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di Marco Travaglio - 15 luglio 2008

Siccome l’appetito vien mangiando, soprattutto in Parlamento, il Lodo Alfano è solo l’antipasto. Perché, infatti, immunizzare solo il capo del governo e non gli altri ministri? Perché solo i presidenti delle Camere e non gli altri parlamentari? Il piatto forte sta per essere servito e si chiama immunità urbi et orbi, in saecula saeculorum, per tutti i membri della Casta.

Resta da capire se varrà «solo» per i parlamentari, o anche per gli altri eletti negli enti locali. Specie dopo l’arresto del governatore d’Abruzzo Ottaviano Del Turco, socialista, con mezza giunta al seguito. E tenendo conto che sono indagati pure i governatori di Calabria, Basilicata, Campania e Lombardia, oltre agli ex di Puglia e Sicilia.
Se lo spirito dell’immunità è che la giustizia non deve disturbare il manovratore per non sottrargli serenità e tempo prezioso, non si vede perché dovrebbe valere per quello di Palazzo Chigi e non per quelli periferici. In fondo si tratta di estendere il Lodo ad appena 149.593 eletti: 78 parlamentari europei e 951 nazionali, 1.118 consiglieri regionali, 3.039 provinciali, 119.046 comunali, 12.541 circoscrizionali e 12.820 delle comunità montane. Poca roba, che sarà mai. Pare che, oltre al Pdl, si stiano attivando anche Piercaltagirando, circondato dai Cuffaro e dai Cesa, e il geniale piddino Pierluigi Mantini. Il quale era addirittura favorevole al Lodo Alfano («Ritengo ragionevole il lodo Alfano e auspico un’intesa politica alta per le riforme nell’ interesse del Paese»), tant’è che ha provveduto a «migliorarlo» con un apposito emendamento, così da rendere più difficile la bocciatura della Consulta. E ora muore dalla voglia di estenderlo erga omnes: «Mi auguro che il Pd non si accodi a Piazza Navona e si faccia carico della necessità di una più netta distinzione tra giustizia e politica». Che, a suo dire, si otterrebbe ripristinando l’autorizzazione a procedere abrogata nel ’93, quella che Claudio Rinaldi chiamava «autorizzazione a delinquere». Il trucco di Mantini, subito elogiato da Angelino Jolie, è quello di estendere ai parlamentari italiani l’«immunità europea». Al Tappone è favorevole, dovendo salvare Dell’Utri e qualche decina di onorevoli imputati: ieri ha annunciato una super «riforma della giustizia», così super da impedire addirittura il ripetersi di arresti come quello di Del Turco (finalità ottenibile soltanto consegnando alle procure la lista delle persone che non si possono arrestare né processare). In realtà, l’immunità europea non c’entra nulla. Sia perché l’Europarlamento riconosce ai suoi membri le stesse immunità previste nei paesi d’origine (fra l’altro revocabili in qualunque momento, come avvenne nel caso di Bernard Tapie, spogliato dell’euro-scudo e addirittura arrestato in Francia). Sia perché li immunizza solo per «le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni» (come già avviene anche in Italia). È vero che il nuovo Statuto approvato nel maggio 2008 aggiunge che «un’indagine o un procedimento dev’esser sospeso qualora il Parlamento lo richieda». Ma questo ­ ha spiegato il relatore, il socialista tedesco Rothley ­ riguarda esclusivamente «azioni repressive arbitrarie (fumus persecutionis) e ostacoli frapposti dal potere esecutivo». Cioè indagini condotte contro esponenti dell’opposizione da magistrati legati al governo. Cosa che in Italia non può accadere, visto che la nostra è l’unica magistratura in Europa a essere indipendente dall’esecutivo. Del resto, questo era lo spirito con cui i padri costituenti scrissero il vecchio articolo 68 della Costituzione (abrogato nel ’93 a furor di popolo per l’abuso vergognoso che se ne faceva): impedire che giudici legati al governo perseguitassero esponenti dell’ opposizione per reati politici (denunce o manifestazioni troppo accese,scioperi, picchettaggi, occupazioni delle terre, blocchi stradali…), o senza prove. L’idea che la garanzia venisse poi abusata da potenti uomini di governo per coprire ruberie e mafierie scoperte da magistrati indipendenti, non fu nemmeno presa in considerazione. Dunque l’immunità parlamentare non è mai esistita, nemmeno prima del ’93: esisteva l’autorizzazione a procedere, che poteva essere negata solo in eccezionalissimi casi di comprovato “fumus percecutionis”. Chi oggi la rivuole, sostenendo che metterebbe al riparo i parlamentari dalle indagini giudiziarie, non ha in mente il vero articolo 68. Ma la sua ultima versione riveduta e corrotta, impunitaria e incostituzionale. Prim’ancora di ripristinarla, già si pensa di abusarne.


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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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