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Antimafia Duemila

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Un silenzio che diventa tolleranza PDF Stampa E-mail

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di Gianni Barbacetto - 13 luglio 2008

Sono trentenni efficienti e dinamici, come Salvatore e Rosario Barbaro. Ma utilizzano pur sempre i metodi dei padri: l´intimidazione, la minaccia, il ricatto. Alle loro spalle, i patriarchi sono ancora in piena attività.

È attivo il padre di Salvatore e Rosario, Domenico Barbaro detto l´Australiano, che negli anni Settanta aveva cominciato la sua carriera criminale con i sequestri di persona e il traffico di droga. Sono attivi a Milano anche i siciliani di Cosa nostra, come Luigi Bonanno, uomo legato a famiglie "pesanti", quelle dei Fidanzati e dei Ciulla. Qui c´è posto per tutti, ci sono tanti soldi, tanti affari. Ora, con l´Expo, ancora di più.
La mafia invisibile mantiene ed estende i suoi insediamenti. Si ripulisce appena un po´, ammorbidisce i metodi, rinnova i business. Ma, al fondo, resta sempre se stessa. Cerca di non usare più le armi, ma le tiene sempre pronte, come i bazooka nascosti a Buccinasco. Non fa sparare i killer, ma li alleva e li allena nel caso debbano servire. Lavora nell´edilizia, entra come socio nella grande distribuzione, presidia le postazioni all´Ortomercato, trasforma il recupero crediti in estorsione, brucia i locali che non pagano il racket... Sfiora, con una richiesta di pizzo, perfino una gioielleria nella centralissima via Verdi, di fianco alla Scala.
Eppure in questo caso la politica non esibisce l´impegno mostrato contro gli scippi. I boss degli appalti lavorano in territori al confine con le pubbliche amministrazioni, sfiorano le scelte degli assessorati. Dagli amministratori, però, non vengono parole chiare, segnali precisi, azioni nette, ma comportamenti che, se non sono ancora collusioni, sono però a volte silenzi che diventano tolleranza, sguardi girati dall´altra parte. Per paura, certo, ma anche per sottovalutazione del problema, per non ammettere che la nascente "città metropolitana" sarà (anche) la capitale della ´ndrangheta, per non confessare che la Milano dell´Expo è a rischio mafia. Perché, per esempio, il nuovo sindaco di Buccinasco ha bloccato il progetto già avviato di fare di uno spazio confiscato alle cosche un luogo simbolo, un centro d´aggregazione, una pizzeria antimafia?
Investigatori, polizie e magistrati stanno facendo il loro lavoro. Eppure mancano ancora due cose. La prima: gli imprenditori lombardi facciano come i loro colleghi in Sicilia, facciano pulizia al loro interno, denuncino le collusioni, svelino le aree grigie degli incensurati che prestano la loro faccia (e le loro aziende) alle cosche. La seconda: la politica mostri più coraggio, mandi segnali netti, a Milano e nei Comuni dell´hinterland. Costituisca, se non una Commissione antimafia, almeno un Osservatorio che studi gli insediamenti criminali e realizzi il monitoraggio delle infiltrazioni mafiose. E forse è venuto il momento di costituire una Commissione (magari presieduta da una personalità di garanzia come Francesco Saverio Borrelli) che controlli gli appalti dell´Expo. 
tratto da: LA REPUBBLICA EDIZIONE MILANO
 
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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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