Dossier
Giovanni Falcone
Il fenomeno mafioso: dalla consuetudine secolare all'organizzazione manageriale | Il fenomeno mafioso: dalla consuetudine secolare all'organizzazione manageriale |
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Pagina 2 di 3 Altro punto fermo da tener ben presente è che, al di sopra dei vertici organizzativi, non esistono terzi livelli di alcun genere, che influenzino e determinino gli indirizzi di Cosa nostra. Ovviamente, può accadere ed è accaduto che, in determinati casi e a determinate condizioni, l'organizzazione mafiosa abbia stretto alleanze con organizzazioni similari ed abbia prestato ausilio ad altri per fini svariati e di certo non disinteressatamente; gli omicidi politici commessi in Sicilia, specie negli ultimi anni, sono la dimostrazione più evidente di specifiche convergenze di interessi fra la mafia ed altri centri di potere. Cosa nostra, però, nelle alleanze non accetta posizioni di subalternità; pertanto, è da escludere in radice che altri, chiunque esso sia, possa condizionarla o dirigerla dall'esterno. E, in verità, in tanti anni di indagini specifiche sulle vicende di mafia, non è emerso nessun elemento che autorizzi nemmeno il sospetto dell'esistenza di una "direzione strategica" occulta di Cosa nostra. Gli "uomini d'onore" che hanno collaborato con la giustizia, alcuni dei quali figure di primo piano dell'organizzazione, ne conoscono l'esistenza. Lo stesso dimostrato coinvolgimento di personaggi di spicco di Cosa nostra in vicende torbide ed inquietanti, come il golpe Borghese ed il falso sequestro di Michele Sindona, non costituiscono un argomento a contrario perché hanno una propria specificità ed una peculiare giustificazione in armonia con le finalità dell'organizzazione mafiosa. E se è vero che non pochi uomini politici siciliani sono stati, a tutti gli effetti, adepti di Cosa nostra, è pur vero che in seno all'organizzazione mafiosa non hanno goduto di particolare prestigio in dipendenza della loro estrazione politica. Insomma, Cosa nostra ha tale forza, compattezza ed autonomia che può dialogare e stringere accordi con chicchessia, mai però in posizioni di subalternità. Queste peculiarità strutturali hanno consentito alla mafia di conquistare un ruolo egemone nel traffico, anche internazionale, dell'eroina. Ma, per comprendere meglio le cause dell'inserimento della mafia nel lucroso giro della droga, occorre prendere le mosse dal contrabbando di tabacchi, una delle più tradizionali attività illecite della mafia. Il contrabbando è stato a lungo ritenuto una violazione di lieve entità perfino negli ambienti investigativi e giudiziari ed il contrabbandiere è stato addirittura tratteggiato dalla letteratura e dalla filmologia come un romantico avventuriero. La realtà era però ben diversa, essendo il contrabbandiere un personaggio al soldo di Cosa nostra, se non addirittura un mafioso egli stesso; ed il contrabbando si è rivelato un'attività ben più pericolosa della mera violazione di un interesse finanziario dello Stato, in quanto ha fruttato ingenti guadagni, che hanno consentito l'ingresso nel mercato degli stupefacenti della mafia, ed ha aperto e collaudato quei canali internazionali, sia per il trasporto della merce, sia per il riciclaggio del danaro, poi utilizzati per il traffico di stupefacenti. Occorre precisare, a questo proposito, che già nel contrabbando di tabacchi, si realizzano importanti novità della struttura mafiosa. E' ormai di comune conoscenza che Cosa nostra è organizzata con una struttura piramidale basata sulla "famiglia"; e ogni "uomo d'onore" soleva intrattenere rapporti di affari prevalentemente con altri membri della stessa "famiglia" e solo sporadicamente con altre "famiglie", essendo riservato ai vertici delle varie "famiglie" il coordinamento in seno agli organismi provinciali e regionali. Assunta la gestione del contrabbando di tabacchi, che comportava l'impiego di consistenti risorse umane in operazioni compiute per lo più in aree sottratte al controllo della "famiglia" interessata, sorgeva la necessità di associarsi con membri di altre "famiglie" e, perfino, anche con personaggi estranei a Cosa nostra, se non addirittura con stranieri. Si ricorderà che, negli anni d'oro del contrabbando di tabacchi (1974 - 1979), numerose navi contrabbandiere, con equipaggi soprattutto greci, hanno solcato le acque del Mediterraneo per trasportare in Italia i carichi di sigarette di pertinenza di Cosa nostra e che grossi industriali, residenti in Svizzera, si occupavano delle forniture delle sigarette. Per effetto dell'allargamento dei rapporti di affari con altri soggetti, spesso non mafiosi, sorge la necessità di creare strutture nuove di coordinamento che, pur controllate da Cosa nostra, con la stessa non si identificassero. Si formano, così, associazioni di contrabbandieri, dirette e coordinate da "uomini d'onore", che non si identificano, però, con Cosa nostra. Le associazioni sono aperte alla partecipazione finanziaria di altri "uomini d'onore" non coinvolti operativamente nel contrabbando, previo assenso e nella misura stabilita dal proprio "capo famiglia". In pratica, dunque, la antica, rigida compartecipazione degli "uomini d'onore" in "famiglie" comincia a cedere il posto a strutture più allargate e ad una diversa articolazione delle alleanze in seno all'organizzazione. Cosa nostra, però, non si limita ad esercitare il suo controllo sulle associazioni contrabbandiere mafiose, ma cerca di estendere il controllo ad organizzazioni criminali similari, specialmente nel Napoletano, per assicurare un efficace funzionamento del commercio e nel tentativo di monopolizzare il traffico illecito. Già da tempo esisteva a Napoli una "famiglia" mafiosa dipendente direttamente dalla "provincia" di Palermo; cosa che non deve stupire perché la presenza di "famiglie" mafiose o di sezioni delle stesse ("decine") fuori della Sicilia, ed anche all'estero, è un fenomeno risalente negli anni (la stessa Cosa nostra statunitense, in origine, non era altro che un insieme di "famiglie" costituenti diretta filiazione di Cosa nostra siciliana). La mafia siciliana interviene, quindi, presso la malavita napoletana con lo scopo dichiarato di sanare i contrasti interni, ma, più verosimilmente, con l'intento di fomentare le discordie per assumere la direzione dell'intero affare. Ecco perché nel corso degli anni sono stati individuati collegamenti importanti tra esponenti di spicco della malavita isolana e noti camorristi campani, difficilmente spiegabili già allora come semplici contatti fra organizzazioni criminose diverse. Ed ecco, dunque, perché il contrabbando di tabacchi costituì una spinta decisiva al coordinamento fra organizzazioni criminose, tradizionalmente operanti in territori distinti; coordinamento la cui pericolosità è intuitiva.
Nella seconda metà degli anni Settanta, pertanto, Cosa nostra, con le sue strutture organizzative, con i canali operativi e di riciclaggio già attivati per il contrabbando e con le larghe disponibilità finanziarie acquisite, aveva tutte le carte in regola per entrare, non più in modo episodico come nel passato, nel grande traffico degli stupefacenti. In più, la presenza negli Usa di un folto gruppo di siciliani collegati con Cosa nostra garantiva la distribuzione della droga in quel Paese. Non c'è da meravigliarsi, allora, se la mafia siciliana abbia potuto impadronirsi in breve tempo del traffico dell'eroina verso gli Stati Uniti d'America. Anche nella gestione di questo lucroso affare l'organizzazione ha mostrato la sua straordinaria capacità di adattamento, avendo creato, forte dell'esperienza del contrabbando, strutture agili e snelle che, per lungo tempo, hanno reso pressoché impossibili le indagini. Alcuni gruppi curavano l'approvvigionamento della morfina base dal Medio e dall'Estremo Oriente, altri erano addetti esclusivamente ai laboratori per la trasformazione della morfina base in eroina, altri, infine, si occupavano dell'esportazione dell'eroina verso gli Usa. Tutte queste strutture erano controllate e dirette da "uomini d'onore". In particolare, il funzionamento dei laboratori clandestini, almeno agli inizi, era affidato ad esperti chimici francesi, reclutati grazie ai collegamenti esistenti con il "milieu" marsigliese fin dai tempi della "French connection". L'esportazione della droga, come è stato dimostrato da indagini anche recenti, veniva curata da organizzazioni parallele, addette al reclutamento dei corrieri e collegate a livello di vertice con "uomini d'onore" preposti a tale settore del traffico. Meno significativo rispetto al traffico dell'eroina è stato inizialmente il coinvolgimento di Cosa nostra nel commercio di altre droghe, ma, per quanto riguarda hashish e cocaina, alcune strutture, soprattutto della Sicilia orientale, sono da tempo addette a questo tipo di droghe a notevoli livelli, con collegamenti con la Camorra noti da tempo. Si tratta, dunque, di strutture molto articolate e solo apparentemente complesse che, per lunghi anni, hanno funzionato egregiamente, consentendo alla mafia ingentissimi guadagni. |
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Gioco criminale |
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di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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