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Marco Travaglio
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di Marco Travaglio - 12 luglio 2008
Almeno si potranno celebrare tutti gli altri. La
tesi è interessante, anche se non proprio inedita: già Catalano, a
«Quelli della notte», teorizzava che è meglio sposare una donna bella,
giovane e ricca che una donna brutta, vecchia e povera. È probabile
che, pur senza cattedre né lauree, anche Catalano riuscirebbe a
sostenere che è meglio sospendere 4 processi che 100 mila. Ma avrebbe
qualche difficoltà a scrivere contemporaneamente che il Lodo è
incostituzionale, ma il capo dello Stato fa bene a firmarlo, anche se
sarebbe suo dovere di garante della Costituzione non firmarlo, però
Ciampi firmò il Lodo Schifani ancor più incostituzionale dell’Alfano e
allora il suo successore deve ripetere l’errore perchè non si
interrompe un’emozione. La teoria del male minore è quella che negli
anni ‘20 ha spalancato le porte al fascismo. Berlusconi ci campa da più
di vent’anni. Crea un precedente, fa un gran casino per farlo digerire,
giura che è l’ultima volta. Invece è sempre la penultima. Lo erano i
decreti salva-Fininvest di Craxi nel 1984-‘85. Lo era la legge Mammi
nel ‘90. Lo erano le leggi ad personas per mandare in prescrizione i
suoi processi e salvare il suo monopolio abusivo sulle tv, gentilmente
offerte dall’Ulivo ai tempi della Bicamerale. Lo erano le leggi ad
personam firmate da lui stesso nel 2001-2006. Alla fine qualche
buontempone tirò un sospiro di sollievo: «Bene, ora che ha risolto i
suoi guai con la giustizia, si può finalmente parlare di politica».
Peccato che lui nel frattempo avesse seguitato a delinquere,
procurandosi nuovi processi, oltre a dover salvare Previti per evitare
che ritrovasse la memoria: l’Unione gli regalò pure l’indulto Mastella
di 3 anni, liberando 40 mila delinquenti per salvarne uno. Così poi il
governo crollò grazie a Mastella e l’Unione perse le elezioni, mentre
chi l’aveva imposto così ampio riuscì a stravincerle all’insegna della
«sicurezza» e della «tolleranza zero». Questo grottesco «dialogo» dove
parla solo lui, questo ridicolo «pari e patta» dove vince solo lui,
questo stravagante «do ut des» dove si vede solo il do e mai il des è
proseguito anche durante e dopo la campagna elettorale. Lui aveva il
solito problema: sistemare 4 processi e una tv abusiva. E ha cominciato
a scassare tutto, come gli insegnò l’«eroe» Vittorio Mangano quand’era
a servizio in casa sua ad Arcore. Ogni tanto voleva l’aumento o era un
po’ giù di morale, allora andava nell’altra villa, quella di via Rovani
a Milano, e la sventrava con una bomba. «Un altro scriverebbe una
raccomandata», disse Al Tappone a Dell’Utri in una celebre telefonata
nel 1986, «lui ha messo la bomba». E Marcello, sempre spiritoso: «Per
forza, non sa scrivere!». Angelino Alfano, invece, sa scrivere.
Soprattutto le leggi che gli dettano il padrone e l’avvocato Ghedini.
Si sequestra la Giustizia bloccando 100 mila processi, vietando di
intercettare i delinquenti, tagliando i fondi alla Giustizia e alle
forze dell’ordine e gli stipendi ai magistrati. Poi arriva Angelino
Jolie a chiedere il riscatto: se passa subito il Lodo Mangano subito,
si modifica il blocca-processi. Chissenefrega degli altri 100 mila
processi, se saltano subito i 4 di Al Tappone. Ha vinto lui, per
l’ennesima volta. Ha vinto il racket, anche se il coro dei servi
urlacchia «abbiamo vinto noi, ora riparte il dialogo, il vero problema
sono Grillo e Sabina Guzzanti». Poco importa se, fino a mezz’ora prima,
queste facce di tolla avevano giurato il blocca-processi era cosa buona
e giusta, ed era fatto per noi, non certo per Lui. Al Tappone aveva
scritto al suo riporto personale, Schifani,che il blocca-processi era
talmente urgente decisivo per le sorti della Nazione da non ammettere
discussioni, e pazienza se casualmente «sarebbe applicabile a uno fra i
molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno
intentato contro di me per fini di lotta politica». Ora che il
blocca-processi sparisce, è ufficiale che il premier ha mentito al
Senato e al suo indegno presidente per ottenere quel che voleva. «Il
male minore diceva Sylos Labini - non esiste: è sempre il preannuncio
di un male peggiore». Appuntamento al prossimo male minore.
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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