzaro e non potrà più fare il pubblico ministero.Perché ha sbagliato, in particolare, a disporre in forma secretata l'iscrizione nel registro degli indagati per il sen. Avv. Giancarlo Pittelli insieme al Generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo.
Poco importa se il procuratore di Salerno Luigi Apicella e il sostituto Gabriella Nuzzi hanno dato, con dati alla mano (la richiesta di archiviazione è di quasi mille pagine), una versione dei fatti completamente diversa rispetto a quella fornita dalla sezione disciplinare del Csm lo scorso 18 gennaio. L'impugnazione del pubblico ministero è arrivata troppo tardi - recita la sentenza di Cassazione ufficializzata ieri ed emessa lo scorso 11 luglio -  quando “risultava decorso dalla comunicazione della sentenza (del Csm ndr) effettuata il 20 febbraio 2008 al difensore e il 28 febbraio 2008 all'incolpato, il termine di 30 giorni stabilito dall'articolo 585 primo comma, lettera b, del codice di procedura penale”.
Ora, per il trasferimento di De Magistris, che dovrebbe arrivare a settembre, manca soltanto l'assegnazione del nuovo ruolo da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha già escluso la possibilità che il magistrato possa assumere il grado di consigliere d'appello. I necessari anni di servizio li ha maturati, ma il Consiglio giudiziario di Catanzaro, all'unanimità, ha già espresso parere negativo sulla promozione.
E sono due le difficili strade che De Magistris potrebbe ora imboccare per opporsi al trasferimento: una revisione del procedimento disciplinare concluso dal Csm o un ricorso alla Corte di giustizia europea. In ogni caso, lo ha già dichiarato, lui continuerà a lavorare “anche da giudice” per “contribuire a individuare le collusioni, soprattutto interne alla magistratura, che contribuiscono, in Calabria e non solo, a consolidare le deviazioni criminali nelle istituzioni”.
In merito alla condanna e interrompendo un silenzio che durava da mesi, l'ormai ex pubblico ministero di Catanzaro ha poi aggiunto: “Sono orgoglioso e fiero di appartenere a quella magistratura che viene punita perché fa il proprio dovere. Prendo atto di questa decisione della Cassazione su una vicenda che pretendeva, per chi ha a cuore la giustizia, ben altro intervento giudiziario. Spero di poter ottenere copia del provvedimento in modo da incorniciarlo nel mio ufficio insieme alla sentenza del Csm, in modo da spiegare a tutti quelli che me lo chiederanno che esistono due magistrature: una che lavora con sacrificio ed abnegazione, che pratica l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che non piega la schiena di fronte a niente; un’altra che punisce proprio quei magistrati che individuano le deviazioni criminali all’interno delle istituzioni, magistratura compresa e che pagano un prezzo proprio per questo”.
A decidere sulla sua carriera interverrà, la prossima settimana, la IV commissione del Csm che deciderà anche sulla base delle preferenze espresse da De Magistris sulle sedi a cui vorrebbe essere destinato.
E nel frattempo, dopo Poseidone e Why Not, subirà un brusco rallentamento anche Toghe Lucane, l'ultima importante inchiesta alla quale il pm di Catanzaro stava lavorando e che si stava avviando alla conclusione. Un'inchiesta “pericolosa” perché evidenzia proprio quelle stesse deviazioni criminali all'interno delle istituzioni di cui parla il magistrato e che ha visto il coinvolgimento di molti dei soggetti che avevano sporto denunce contro di lui. E che per questo si ritrovano ora indagati dalla procura di Salerno.

Al dott. De Magistris la piena solidarietà del direttore Giorgio Bongiovanni e della redazione di ANTIMAFIADuemila.



Ma quali colpe?
di Monica Centofante - 1 luglio 2008
C'è un documento di quasi mille pagine che il procuratore di Salerno Luigi Apicella e il sostituto Gabriella Nuzzi hanno appena finito di scrivere e di depositare.

E' una richiesta di archiviazione che analizza, nel dettaglio, tutte le accuse mosse da tre anni a questa parte al pubblico ministero Luigi De Magistris. E che giunge ad una conclusione a dir poco inquietante: il magistrato di Catanzaro non solo non ha commesso nessuno dei “reati” dei quali è stato accusato, ma è addirittura rimasto vittima di un complotto ordito ai suoi danni dai vertici della sua stessa Procura, da avvocati, magistrati, politici indagati, ispettori ministeriali e membri del Csm che avevano un solo scopo: sottrargli le indagini che stava conducendo perché il suo modo di condurle, troppo ligio, dava fastidio e rischiava di compromettere troppi affari. luigi-de-magistris-web4.jpg

Quella richiesta di archiviazione di quasi mille pagine riporta tutte le fughe di notizie che hanno accompagnato ogni fase delle inchieste del magistrato: ogni iscrizione nel registro degli indagati, ogni richiesta di perquisizione, ogni interrogatorio svolto. E prova come i giornalisti che di volta in volta pubblicavano quelle informazioni riservate, compromettendo le indagini, fossero in realtà vicini “ai vertici dell'ufficio di Procura di Catanzaro o degli organi di Polizia giudiziaria delegati”. Tanto che, sottolineano Apicella e Nuzzi, è vero che “sino a quando la gestione dei dati informativi dei procedimenti è rimasta di esclusiva pertinenza del Dott. De Magistris le cosiddette fughe di notizie non si sono mai verificate”.

Quella richiesta di archiviazione di quasi mille pagine riporta anche gli stretti rapporti che intercorrevano tra l'allora procuratore capo di De Magistris, Mariano Lombardi e l'aggiunto Salvatore Murone con alcuni dei principali indagati delle sue inchieste. Tra cui il senatore avvocato Giancarlo Pittelli del Pdl, in rapporti di affari con il figlio dell'attuale moglie di Lombardi.

Quel Pittelli che era il legale di quasi tutti i principali indagati da De Magistris e che con Murone e Lombardi era solito condividere anche uscite mondane.

Quel Pittelli che non aveva digerito la sua iscrizione nel registro degli indagati dell'inchiesta Poseidone, tanto che appena appresa la notizia aveva inviato un fax dai toni aspri a tutto l'ufficio di procura di Catanzaro ottenendo, il giorno successivo, le scuse più sentite: la revoca dell'inchiesta al pm De Magistris che di non essere più titolare di Poseidone lo aveva tra l'altro saputo dall'Ansa.

De Magistris era a conoscenza di quei rapporti.

Come lo erano tutti d'altronde, poiché né Lombardi, né Murone, né Pittelli si erano mai premurati di tenerli nascosti. Tutt'altro. E per averne la conferma basterebbe sfogliare le pagine de La Gazzetta del Sud che già nel 2006 riportava un articolo a firma di Betty Calabretta con tanto di foto che ritrae i tre a cena insieme, in occasione della presentazione della candidatura al comune di Catanzaro, per la coalizione di centro-destra, di Mario Tassone.


 
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