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di Marco Travaglio - 12 luglio 2008
Ieri La Stampa e l’altroieri il Corriere sono usciti con due editoriali dallo stesso titolo: «Il male minore». Il primo di Carlo Federico Grosso, il secondo di Vittorio Grevi. I due insigni giuristi sostengono la stessa tesi: piuttosto che sospendere per anni 100 mila processi, meglio il lodo Alfano che sospende solo quelli di Berlusconi.



Almeno si potranno celebrare tutti gli altri. La tesi è interessante, anche se non proprio inedita: già Catalano, a «Quelli della notte», teorizzava che è meglio sposare una donna bella, giovane e ricca che una donna brutta, vecchia e povera. È probabile che, pur senza cattedre né lauree, anche Catalano riuscirebbe a sostenere che è meglio sospendere 4 processi che 100 mila. Ma avrebbe qualche difficoltà a scrivere contemporaneamente che il Lodo è incostituzionale, ma il capo dello Stato fa bene a firmarlo, anche se sarebbe suo dovere di garante della Costituzione non firmarlo, però Ciampi firmò il Lodo Schifani ancor più incostituzionale dell’Alfano e allora il suo successore deve ripetere l’errore perchè non si interrompe un’emozione. La teoria del male minore è quella che negli anni ‘20 ha spalancato le porte al fascismo. Berlusconi ci campa da più di vent’anni. Crea un precedente, fa un gran casino per farlo digerire, giura che è l’ultima volta. Invece è sempre la penultima. Lo erano i decreti salva-Fininvest di Craxi nel 1984-‘85. Lo era la legge Mammi nel ‘90. Lo erano le leggi ad personas per mandare in prescrizione i suoi processi e salvare il suo monopolio abusivo sulle tv, gentilmente offerte dall’Ulivo ai tempi della Bicamerale. Lo erano le leggi ad personam firmate da lui stesso nel 2001-2006. Alla fine qualche buontempone tirò un sospiro di sollievo: «Bene, ora che ha risolto i suoi guai con la giustizia, si può finalmente parlare di politica». Peccato che lui nel frattempo avesse seguitato a delinquere, procurandosi nuovi processi, oltre a dover salvare Previti per evitare che ritrovasse la memoria: l’Unione gli regalò pure l’indulto Mastella di 3 anni, liberando 40 mila delinquenti per salvarne uno. Così poi il governo crollò grazie a Mastella e l’Unione perse le elezioni, mentre chi l’aveva imposto così ampio riuscì a stravincerle all’insegna della «sicurezza» e della «tolleranza zero». Questo grottesco «dialogo» dove parla solo lui, questo ridicolo «pari e patta» dove vince solo lui, questo stravagante «do ut des» dove si vede solo il do e mai il des è proseguito anche durante e dopo la campagna elettorale. Lui aveva il solito problema: sistemare 4 processi e una tv abusiva. E ha cominciato a scassare tutto, come gli insegnò l’«eroe» Vittorio Mangano quand’era a servizio in casa sua ad Arcore. Ogni tanto voleva l’aumento o era un po’ giù di morale, allora andava nell’altra villa, quella di via Rovani a Milano, e la sventrava con una bomba. «Un altro scriverebbe una raccomandata», disse Al Tappone a Dell’Utri in una celebre telefonata nel 1986, «lui ha messo la bomba». E Marcello, sempre spiritoso: «Per forza, non sa scrivere!». Angelino Alfano, invece, sa scrivere. Soprattutto le leggi che gli dettano il padrone e l’avvocato Ghedini. Si sequestra la Giustizia bloccando 100 mila processi, vietando di intercettare i delinquenti, tagliando i fondi alla Giustizia e alle forze dell’ordine e gli stipendi ai magistrati. Poi arriva Angelino Jolie a chiedere il riscatto: se passa subito il Lodo Mangano subito, si modifica il blocca-processi. Chissenefrega degli altri 100 mila processi, se saltano subito i 4 di Al Tappone. Ha vinto lui, per l’ennesima volta. Ha vinto il racket, anche se il coro dei servi urlacchia «abbiamo vinto noi, ora riparte il dialogo, il vero problema sono Grillo e Sabina Guzzanti». Poco importa se, fino a mezz’ora prima, queste facce di tolla avevano giurato il blocca-processi era cosa buona e giusta, ed era fatto per noi, non certo per Lui. Al Tappone aveva scritto al suo riporto personale, Schifani,che il blocca-processi era talmente urgente decisivo per le sorti della Nazione da non ammettere discussioni, e pazienza se casualmente «sarebbe applicabile a uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica». Ora che il blocca-processi sparisce, è ufficiale che il premier ha mentito al Senato e al suo indegno presidente per ottenere quel che voleva. «Il male minore ­ diceva Sylos Labini - non esiste: è sempre il preannuncio di un male peggiore». Appuntamento al prossimo male minore.


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    Gioco criminale

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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